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domenica 25 ottobre 2015

Colpo in appartamento, arrestato il ladro grazie alla testimonianza della vittima

La restituzione della refurtiva alla vittima del colpo

Furto in appartamento, arrestato il colpevole e recuperata la refurtiva grazie alla denuncia della vittima. Si conclude con un lieto fine l'ennesimo atto criminoso ai danni degli abitanti del centro storico, esasperati dalla lunga catena di furti che si susseguono ormai con una frequenza allarmante, al punto da generare una vera e propria emergenza sociale. 
Protagonista del colpo, un noto pregiudicato della zona, Agatino Fabrizio Zanotti, arrestato venerdì sera dai carabinieri della locale stazione al comando del maresciallo Silvestro per il reato di furto aggravato. Tutto è cominciato dalla denuncia di una anziana ma molto vigile signora, che, dopo essersi allontanata da casa per un'ora appena, ha scoperto al suo rientro che qualcuno si era introdotto furtivamente nella propria abitazione, mettendola a soqquadro e sottraendo diversi monili preziosi.
Grazie all'accurata testimonianza fornita dalla vittima, che prima di uscire aveva notato un'autovettura insolita parcheggiata proprio in prossimità del proprio appartamento, i carabinieri di Santa Lucia del Mela sono riusciti a risalire al malvivente, ben conosciuto dai militari della Stazione e già sottoposto ad avviso orale, con precedenti specifici proprio per furto. Subito sono state diramate le ricerche in tutto il comprensorio e tutte le pattuglie in servizio di pattuglia dei carabinieri della compagnia di Barcellona Pozzo di Gotto sono state dirottate nei vari punti di passaggio che permettono l’ingresso al paese di Santa Lucia del Mela. Dopo poco, sono stati proprio il comandante della stazione luciese e un suo appuntato a intercettare e fermare la macchina sospetta, quella di Zanotti, che, vedendo i carabinieri venirgli incontro, ha tentato una manovra azzardata per seminarli, ma è stato subito fermato e sottoposto a controllo. 
A seguito di perquisizione personale e veicolare, Zanotti è stato trovato in possesso di un'ingente somma di denaro, di monili in oro e di bigiotteria. 
La soddisfazione più grande per i militari c'è stata al rientro in Stazione, quando la signora derubata ha subito riconosciuto i gioielli recuperati dai carabinieri e appartenenti alla sua famiglia da generazioni. La refurtiva è stata interamente restituita alla vittima e il denaro è stato posto in sequestro per accertare se provenga della vendita di altri monili illecitamente detenuti dal Zanotti. Quest'ultimo è stato dichiarato in arresto per furto aggravato in abitazione e tradotto presso la propria abitazione in regime degli arresti domiciliari, in attesa dell'udienza di convalida dell'arresto davanti al G.I.P., così come disposto dal Dott. Federica Paiola, Sostituto Procuratore della Procura della Repubblica di Barcellona Pozzo di Gotto.

giovedì 20 gennaio 2011

Sequestrata cava in contrada Previte

Una cava di calcare sequestrata e due imprenditori denunciati. È questo il bilancio di un controllo eseguito ieri mattina dai carabinieri della locale stazione con il personale dell’A.R.P.A di Messina, che ha portato al sequestro della cava, situata in contrada Previte, e alla denuncia dei proprietari, di 46 e 76 anni, le cui generalità non sono state rese note. Durante il blitz alla cava, estesa per circa 10.000 metri quadrati nel territorio luciese, i militari hanno scoperto nel sottosuolo dell’area rifiuti speciali non pericolosi, consistenti nei resti di processi di lavorazione industriale, contenenti percentuali di ossido di ferro superiori all’80%. Immediatamente informata la Procura della Repubblica di Barcellona, che ha emesso il provvedimento di sequestro.

lunedì 5 luglio 2010

Abuso d'ufficio: indagati sindaco e assessori

La notizia è stata divulgata qualche giorno fa e si riferisce al presunto abuso d'ufficio di cui sarebbe stato vittima l'ing. Franco Spadaro: un avviso di garanzia per abuso d'ufficio è stato notificato al sindaco Nino Campo, al vicesindaco Santo Vaccarino, all'assessore Santo Pandolfo, agli ex assessori Salvatore Grillo e Paolo Calderone. Il medesimo provvedimento è stato preso nei confronti dell'architetto Anna Carulli, accusata di aver istigato il sindaco alla propria nomina a capo dell'ufficio tecnico comunale.
Il reato contestato è il 323 del codice penale, secondo il quale un amministratore pubblico procura a sè o ad altri un ingisuto vantaggio patrimoniale ai danni dell'ente locale. Con una delibera di giunta è stata infatti incaricata l'arch. Carulli, il cui mandato è scaduto il 30 giugno, a ricoprire il ruolo dirigenziale che, secondo il pm, sarebbe spettato a una figura interna all'ufficio tecnico. L'abuso d'ufficio consisterebbe nella nomina di un dirigente esterno invece di fare riferimento alle risorse interne, giacchè le funzioni di capo dell'ufficio tecnico avrebbero potuto essere espletate dall'ing. Spadaro.

domenica 27 giugno 2010

Operazione "Pozzo", archiviato il capitolo Pandolfo

Santa Lucia del Mela ancora una volta alla ribalta dell'opinione pubblica e dei riflettori mediatici per atti pubblici compiuti in odor di mafia: la notizia - siamo a febbraio di un anno fa - era di portata tale che, pur non avendo seguito giornalisticamente la vicenda perchè non mi occupo di cronaca giudiziaria, ne avevo parlato su questo blog, dove si era scatenata una pletora di commenti, divisi tra innocentisti, colpevolisti e il partito del non-so-ma-forse. Il riferimento è all'indagine che aveva visti coinvolti l'ex sindaco del nostro paese Santo Pandolfo e componenti della commissione edilizia comunale nell'ambito della operazione antimafia "Pozzo", arrivata ora ad una svolta importante per la parte che coinvolge Pandolfo e gli altri funzionari implicati. La vicenda luciese, come reso noto oggi dalle pagine di cronaca tirrenica della "Gazzetta del Sud", si è conclusa con l'archiviazione, disposta per 114 persone dal gip distrettuale del tribunale di Messina Massimilano Micali, secondo le richieste dei sostituti della procura distettuale antimafia Giuseppe Verzera e Fabio D'Anna.

domenica 28 febbraio 2010

Terra! Terra!

Sembra finalmente giunta ad una prima svolta la vicenda giudiziaria della cooperativa “casa per tutti”, la sin troppo nota storia trentennale di espropri illegittimi che grava con un superdebito di oltre duemilioni e mezzo di euro sulle casse comunali. Con una deliberazione, che sarà comunicata nel corso del prossimo consiglio comunale, il commissario ad acta, il viceprefetto Maria Rosaria Laganà, ha disposto l’esecuzione ordinaria della sentenza del Tar del settembre scorso concernente il ricorso contro il comune, da parte dei proprietari espropriati, per l’esecuzione del giudicato nascente dalla sentenza emessa nel 2003 dalla Corte d’Appello di Catania. Ai creditori, secondo quanto disposto dal commissario, sarà così liquidato un acconto di 600 mila euro, in attesa che venga definito l’esatto ammontare del debito gravante sul Comune e che vengano individuate le risorse necessarie ad appianarlo.
Per far fronte alla sentenza, il comune aveva bandito a ottobre un’asta pubblica per la vendita dei beni patrimoniali, andata deserta, e destinato al pagamento del debito l’avanzo d’amministrazione del 2008. Le ulteriori risorse necessarie a far quadrare i conti saranno reperite con le somme attualmente disponibili in cassa e attraverso l’accensione di un mutuo, una volta approvato il bilancio di previsione e il consuntivo. Ma non è escluso che venga riproposta una nuova procedura per la vendita dei beni.
Sulla necessità, condivisa da più parti, che la vicenda si concluda senza approdare al dissesto finanziario, si sono espressi il capogruppo di minoranza Mario Manna e il consigliere Carmelo Bella: “Abbiamo più volte sollecitato l’intervento del prefetto affinché si eviti la dichiarazione di dissesto, che comprometterebbe tutta la comunità luciese”, ha detto Manna, “da parte della minoranza c’è la volontà di collaborare perché questa vicenda, che rimbalza da un’amministrazione ad un’altra senza essere affrontata, venga finalmente risolta, salvaguardando tutti i cittadini”.

lunedì 9 febbraio 2009

Inchiesta "Pozzo", le reazioni del sindaco Campo e del PD cittadino

"Non siamo terra di mafia". E' questo il messaggio che l'amministrazione comunale, rappresentata dal sindaco, geom. Antonino Campo, affida ad un comunicato stampa in seguito ai fatti di cronaca relativi all’“Operazione Pozzo”, che, lo ricordiamo, denuncia la pesante ipotesi di una connivenza fra politica luciese e mafia. Un capitolo particolare dell’inchiesta antimafia che ha decapitato il braccio operativo della malavita organizzata della Cosca dei Barcellonesi, con le sue articolazioni territoriali, riguarda infatti gli intrecci tra politica e mafia che vedono indagati, con l’ipotesi di concorso in associazione mafiosa, l’ex sindaco di Santa Lucia del Mela Santo Pandolfo insieme a funzionari comunali. Un caso che ha scosso il paese, provocando immediatamente la spaccatura nell'opinione pubblica tra colpevolisti e innocentisti, sul quale è arrivata la reazione del sindaco Campo, che ha espresso, anche a nome dell’amministrazione da lui rappresentata, indignazione “per i commenti riportati dagli organi di stampa che coinvolgono, su fatti ancora da provare, un amministratore di indubbia moralità, una intera amministrazione ed il relativo elettorato composto da persone oneste, delegittimando una intera comunità che non è terra di mafia né tanto meno di mafiosi”. A tal proposito, il sindaco Campo precisa che “l’indagine è in corso ed è, pertanto, arbitrario, in questo momento, fare delle affermazioni sull’ esistenza di rapporti fra mafia e politica a Santa Lucia del Mela”. “A nessuno è consentito presumere responsabilità che l’autorità giudiziaria, del cui operato l’amministrazione comunale è assolutamente rispettosa e fiduciosa, non ha ancora accertato nè provato. Come Sindaco ritengo, però, doveroso difendere la legittimità degli atti posti in essere sia dalla precedente amministrazione rappresentata dal Sindaco dott. Santo Pandolfo della quale il sottoscritto faceva parte sia dall’attuale amministrazione rappresentata dal sottoscritto”. Sugli stessi toni il documento diffuso dalla sede cittadina del Partito Democratico, del quale l’ex sindaco Pandolfo fa parte:“Non è questo il paese dei patti scellerati con la mafia – si legge nella dichiarazione firmata, tra gli altri, dai deputati regionali Panarello e Rinaldi –, all’unanimità abbiamo ricusato quanto potrebbe apparire dalle cronache e dagli accostamenti apparsi sulla stampa di questi ultimi giorni. Noi abbiamo sostenuto Pandolfo perché convinti, come lui asseriva, che il cittadino deve ottenere ciò che gli spetta come diritto e non come favore personale di chi lo amministra. Per questo e per quanto lo conosciamo ci è impossibile credere che lui abbia potuto dar corso ed accettato qualsiasi “voto di scambio” e tanto meno lo vediamo accostabile ai boss di cosa nostra”. Il documento prosegue con una dichiarazione di fiducia nei confronti della magistratura:“Primi fra tutti plaudiamo al lavoro delle forze dell’ordine e della magistratura e riteniamo che, prima del relativo verdetto, nessuno possa indicare Santa Lucia del Mela come luogo ove avvengono intrecci politico mafiosi e quant’altro”.

venerdì 6 febbraio 2009

Politica e giustizia, dibattito aperto

Dopo una prolungata assenza da questo blog, dovuta agli impegni della vita reale che mio malgrado mi hanno sottratta all'impegno virtuale con i visitatori di queste pagine - pagine che sono dei cittadini, ribadisco, in quanto io mi limito ad offrire la piattaforma per un serivizio -, sono stata colpita dall'alto numero di commenti sulle sorti del nostro paese nei giorni cruciali che ci hanno visti, notizia dopo notizia, protagonisti involontari di un'attenzione mediatica di cui avremmo volentieri fatto a meno. Non passa giorno, da sabato scorso, che non si parli della cosiddetta operazione "pozzo" e delle indagini - i fatti sono noti - che riguardano l'ex sindaco Pandolfo e altri luciesi componenti della commissione edilizia nel periodo in cui misfatti e nefandezze in odor di mafia sarebbero avvenuti. Premetto che non ho seguito la vicenda dal punto di vista giornalistico perchè non mi occupo di cronaca giudiziaria, come del resto non mi occupo di cronaca nera - e anzi approfitto di questa precisazione per ricordare che il mio lavoro di giornalista che svolgo nelle vesti di corrispondente si associa a quello di ricercatrice universitaria, che mi impegna quasi quotidianamente alla facoltà di Lettere e Filosofia di Messina, motivo per il quale non posso essere sempre fisicamente presente su questo blog; d'altronde, la vitalità del blog si rileva dall'alto numero dei commenti e dei visitatori, confermando la funzione che esso doveva avere nelle mie intenzioni quando è stato creato: stimolare il dibattito e il confronto tra le idee. Una comunità di cittadini che dialogano sui problemi e fanno proposte, osservano la realtà con occhio critico e si pongono costruttivamente in un atteggiamento positivo verso la crescita civile è il presupposto perchè si possa parlare di cittadinanza attiva e non di sudditanza informe, il presupposto per essere partecipi, con le proprie idee e il ruolo che si è scelto, alla vita di una città: quando ciò non avviene, è un'opportunità che si perde, ecco perchè mi amareggia leggere commenti pieni di insulti quando questo spazio - che è di tutti, dei cittadini - non viene utilizzato in modo proficuo. Premesso che quindi, il mio intervento in questa sede, più volte sollecitato, non può essere di carattere giornalistico perchè non sarebbe deontologico riportare fatti che non ho seguito copiandoli dai giornali giacchè non sono in possesso dei materiali originali dell'inchiesta, e perchè non voglio entrare come giornalista in merito ad una vicenda giudiziaria che è all'attenzione delle sedi competenti, intervengo come privata e libera cittadina per dire che mi sento profondamente ferita dal constatare che questa vicenda sta facendo emergere l'assoluta assenza del senso di comunità: penso infatti che non stiamo assistendo alla sconfitta di un politico, o di una classe politica, ma di un intero paese. E questo non solo perchè accusati di infiltrazioni mafiose nella politica luciese, ma anche, e soprattutto, perchè mi sembra inamissibile che qualcuno, oggi, per come stanno andando le cose, possa gioire della sorte che ci ha colpiti. Qui non si tratta di dividerci in pro-Pandolfo o contro-Pandolfo, ma di assistere con l'anima a lutto alla veglia funebre di un paese, sbattuto violentemente sotto i riflettori che ci illuminano non d'immenso ma di vergogna. Non sappiamo quale sarà il corso della giustizia in merito alla vicenda, ma sappiamo di essere additati, e di poter essere, il paese in cui la mafia controlla la politica: e vi sembra poco? Come può qualcuno gioire della mala sorte che ci tocca, come possiamo non sentirci tutti, indipendentemente dal colore politico o dal voto espresso alle elezioni, intimamente scossi e addolorati? In un momento in cui il dibattito sulla giustizia in Italia mette a confronto colpevolisti e innocentisti, giustizialisti e garantisti, il commento che mi sento di fare sulla situazione che S. Lucia del Mela, noi, cittadini, stiamo vivendo è di natura sociologica e mediologica:

- Assenza del senso di Comunità;

- Gogna mediatica.

Scavando più a fondo, mi sorprendono e mi amareggiano, ma soprattutto mi inorridiscono, mi sconvolgono e mi fanno paura le reazioni di chi in queste ore esulta. Che crediamo o no nella giustizia, le indagini faranno il loro corso, dureranno forse anni, porteranno o meno alla verità, ma resta la pesantissima eredità di questi giorni durante i quali assistiamo a notizie spesso trapelate o distorte, ai gossip, ai pettegolezzi pruriginosi e alla curiosità morbosa di chi sfoglia il giornale per scoprire chi è stavolta il mostro.