martedì 4 agosto 2020

Sulle orme del Caravaggio "Alonzo Rodriguez" Principe dei pittori messinesi un libro Andrea Italiano

(Salvatore Bella) - Lo scorso 2 agosto, alla IV edizione del "Giardino Letterario di Villa Vaccarino di Milazzo", Andrea Italiano, uno dei soci del Blog del Mela, nonché socio fondatore della Società di Storia Patria Luciese, ha presentato l'ultima sua opera "Sulle orme del Caravaggio. Alonzo Rodriquez. Principe dei pittori messinesi", edito dalla Giambra Editori.







Immerso nella Messina del seicento, città tra le più fiorenti d'Europa in quel momento, crocevia inevitabile dei traffici di tutto il Mediterraneo, si compie l'esperienza travagliata e altalenante del pittore Alonzo Rodriquez.

Esperienza dell'artista messinese, che ha lasciato tracce anche a Santa Lucia del Mela dove, presso il Palazzo vescovile, si trovano custoditi due frammenti di un'opera appartenuta all'antica Chiesa della Candelora, per poi essere spostata in seguito presso il Museo diocesano presente all’interno: la Purificazione (1620).








Di un primo frammento, raffigurante una figura femminile, Andrea scrive: 

“Dal viso muliebre superstite, fasciato con un bianco fazzoletto dai profondi solchi chiaroscurali, intenso per potenza e per scavo emozionale ed esistenziale, non possiamo se non prendere atto dell'aggiornamento su nuovi stilemi del post-Caravaggio, a cui resta legato però nell'iniziale intento realistico. Il brano citato mostra indiscutibili affinità con il volto della donna accovacciata in primo piano nella "Strage degli innocenti" [altra opera del Rodriquez, rappresentata sulla stessa copertina del libro] del Museo di Messina e ciò avvicina anche cronologicamente le due tele rodriguessiane”.





Del secondo, raffigurante invece un ragazzo con una cesta in mano:


“Della "Purificazione", che il Susinno ricodava come "una grande tela" sopravvive anche il brandello in cui è raffigurato un ragazzetto con in mano una cesta, dentro la quale ci sono due piccole colombe.”










Di un’altra tela, attribuita al Rodriquez, si ha notizia qui a Santa Lucia. È la tela dei “Santi Pietro e Paolo” custodita presso la Basilica Cattedrale. Chi la osserva, a primo impatto, nota subito la scurezza di un’opera che da tempo patisce gli effetti del disinteresse delle istituzioni verso i beni culturali. Un restauro si rende necessario, anche per poter definire una volta per tutte la paternità o meno del Rodriquez. 


Andrea Italiano la descrive come:


“…un quadro notevole, intuendo la forza e la concentrazione dei personaggi che fissano direttamente lo spettatore, dominando solitari lo spazio e avanzando rispetto a uno sfondo completamente buio. Vestono lunghe tuniche con sopra pesanti mantelli che tengono con la severità degli antichi senatori romani. Nelle mani sorreggono i vari attributi iconografici: Paolo una spada da stocco dal manico finemente decorato e la cui lama appuntita scintilla realisticamente sotto la luce, e Pietro le classiche chiavi delle porte del Paradiso.”



Il giudizio finale pronunciato dall’autore sull’artista messinese riassume l’essenza stessa di un personaggio travagliato, misterioso e ancora tutto da scoprire: 


".. già dal primo approccio ho considerato il più importante dei caravaggeschi siciliani e uno dei più interessanti del panorama meridionale del primo Seicento; per quanto anche lui abbia patito una sorta di oblio che colpisce gli artisti messinesi, dei quali, tranne il caso incontestabile di Antonello, pochi sono disposti a riconoscerne la valenza".


lunedì 29 giugno 2020

Il culto dei Santi Pietro e Paolo

(Andrea Italiano) - Il culto dei Santi Pietro e Paolo è venerato a Santa Lucia del Mela in ben due tele, entrambe primo-seicentesche, conservate rispettivamente nel Duomo-ConCattedrale e nella chiesetta padronale di Pancaldo, un tempo appartenente alla famiglia Crisafi.

Ci soffermeremo soprattutto su quest’ultima opera, che versa in uno stato di conservazione pietoso e ciò per attenzionare un bene artistico che merita un urgente restauro. La tela, una pala d’altare di grandi dimensioni, è divisa in due registri orizzontali. In quello basso presenta le figure di tre Santi, San Giovanni a destra (San Giovanni è il patrono titolare della chiesa e del borgo di Pancaldo) e sulla sinistra il duo dei Santi Pietro e Paolo, come intenti in un dialogo tra loro. Le figure dei Santi si stagliano prepotentemente (e gagliardamente direi) contro uno sfondo scuro, che sembra essere un alto muro di cinta. I Santi sono identificati dai consueti elementi iconografici: l’Agnello per San Giovanni (che è il Santo più giovane, con mezzo petto nudo e vestito in tunica di pelle, secondo la tradizione), lo spadone per San Paolo e il Vangelo aperto e le Chiavi per San Pietro. In alto, invece, ma in verità questo brano sembra essere stato sovra immesso successivamente tanto appare slegato e sproporzionato rispetto a tutto il resto, vediamo la Madonna con sulle ginocchia il piccolo Bambin Gesù.

La tela, non studiata e quasi sconosciuta alla letteratura artistica, è di grande interesse perché presenta i tipici caratteri della pittura post-caravaggesca degli anni Venti-Trenta del Seicento. I Santi, infatti, sono raffigurati con grande dovizia realistica e sebbene non manchino gli elementi di durezza disegnativa (soprattutto nella figura di San Giovanni), si connota generalmente per una buona resa tecnica, improntata alla verosimiglianza e al mimetismo. Il linguaggio artistico del quadro (realismo misto a monumentalismo, il panneggio ritmato e colonnare, la posa stentorea) ci indirizza verso la maniera di un pittore come Alonzo Rodriguez (attivo a Santa Lucia del Mela nel 1620, quando dipinse la grande tela della Purificazione della quale rimangono oggi due brandelli nel Palazzo Vescovile) anche se gli stessi argomenti (e il volto di San Pietro in particolare) ci suggeriscono i modi del primo Barbalonga messinese, laddove mischiava il suo classicismo romano alla moda imperante del caravaggismo dello stesso Rodriguez. Un provvido restauro, e un auspicabile studio archivistico, potrebbero dirci molte più cose di un quadro che andrebbe a collocarsi tra i più notevoli dell’intero patrimonio luciese.