
Ma andiamo per ordine: la conferenza-dibattito di sabato scorso, preparata con grandi sforzi e grandi risultati dal club doc Juventus "Scirea", era stata preceduta da molte polemiche, neanche a dirlo, sulla scia di quanto avvenuto a livello nazionale dal 2006, perchè quella estate in cui scoppia lo scandalo del calcio italiano ha diviso l'opinione pubblica e scaldato gli animi tra gli stessi tifosi, schierati in almeno in tre fazioni. Quelli che si sono disaffezionati e allontanati dalla squadra del cuore, quelli che hanno continuato a sostenere la Vecchia Signora convinti però della colpevolezza di Luciano Moggi & co., quelli che ne difendono l'assoluta innocenza, sulla scorta di sospette incongruenze processuali. E poi ci sono gli adepti delle altre squadre, certo, che non perdono occasione per darla addosso alla Juventus. E c'è la stampa ("E' la stampa, bellezza!"), che si è coalizzata contro, inventando il termine Calciopoli e parlando addirittura di "Cupola".

E questi sono i fatti: ingresso trionfale di Moggi, con Moncalvo e Cozzolino, di fronte al palazzetto gremito ed esultante e di fronte ad una corazzata di giornalisti (nella foto), armati di
telecamere, microfoni e taccuini, che per dieci minuti buoni li hanno sequestrati (assediando soprattutto Moggi). Botta e risposta blindata Moncalvo-Moggi, che non si è concesso ad altre domande (nè mie, nè di altri giornalisti, nè del pubblico), ma che si è dato per un lungo quarto d'ora ai sostenitori, tra flash e autografi a più non posso. Quindici minuti che hanno lasciato felici i tifosi, un po' meno lo staff e il presidente Merulla, al quale, per la cronaca, è stato sottratto un prezioso volume con foto e firme degli ospiti del club. Infine, fuga verso l'aeroporto, dove il duo Moncalvo-Moggi era atteso dal mezzo aereo del Direttore per far ritorno in patria. I tempi in terra siciliana dovevano essere più lunghi, ma ancora una volta il meteo, a quanto hanno detto, è stato implacabile: occorreva rientrare per non trovare l'aeroporto torinese chiuso.

E così, calmate le acque, al tavolo verde siamo rimasti in quattro, il presidente del club luciese Benedetto Merulla, l'insostituibile segretaria e fac totum Maria Manna, Cozzolino ed io. Ma anche parte del pubblico si era dileguata dietro il ciclone Moggi. Tempi ristrettissimi quindi, tutte le scalette saltate, ma forse c'era da aspettarselo. Come la quiete dopo la tempesta. Tutti contenti, alla fine, anche perchè l'impegno organizzativo è stato notevole, premiato tra l'altro da un effetto scenografico spettacolare e una barriera di sicurezza impeccabile, che ha consentito di non avere incidenti di percorso, e soprattutto perchè - chiedetelo agli organizzatori - la verità è che non è semplice avere ospite un personaggio del calibro di Luciano Moggi, discusso e controverso, sotto i riflettori, ma pur sempre direttore generale per ben 12 anni, tutti di successi, della squadra più amata del calcio italiano. I numeri danno ragione al club Scirea, che ha fatto l'en plein di pubblico in sala e copertura mediatica dell'evento. Con buona pace di chi non avrebbe scommesso nulla sulla buona riuscita della serata e di chi quella serata neppure l'avrebbe voluta.

E quando passa fuori dal palazzetto dello sport la banda musicale, Gigi Moncalvo (è lui l'ipse dixit del titolo di questo post, non fatevi strane idee, lettori abituali di questo blog!), da istrionico giornalista qual è, coglie la palla al balzo per una battuta, strappando ancora una risata e un applauso al pubblico, e chiede se non sia per caso "la banda degli onesti venuta per Moggi". Perchè quell'onestà, e questo è il messaggio ultimo del dibattito, è da provare nei tribunali, non sui giornali.