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lunedì 6 maggio 2013

Festa di sapori e tradizioni, torna dopo quindici anni la sagra della ricotta


Antonella Alibrando & Katia Trifirò – 

Tutelare e valorizzare i prodotti tipici, le razze autoctone e il territorio, puntando ad incrementare la redditività del settore agricolo-pastorizio e a creare una rete di alta qualità tra produttori e consumatori. Si è svolta all’insegna di questi obiettivi la “Sagra della ricotta e del maiorchino”, organizzata dall’associazione scientifico-culturale “La Giara” con l’adesione delle aziende riunite nel “Consorzio Valle del Mela”. Una grande festa popolare che, quindici anni dopo l'ultima edizione, ha coinvolto i visitatori alla scoperta dei sapori della tradizione, nello scenario della ristrutturata Piazza Milite Ignoto. Ad accompagnare le fasi di lavorazione della ricotta e la degustazione del maiorchino, il formaggio luciese che prevede una stagionatura di oltre  24 mesi, esposizioni artigianali, performance artistiche, i balli folk del gruppo “Il Girasole”, la musica dei “Coppola Nera” e una sfilata di moto e auto d'epoca. 

In tempi di globalizzazione e di fast food, spiegano gli organizzatori, puntare sulla qualità delle produzioni tipiche significa incentivare il ruolo dell’agricoltura e della pastorizia, come risorsa per rilanciare l’economia locale. In quest’ottica è stata annunciata la creazione di una cooperativa agricola che vedrà la luce grazie al progetto di un gruppo di giovani decisi ad investire sulle specificità produttive del territorio e, quindi, in una nicchia di mercato che preferisce i sapori cosiddetti “a km 0” piuttosto che quelli edulcorati delle grandi catene da supermercato.

Di tutto questo si è parlato nel corso di una conferenza, organizzata nell’ambito della sagra, alla quale hanno preso parte, tra gli altri, il dott. Gino Savoia, presidente provinciale della Confederazione Italiana Agricoltori, il prof. Alessandro Zumbo, veterinario dell’ateneo messinese e l’ingegnere capo del Genio Civile di Messina Gaetano Sciacca. L’incontro ha fornito l’occasione per riportare alla ribalta l’idea di un “Parco dei Peloritani”, nel quale, come ha affermato Savoia, proprio il centro luciese potrebbe costituire uno dei punti strategici, grazie alla ricchezza enogastronomica, paesaggistica, storico-artistica che offre.
 
Il binomio tra sapori tipici, produzioni locali e patrimonio culturale è stato al centro dell’intervento di Giuseppe Bella, presidente dell’associazione “La Giara”, che è già a lavoro per i prossimi eventi. Tra questi, la rassegna del cavallo indigeno siciliano, atteso appuntamento annuale che tornerà a settembre, e un premio alla memoria di Grazia Rappazzo nell’ambito del festival del folklore estivo.


La conferenza, dedicata al ruolo dell'associazionismo per il rilancio economico-culturale di Santa Lucia del Mela, ha fatto riflettere sulla forza del volontariato e dell’associazionismo che negli ultimi anni si è sviluppato in maniera sorprendente nella comunità luciese. È infatti grazie alle associazioni se nel nostro paese c’è un susseguirsi di eventi o comunque di iniziative che oltre a farci riscoprire il piacere dello stare insieme e lavorare uno a fianco all’altro ci permettono di far conoscere S. Lucia e le sue tradizioni. Cultura, infatti, non significa soltanto opere d’arte, ma cultura è anche l’immenso patrimonio immateriale costituito da lavorazioni artigianali e da tradizioni che da secoli si ripetono nella nostra terra.

Nel corso della conferenza, inoltre, è stata presentata al pubblico e ai giornalisti ospiti la rivista “Mankarru”, il primo periodico culturale del territorio di Santa Lucia del Mela, nato con l’obiettivo di costruire una sorta di archivio di documenti storici e memorie orali.


«Il bilancio positivo dell’evento conferma che investire sul territorio significa puntare sulla riscoperta di quello che abbiamo, che ci differenzia nell’offerta turistica e fornisce possibilità di crescita per il futuro», ha detto il sindaco, Nino Campo, concludendo i lavori del pomeriggio. «Occorre promuovere le potenzialità di un circuito economico che riflette profondamente la cultura del territorio».