domenica 4 ottobre 2015

Messa in sicurezza, due milioni di euro per la progettazione

Il torrente Mela in piena
Messa in sicurezza del territorio comunale, al via la progettazione di interventi e opere nelle zone più a rischio, per un importo di quasi due milioni di euro, stanziati dal Dipartimento regionale di Protezione civile in seguito agli eventi alluvionali del 2011. E così, a distanza di quattro anni dal dissesto idrogeologico che anche Santa Lucia del Mela, come in altre vaste aree del messinese, ha messo in ginocchio la popolazione, arriva finalmente agli uffici comunali l’autorizzazione per l’affidamento della progettazione dei lavori. Lavori che, anche se svolti da professionisti esterni all’ente, dovranno trovare copertura nell’ambito dello stanziamento previsto dal Dipartimento regionale nel piano degli interventi.
L’emergenza principale, per la quale è prevista la somma di un milione e mezzo di euro, riguarda la messa in sicurezza idraulica delle aree limitrofe al torrente Mela, e interessa, oltre al Comune luciese, anche San Filippo del Mela e Milazzo. Altre 200mila euro sono assegnate per i lavori di sistemazione idraulica, consolidamento e ripristino degli argini dei valloni “Nobila” e la realizzazione di sbocchi per il torrente Mela. Infine, oggetto di intervento sarà la zona Rossellina -Roccazzone, con risorse pari a 150mila euro per la sistemazione idraulica e il consolidamento del versante con opere di ingegneria naturalistica e la realizzazione di muro di contenimento per la strada.

Una volta espletata la progettazione, si procederà con le fasi successive, da sottoporre ai procedimenti autorizzativi della Protezione civile regionale. Difficile fare una previsione dei tempi necessari, considerando la già lunga attesa subita dai Comuni per poter avviare l’iter. Sul territorio, e specialmente nelle zone vulnerate dagli eventi atmosferici degli ultimi quattro anni, sono stati previsti intanto interventi minimi di manutenzione ordinaria, a seguito delle numerose segnalazioni pervenute da parte dei cittadini. I lavori, finanziati con fondi comunali per un totale di 8.063,91 euro, riguardano le contrade Grazia, Pancaldo, Santa Maria, Serrolivo, Oristano, Femminamorta, San Giovanni, Margone, Rossellina, Sauci, Ficarazzi e la strada comunale Timpanara - Drò. Nello stesso finanziamento, rientrano anche gli interventi nelle vie Stefano Cattati, Giacomo Matteotti,  Aldo Moro.

(Katia Trifirò)

Cimitero, al via il piano di recupero

Cimitero monumentale, è stato programmato dall’assessore Angelo Letizia un piano organico di recupero del patrimonio storico della struttura, che consentirà di intervenire nelle aree più antiche e degradate, fronteggiando sia il problema della carenza di sepolture, sia l’incuria e l’abbandono, che compromettono il decoro e la salvaguardia della memoria. L’iter è stato avviato al termine di un censimento, cui è seguito il recupero di oltre duecento sepolture ormai senza eredi e la conseguente decadenza delle concessioni cimiteriali. 
Nella fase successiva, con una delibera di Giunta immediatamente esecutiva, sono stati individuati i criteri per l’assegnazione delle aree cimiteriali recuperate, ovvero dei posti doppi in profondità che, conti alla mano, potrebbero far rientrare nelle casse comunali più di 350mila euro. 
«Una parte di questi fondi – assicura Letizia – la destineremo al patrimonio storico del cimitero, una volta avviata la progettazione, compatibilmente con le limitazioni previste dal patto di stabilità». La delibera stabilisce tariffe più basse rispetto alle precedenti (da 2.300 a 1.850 euro), poiché pone a carico del nuovo concessionario una serie di spese e di adempimenti, come l’esumazione delle salme poste all’interno dell’area, l’acquisizione del parere sanitario, le opere murarie necessarie, l’acquisizione dell’autorizzazione edilizia a seguito del “nulla osta” della Soprintendenza. 
L’emergenza non riguarda soltanto la carenza di sepolture, come dicevamo, ma anche le condizioni di intere aree del cimitero, laddove si registrano crolli di elementi strutturali e decorativi che mettono a rischio l’incolumità dei visitatori, tra lapidi divelte e vegetazione selvatica cresciuta a dismisura. In vista della commemorazione dei defunti, intanto, sono state previste dall’assessore Letizia interventi di manutenzione ordinaria, relativi alla cura del verde e alla messa in sicurezza degli spazi, con un impegno spesa di circa 20mila euro.

(Katia Trifirò)  

sabato 3 ottobre 2015

Fermare l’inceneritore si può, basta volerlo…

Riceviamo e pubblichiamo. Nota del comitato "No inceneritore del Mela"

Fermare l’inceneritore si può, basta volerlo… vero sindaco Aliprandi?!




Non se l’aspettava nessuno, non ce l’aspettavamo neanche noi. Dobbiamo ammetterlo, anni di torpore e di accettazione supina di tutte le angherie perpetrate dai signori dell’industria pesante non facevano sperare che domenica 27 settembre la gente reagisse in massa per dire No al Mega Inceneritore che la multinazionale A2A vuole costruire ad Archi-San Filippo del Mela.

Eppure qualcosa è cambiato da quando un anno fa il rogo di migliaia di litri di nafta rese chiaro quanto le nostre vite fossero precarie, semplice carburante per fare i soldi dei petrolieri e ora, si vorrebbe, della lobby della spazzatura.

Oltre 3000 persone sono accorse in quel grigio tugurio che ormai è diventata Archi, avvolta com’è nella perenne puzza di uova marce, non altro che i gas e le emissioni provenienti dal polo industriale, così simili a mefitici peti di un essere mostruoso che defeca sulla dignità delle persone della valle. Sono venute perché non ce la fanno più. Sono venute perché reclamano a gran voce il desiderio, ancorché il diritto a vivere in un ambiente pulito, non puzzolente, libero dai veleni e dove non si debba scegliere tra servire i signori del petrolio e della spazzatura e la precarietà esistenziale. Sono venute ad affermare che esiste un’alternativa per la Valle, uno sviluppo pulito che distribuisca la ricchezza e non uccida i suoi figli.

C’erano anche molti sindaci quel giorno e alcuni deputati e senatori. Tutti sono saliti sul palco a dichiarare la loro contrarietà, a dire che sono in prima linea, al fianco delle donne e uomini che da sotto li guardavano. Le condizioni in cui versa la Valle del Mela, specchio incupito della sociatà contemporanea, ricordano gli effetti di una azione sistematica di devastazione e saccheggio cui hanno complicemente partecipato i rappresentanti politici nei decenni passati. Perciò a tutte le promesse fatte domenica scorsa non possiamo che rispondere: “vi giudicheremo dai fatti”.

Dal canto suo il Sindaco di San Filippo, il comune in cui ricaderebbe l’inceneritore, ha preferito disertare la manifestazione. I cittadini proprio non vuole guardarli in faccia. Qualche giorno dopo in un articolo dichiara di essere contrario alla riconversione della CTE di Archi a inceneritore. Sostiene, in maniera non esatta, di aver fatto quanto in suo potere per contrastare la riconversione, con l’approvazione della delibera del consiglio comunale di netta contrarietà all’incenerimento di rifiuti e combustibili derivati. Quell’atto rimane però un mero indirizzo, peraltro mai recepito dalla giunta. Di certo se Pasquale Aliprandi volesse vincere le diffidenze e dimostrare che è veramente contrario all’inceneritore potrebbe emettere una ordinanza, in qualità di massima autorità sanitaria sul territorio comunale, e interdire il trasporto del CSS e l’incenerimento di rifiuti e combustibili derivati, così come fu fatto nel 2013 a Civitavecchia, appunto con una ordinanza sindacale, che potrebbe essere corretta e adattata alle specificità del nostro comprensorio.

Il sindaco di San Filipp dice di voler indire un referendum per consultare la popolazione filippese. Di certo la scelta di utilizzare lo strumento di democrazia diretta per eccellenza raccoglie il nostro plauso. Chiarito però che si tratterebbe di un referendum consultivo e che dunque ai cittadini viene chiesto un semplice parere che può ovviamente essere disatteso, riteniamo una inaccettabile distorsione dello strumento stesso riservare il diritto a pronunciarsi solo ai filippesi. L’inquinamento, i veleni e il sottosviluppo che comporterebbe un mega-inceneritore non osservano i confini amministrativi del comune di San Filippo, ma li attraversano inesorabilmente almeno per un raggio di 30 km in linea d’area. Un referendum solo a San Filippo finirebbe inevitabilmente per distinguere cittadini di serie a, i filippesi, e altri di serie b, tutti gli altri 150 mila. Se referendm dev’essere che sia, ma in tutti i comuni del comprensorio, come fu nel 1989 quando in 22 comuni si disse no al carbone.

Il sindaco Aliprandi dichiara, poi, che non si farà dare la patente da ambientalista da un sacerdote, Padre Giuseppe Trifirò. Benchè gli sfugga che un simile “premio” assegnato da una persona come padre Peppe non potrebbe che dare lustro alla sua persona, data l’integerrimità e la costanza con cui chi lo premierebbe ha difeso le vittime dell’inquinamento, che sono in definitiva i veri deboli della Valle, sappia, il sindaco, che se continua così potrà scegliere tra il premio “Don Abbondio” e quello “Attila”. E ancora, questa ridicola personalizzazione del contrasto è una profonda mancanza di rispetto nei confronti dei 3000 di domenica. Non se n’è accorto il Sindaco che non è solo padre Peppe a dire no all’Inceneritore?

Intanto dal 18 settembre scorso stanno decorrendo i 60 giorni utili per presentare delle osservazioni all’interno della procedura autorizzativa del mega-inceneritore presso il ministero dell’ambiente. Data anche la difficoltà di organizzare un referendum in tempi così stretti, porgiamo alle amministrazioni locali e in particolare alla filippese, a produrre delle buone analisi che possano smontare le motivazioni della rapace A2A e songiurare l’ipotesi dell’inceneritore. È la produzione delle osservazioni, insieme all’ordinanza di interdizione di trasporto e utilizzo del CSS, l’unico atto concreto che possa rendere veritiere le dichiarazioni d’intenti di Pasquale Aliprandi e degli altri sindaci.

Sappiamo, come comitati, che abbiamo intrapreso una lotta lunga. Sappiamo che qualunque dovesse essere l’esito della procedura autorizzativa, continueremo ad opporci e a lottare contro l’inceneritore. Questa lotta è tanto importante che non è consentito perdersi d’animo per qualunque ostacolo o impedimento. È alla base della nostra stessa possibilità di sopravvivere in questo territorio, al netto di tutte le dichiarazioni per cui le emissioni sarebbero entro i limiti di legge. Anzi, ricordiamo, che anche l’amianto era legale fino a non molto tempo fa.

Questa è una lotta per la libertà e per la dignità. È una lotta per la vita, perciò la combatteremo fino a salvarci, fino alla vittoria. No all’inceneritore ne ora ne mai, ne qui ne altrove.

giovedì 1 ottobre 2015

Istituto Comprensivo Santa Lucia del Mela, ecco le novità



LA PROF.SSA DELFINA GUIDALDI NUOVO DIRIGENTE
Potenziamento dell’offerta formativa e riorganizzazione delle commissioni di lavoro, dei referenti di settore e degli organi collegiali, a partire dal Consiglio d’Istituto. Si inaugura così il nuovo corso del Comprensivo luciese, retto dalla Prof.ssa Delfina Guidaldi (nella foto) con un incarico temporaneo, in attesa cioè della nomina definitiva di un nuovo dirigente che, presumibilmente, arriverà entro la fine dell’anno scolastico. Sino a quel momento, la guida dell’Istituto, che comprende materna, elementare e media, sarà affidata alla Guidaldi, che dirige anche il “Guttuso” di Milazzo. 

LE NOVITA' DELL'OFFERTA FORMATIVA
Nonostante la fase di transizione, che segue alla lunga dirigenza della Prof.ssa Maria Trifiletti, si registrano già diverse novità, come l’aumento delle ore di insegnamento per le elementari, con maggiore spazio alla didattica dell’inglese e il tempo prolungato due giorni a settimana. «L’obiettivo – dichiara la Prof.ssa Guidaldi – è fare della scuola una comunità educante, con l’offerta di servizi più vicini alle esigenze della famiglia e l’apertura al territorio». Per questa ragione, la dirigente auspica anche per le medie l’apertura pomeridiana, puntando sia sull’informatica e le competenze artistiche e musicali, sia su progetti extracurriculari e attività che comprendano l’inclusione scolastica, la legalità, il diritto allo studio, i bisogni educativi speciali. «Investiremo su un potenziamento umanistico – afferma la dirigente – e sulla valorizzazione dell’educazione interculturale, data la presenza di diversi studenti stranieri».

STRUTTURE SCOLASTICHE, IL PROBLEMA DEGLI SPAZI INSUFFICIENTI
Tra le criticità, anche quest’anno, il problema cronico della carenza di spazi rispetto alle esigenze della popolazione scolastica, così che due classi delle elementari – una quarta e una quinta – sono state trasferite dalla sede del plesso “XXV Aprile” a quello di via Stefano Cattafi, che ospita le medie. Per questo edificio, al di là della manutenzione ordinaria, si registra la necessità di un adeguamento strutturale, per l’abbattimento delle barriere architettoniche e la messa in sicurezza dei cornicioni: intervento per il quale il Comune attende lo sblocco di un finanziamento di 80 mila euro. Ferma, infine, la situazione della scuola di contrada Bruca, mai ultimata e già pesantemente vandalizzata: una grande incompiuta, oggetto anche di vicende giudiziarie, che richiederebbe interventi per oltre 200 mila euro per essere finalmente fruita dalla comunità.  

martedì 29 settembre 2015

Lettera dell'Associazione ALSA sul No - Inceneritore

Riceviamo e pubblichiamo. Lettera dell’Associazione Luciese per la Salute e l’Ambiente (ALSA) in riferimento alla manifestazione No – Inceneritore del Mela.

Ebbene cari signori, ci ritroviamo qui a distanza di un anno (giorno più, giorno meno), da quando l’evento incendiario alla RAM del 27 Settembre 2014 ha scosso le nostre menti e le nostre coscienze, portandoci a riversarci per strada per gridare forte più sicurezza per la nostra incolumità e per quella dell’ambiente che ci circonda. Dopo un anno, cari signori, cosa è cambiato? Una domanda a cui non posso dare una risposta argomentata, se non che vi sono state molteplici promesse mai attuate, tanti slogan, tanti “è tutto a posto”, ma nulla di concreto. Quell’incidente non ha un colpevole, non ha un volto, nessuno ha pagato per quelle oscenità ambientali e minanti il turismo e, come siamo abituati da sempre d’altronde, dato che i valori erano e sono tutti sotto la soglia minima di legge, evidentemente abbiamo sognato di percepire un forte odore nauseabondo di composti petroliferi, con conseguenze ancora ignote ma purtroppo immaginabili.

A distanza di un anno, il ricordo non è svanito come è bene sottolineare e come qualcuno vorrebbe che fosse, ma se quella è una minaccia che spesso si fa nuovamente viva, con le famose “sfiaccolate” della Torcia RAM, una nuova minaccia per il nostro martoriato territorio è dietro la porta.

Stiamo parlando come è noto, del progetto depositato il 18 settembre presso il Comune di San Filippo del Mela, che avanza l’idea concreta (da noi sospettata da diversi mesi, e per questo oggetto di forti critiche) della costruzione di un mega inceneritore all’interno della centrale termoelettrica di Archi.
Vedo sulle nostre facce tanta paura, talvolta anche rassegnazione. 
Ma perché? Da anni è sempre tutto a posto. Perché dovremmo preoccuparci insomma? Perché non fidarci del governo, che andando controcorrente con tutto e tutti, inserisce gli inceneritori di rifiuti come opere strategiche di interesse nazionale? Perché rifiutare i grandi profitti che porterà questa grande opera nel nostro territorio? Perché rifiutare così tanto benessere per noi, i nostri cari e i nostri figli? Perché rifiutare il lavoro che si genererà da questo impianto? 
Beh, sì. Si genererà nuovo lavoro: ma per medici e … non voglio continuare.

Non voglio dilagare nel qualunquismo, cari signori, ma non possiamo nascondere la realtà dei fatti.
Da 60 anni, politici locali, ma soprattutto noi stessi ci siamo buttati una croce addosso in modo autolesionista, accettando qualcosa che spazza via la coesistenza di qualsiasi altra forma di sviluppo, che non sia quello industriale. 
Evidentemente, lo sviluppo designato per i giovani della Valle del Mela, interessa solo a parole a chi di dovere. Promesse: finora abbiamo ricevuto solo promesse, che illudono tutti noi di un serio piano di svolta, ma che puntualmente pugnala ancora una volta le nostre coscienze alle spalle, in modo vigliacco e codardo.
Promesse per la sicurezza, promesse per l’ambiente, oltre ai fantomatici “E’ tutto a posto” da parte degli enti deputati al controllo della zona. Ma la percezione che la popolazione intera avverte, è ben altra. 
È una percezione di paura, di chi al minimo problema di salute corre a svuotarsi dentro e fuori di controlli perché ha il terrore che gli accada ciò che è capitato al malcapitato tizio vicino di casa, o al familiare stesso. E noi, cari signori, a Santa Lucia del Mela ne siamo fortemente consapevoli: da anni possiamo constatare una crescita impressionante della morbosità tumorale, con esiti difficilmente a lieto fine. Questo problema probabilmente verrà meno: dal Ministero della Salute hanno deciso che è una cosa inutile controllarsi in presenza di un sospetto, quindi possiamo stare ancora una volta tranquilli che è tutto a posto. Com’è bello fidarsi di questa gente.
Come è bello fidarsi del governo regionale tra l’altro, che inizialmente si dichiara TOTALMENTE contro il Muos di Niscemi, le trivellazioni del mediterraneo, le discariche di scorie nucleari e gli inceneritori, salvo poi (tra rimpasti di giunta e sotterfugi vari), cambiare rotta accettando tutti questi scempi a favore di chi sta più in alto, sulle spalle di chi come noi spera ancora in delle istituzioni capaci di difendere a spada tratta i nostri territori da questi mostri economici. Istituzioni che, ricordiamolo, si presentano davanti i propri elettori presentando un programma. E qui la domanda sorge spontanea: come fanno ad essere così vigliacchi, deviando i propri “buoni propositi” in favore del signorotto di turno, che ha l’interesse e la possibilità di corrompere il controllore di turno?
Una domanda troppo spesso pronunciata e che pochissime volte ha ottenuto una risposta seria e credibile. A Santa Lucia del Mela, abbiamo avuto in passato per circa 6 anni un inceneritore di rifiuti, piazzato proprio poco sopra il castello. Non bruciava le 500.000 tonnellate di rifiuti annunciate dai progettisti di questo impianto mostruoso, ma molte meno. Eppure, cari signori, il suo effetto lo ha fatto. Contaminando inevitabilmente falde e matrici ambientali in genere. Figuriamoci quindi adesso, con un impianto la cui vita media normalmente è di circa 30 anni, che brucia 500.000 tonnellate annue pronte ad essere smaltite tra polmoni e intestino di tutti noi.  
Un impianto che deve prevedere il deposito delle ceneri di scorie, circa il 30% del totale, che dev’essere smaltito in DISCARICA, e quindi quando ci dicono che ciò elimina il problema discariche, ci stanno dicendo delle grandissime bugie! Come si fa a dire delle assurdità di queste dimensioni? 
Con l’incenerimento del rifiuto, mandi in combustione migliaia di tonnellate di rifiuti riducendoli in cenere, per circa il 30% del loro totale. E tutto il resto?
Se la chimica non è un’opinione e se Lavoisier non ha detto delle corbellerie, nell’ambiente “Nulla si crea e nulla si distrugge, ma tutto di trasforma”. 
La prova del fatto che il resto di quel 30% va a finire sotto forma di micro e nanopolveri su ogni matrice ambientale (terra, ortaggi, alberi etc.) e soprattutto nei nostri polmoni (direttamente) e nel nostro intestino (indirettamente, ingerendo qualsiasi cosa). Il tutto con buona pace del cibo “Bio”. 
Un impianto che, dicono, abbasserà di molto le emissioni inquinanti: ma forse non si rendono conto (o sottovalutano) gli effetti a LUNGO TERMINE dei PCB, FURANI, DIOSSINE, le quali agiscono sottotraccia per decine di anni prima di manifestare i propri danni causati. Inutile che dite che saranno inferiori ai limiti di legge: sempre diossine sono. 
Il limite di legge potete anche aggiustarlo, la molecola quella è, e quella resta purtroppo.
E questo non lo diciamo noi: ci sono studi allarmanti, come quello dell'Arpa Veneto, che parlano chiaro, e che hanno spinto intere nazioni e l’Europa intera ad invertire la rotta. Mentre l’Italia prosegue imperterrita nel suo intento autolesionista. 
Dal progetto inoltre, spunta una nuova criticità. Si legge infatti quanto segue: “Si fa inoltre presente che tale fascia costiera presenta caratteri paesaggistici ormai alterati dalla presenza della zona industriale gestita dal consorzio ASI di Messina… “. ORMAI????!!!

L’ennesima prova, cari signori, che siamo di fronte ad una presa per i fondelli senza fine. Piacere, ci chiamiamo A2A. Veniamo ad impiantarvi un bestione inquinante per chissà quanti anni, distruggiamo gli sforzi fatti per la raccolta differenziata e la vostra filiera agroalimentare di eccellenza (le due cose non dovrebbero coesistere assolutamente). Tanto ormai il territorio è compromesso: cosa sarà mai un inceneritore ad aggiungersi alla vostra situazione comprensoriale? Tanto c’è una raffineria, una acciaieria, ed altre piccole industrie. Briciole insomma!
Discorsi da chi, ovviamente non conosce i nostri problemi, i nostri territori, i drammi che viviamo in famiglia e in comunità, che meriterebbero ben altre riflessioni da chi di dovere: veniamo invece usurpati, maltrattati da multinazionali che partono da lontano (Estero o Nord Italia, poco importa), vengono a depositare degli eco-mostri e dopo di che aspettano seduti sulle loro poltrone (A DEBITA DISTANZA) i proventi sporchi di una nuova era di morte e distruzione di un territorio che è di per sé già esausto e disperato.

Stanno deviando ogni direttiva europea in materia di rifiuti, e per questo continueremo a pagare ingenti multe all’Europa,
dell’ordine di milioni di euro per OGNI discarica presente sul territorio nazionale. Chi paga queste multe.
Ovviamente tutti noi, quindi doppio, triplo danno. 
Stanno cercando i migliori escamotage per permettere ai massoni dell’energia di rifocillarsi,costruendo quest’opera, più che altro una macchina economica.  

Infine, in conclusione, un pensiero va ai lavoratori diretti e dell’indotto. Questo impianto dovrebbe partire nel 2019, e la seconda linea di produzione nel 2021. Ci rivolgiamo a voi, cari lavoratori, affinchè capiate i motivi per i quali ci stiamo battendo: gli stessi motivi che coinvolgono inevitabilmente anche voi e per i quali vorremmo che vi uniste ai nostri intenti. Abbiamo forti dubbi che l’azienda possa mantenere le promesse fatte: basta un colpo di spugna e tutto è andato in fumo, con buona pace vostra e dei sindacati firmatari. Non sarà un impianto eterno: prima o poi anche tale impianto sarà fuori mercato, e torneremo a parlare nuovamente del problema in maniera ancora più disperata, dopo aver sorbito anni e anni di stupri ambientali e sanitari. 
Non possiamo girarci dall’altro lato di fronte all’ormai noto ricatto occupazionale simbolo di questa zona anomala: lavoro e salute devono coesistere, non essere oggetto di contrapposizione. 
Sta a noi cercare di rivoluzionare lo stato delle cose. Dal basso, agendo in modo razionale ed equilibrato. Ma se veniamo isolati da chi ha tutto l’interesse che le cose continuino ad andare così, in modo cieco e per niente previgente, avremo grosse difficoltà. 
ANCORA NULLA E’ DECISO: è stato presentato un progetto al quale entro il termine di 60 giorni bisogna presentare delle osservazioni che possano intralciare tale piano. La rassegnazione che vediamo sulle facce di tutti giornalmente è priva di ogni fondamento. Dobbiamo rassegnarci solo quando vedremo eretto l’inceneritore all’interno della centrale. Sino a quel momento, non c’è motivo di essere rassegnati: bisogna mettere tutto l’impegno possibile e immaginabile, istituzioni e società civile, affinché non ci siano rimpianti o rimorsi in futuro. 
Il nostro è un appello: aprite le vostre menti!
Ancora una volta vi chiediamo di sviluppare per questa zona un serio piano di riconversione, che possa creare migliaia di posti di lavoro puliti, non a discapito di chi sta a guardare, per porre fine ad uno scempio sanitario che non ha tempo ormai.
Per questi motivi, ci rivolgiamo a voi. Uniti e convinti che il progetto di incenerire una risorsa come i rifiuti è scellerato e assurdamente controproducente a livelli economici, ambientali e sanitari!

Filippo Alibrando - Associazione Luciese per la Salute e l'Ambiente