
Per uno strano e beffardo gioco delle coincidenze, il destino lo attendeva proprio in quella curva, nel buio della notte tra sabato e domenica. Stavolta non ce l’ha fatta, perdendo la vita nello stesso giorno in cui, nove anni fa, moriva il padre. Inspiegabili intrecci del fato che gli amici, stretti attorno al dolore dei familiari, stentano ancora ad accettare.
L'impatto, per cause ancora da accertare, avvenuto tra la Suzuky "Burgman" condotta da Sergio Burrascano e la Toyota "Yaris" condotta da F.A., 20 anni, di Milazzo, è stato fatale. Il giovane a bordo dell'auto, rimasto illeso, ha riportato un forte stato di choc. E' stato ascoltato domenica mattina dai militari dell'arma per cercare ulteriori elementi utili per ricostruire l'incidente. L'automobile è stata sottoposta a sequestro. Per Sergio Burrascano a nulla sono valse le cure dei sanitari prestate al pronto soccorso dell'ospedale di Milazzo, dove è morto qualche ora dopo l'arrivo. E' stato lo stesso conducente della "Yaris" a far scattare l'allarme e a chiedere l'intervento delle forze dell'ordine e del 118.
Per tutta la domenica, sotto una pioggia incessante, i tanti amici di Sergio hanno circondato con il loro affetto la moglie Pina e i figli Alessandra, Tino e Michele, storditi dal dolore per la perdita di un padre che ricordano come esemplare, che dedicava tutta la vita alla famiglia. Il dolore, la commozione e lo sconcerto per l'assurdo intreccio del fato che ha condotto alla tragedia sono anche sui volti degli amici. Come Giuseppe Mandanici, che ha trascorso con Sergio, amico di una vita, le ultime ore prima del tragico incidente. Una sera tranquilla, serena, a Palermo, dove si erano recati per veder giocare la Juventus e dove avevano cenato, passeggiato e chiacchierato per le vie del centro, prima di riprendere l'auto per tornare verso casa: “Sergio era un grande esperto di calcio e un grandissimo tifoso della Juve, che seguiva ovunque in trasferta, partecipando a tutte le finali di Coppa dei Campioni. Sabato sera eravamo insieme a Palermo proprio per assistere alla partita della sua squadra del cuore. Rientrando l’ho pregato di lasciarsi riaccompagnare a casa, perché stava iniziando a piovere e non volevo che percorresse l’ultimo tratto di strada con lo scooter. Quando sono arrivato a casa e mi è arrivata la terribile notizia, non riuscivo a crederci”. La passione per il calcio lo aveva portato a fondare in paese, con un gruppo di amici, il club bianconero “Gaetano Scirea” e ad occuparsi della squadra locale, la “Pro Mende”, ai tempi in cui militava in “eccellenza”. “Era un uomo pieno di interessi, amava leggere e amava la musica” ricorda commosso Franco Mendolia. “Gli piaceva parlare con la gente, aveva un carattere esuberante e aperto". Un altro dei suoi amici più stretti, Angelo Siracusa, parla di quanto amasse il suo lavoro di capotreno, che nell’ultimo anno, dopo l’incidente, aveva lasciato, a malincuore, per ricoprire un altro incarico in ufficio. Una vita condivisa con la moglie Pina e i tre figli, di cui era orgoglioso. Ai familiari, anche da questo blog, un pensiero carico d'affetto.
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