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venerdì 2 marzo 2018

Comunicato stampa - Inceneritore del Mela: l’assordante silenzio dei principali candidati del Centrodestra

La scorsa settimana abbiamo inviato due quesiti sull’inceneritore del Mela ai candidati locali per le elezioni politiche di Domenica prossima. Il termine è scaduto martedì 27, anche se qualche ritardatario ha risposto anche il giorno successivo.
I quesiti non erano volti solo a far esprimere una generica posizione sull’inceneritore, bensì a far assumere un concreto impegno per cercare di scongiurare l’autorizzazione dell’inceneritore, tramite pressioni sul governo attuale o futuro.
Nel complesso hanno risposto la maggioranza dei candidati interpellati. Questi ultimi andranno senz’altro richiamati al rispetto della parola data a partire dal 5 Marzo, ma intanto risalta il pesante silenzio dei principali candidati del Centrodestra: Nino Germanà (in “pole position” nel listino di Forza Italia alla Camera), Maria Tindara Gullo (candidata alla Camera per l’uninominale) e Urania Papatheu (candidata al Senato per l’uninominale), che non hanno risposto ai quesiti, sebbene più volte sollecitati.
Quali sono i motivi di questo silenzio? Forse a loro non interessa scongiurare l’inceneritore? Non interessa difendere il territorio che vorrebbero rappresentare?
O forse temono di non poter mantenere un simile impegno? Forse sanno che un eventuale governo di centrodestra da loro sostenuto sarebbe propenso a concedere l’autorizzazione ad A2A?
Bisogna dire che altri candidati di Centrodestra hanno invece mostrato vivo interesse sulla questione e hanno preso un chiaro impegno a battersi contro ogni possibile autorizzazione all’inceneritore, qualora eletti. Tuttavia tali candidati (Elisabetta Formica di Forza Italia, Giuseppe Sottile di Fratelli d’Italia e Marina Trimarchi della Lega) si trovano al secondo o terzo posto nelle rispettive liste, e quindi la loro elezione è molto più incerta o improbabile rispetto a quella di Germanà, Gullo e Papatheu.
Insomma c’è il rischio concreto che in un’eventuale maggioranza di centrodestra nessun parlamentare vorrà (o potrà) battersi per scongiurare  l’inceneritore.
Se a questo aggiungiamo il fatto che il Presidente Musumeci da più di due mesi scivola sulla richiesta di incontro dei Sindaci della Valle del Mela, vengono avvalorati i sospetti che nella cabina di regia del centrodestra siciliano o nazionale ci sia qualche pezzo grosso che, a dispetto dei vari proclami, l’inceneritore del Mela lo voglia eccome.
I sindaci della Valle del Mela avrebbero semplicemente voluto coinvolgere Musumeci nell’interlocuzione con il Governo Gentiloni. Musumeci ha infatti chiesto ed ottenuto da Gentiloni i poteri speciali per la gestione dei rifiuti, ma a quanto pare non ha speso una parola sulla questione dell’inceneritore del Mela. Insomma, è come se la cosa non gli riguardasse: eppure i voti dalla Valle del Mela li ha presi eccome.
Negli altri schieramenti hanno invece risposto positivamente ai nostri quesiti la gran parte dei candidati interpellati del M5S e di LeU, nonchè i candidati PD alla Camera Pietro Navarra e Giuseppe Laccoto.
A questi ultimi in particolare abbiamo chiesto di avviare un’interlocuzione con l’attuale governo affinchè bocci l’inceneritore (il governo Gentiloni sarà infatti ancora in carica per almeno un mese dopo le elezioni, e non è escluso che la questione verrà trattata a Marzo). Quindi a partire dal 5 Marzo pretenderemo da Navarra e Laccoto, specie se saranno eletti, il rispetto del loro impegno.
Comitato dei cittadini contro l'inceneritore del Mela

sabato 27 gennaio 2018

C.S. [NoInceneritore] Manifestazione 28 Gennaio


Domenica 28 Gennaio le strade di Milazzo si riempiranno di vita e partecipazione, per impedire l’autorizzazione del mega-inceneritore di A2A nella valle del Mela. Ma anche per ribadire che l’incenerimento è la peggiore strategia di gestione dei rifiuti, che vanno riciclati anziché bruciati. Una strategia che produce profitto per pochi e malattie e degrado per i comuni cittadini. Una strategia che brucia anche posti di lavoro, oltre che rifiuti e salute, in quanto riciclando se ne creerebbero molti di più.


“No inceneritori, SI al recupero di materia e al lavoro pulito”, questo lo slogan del corteo che smonta la faziosa retorica governativa: quella che spaccia gli inceneritori quale soluzione alle saturazione delle discariche. L’inceneritore del Mela produrrebbe ogni anno 150 mila tonnellate di ceneri da smaltire nelle già sature discariche siciliane, a fronte dell’incenerimento di 510 mila tonnellate di rifiuti provenienti da altre regioni. Solamente una riduzione alla fonte, la raccolta differenziata ed il recupero dei materiali può offrire una soluzione duratura per l’emergenza rifiuti, redistribuendo anche quella ricchezza che altrimenti rimarrebbe concentrata nelle mani dei signori delle discariche e degli inceneritori.

Alla manifestazione hanno aderito circa 100 sigle e saranno presenti delegazioni provenienti anche dal resto d’Italia. Parteciperanno nomi noti del settore agro-alimentare, come quello della chef stellata Martina Caruso, preoccupata per gli effetti che un tale impianto potrebbe avere sulle eccellenze del territorio. Anche le isole eolie si sono schierate apertamente contro il mega-inceneritore, che può contaminare eccellenze come la malvasia o i capperi prodotti nell’arcipelago patrimonio UNESCO. 

Domenica sarà la giornata di tutte e tutti, delle figlie e dei figli, dei genitori, degli amici, delle persone che vogliono riappropriarsi del loro futuro e difendere la propria vita. Sarà una giornata storica, con la quale lanceremo un messaggio forte e chiaro innanzitutto al governo, ma anche alla politica locale e regionale: questo territorio (come tutta la Sicilia) non è più disposto a subire, a farsi trattare come un ricettacolo dei peggiori impianti inquinanti e di veder sfumare le occasioni di vero sviluppo. E soprattutto pretende da politica e istituzioni atti concreti capaci di scongiurare l’inceneritore.
L’appuntamento è per le ore 15 a Milazzo, partenza da Piazza San Papino.

Qui alcuni comunicati di adesione:
1) http://noinceneritoredelmela.altervista.org/inceneritore-valle-del-mela-il-no-congiunto-della-dott-ssa-maria-g-cambria-e-del-dott-salvatore-sciotto/
2) 
http://noinceneritoredelmela.altervista.org/anche-larci-messina-linceneritore-del-mela/
3) 
http://noinceneritoredelmela.altervista.org/il-no-allinceneritore-del-biologo-e-mastro-birraio-marco-capone/
4) 
http://noinceneritoredelmela.altervista.org/il-movimento-e-vita-ma-vita-e-anche-laria-che-respiriamo-movilife-studio-osteopatico-dice-no-allinceneritore-della-valle-del-mela/
5) 
http://noinceneritoredelmela.altervista.org/cuochi-in-divisa-a-manifestare-lappello-di-giacomo-caravello-giovane-chef-siciliano-contro-linceneritore/
6) 
http://noinceneritoredelmela.altervista.org/anche-lassociazione-siciliantica-linceneritore-della-valle-del-mela/
7) 
http://noinceneritoredelmela.altervista.org/il-maestro-gelatiere-rosario-leone-dangelo-della-gelateria-pasticceria-dangelo-di-monforte-spiega-il-suo-no-allinceneritore/

mercoledì 20 dicembre 2017

Incendio raffineria, nota del comitato civico no inceneritore del Mela



Ci risiamo: un altro grave incidente alla Raffineria di Milazzo
Questo territorio merita rispetto!

Ci risiamo! Un altro grave incidente alla Raffineria, un’altra colonna di fumo nero, senz’altro carico di sostanze tossiche e cancerogene, si è alzata ad oscurare il cielo della Valle del Mela. Anche se stavolta l'incendio è stato domato in poco tempo, il bilancio è molto grave: diversi lavoratori feriti o ustionati ed è una fortuna che non ci sia scappato il morto. Ai lavoratori loro malgrado coinvolti nell'incidente va la nostra solidarietà.
Un incidente che ci ricorda come la Raffineria di Milazzo rappresenti non solo la più pesante fonte di inquinamento industriale della Valle del Mela, ma anche una potenziale ed imprevedibile bomba letale.  Tutto ciò non può essere considerato normale e non è accettabile.
Proprio oggi pomeriggio si terrà a Roma una Conferenza dei Servizi che deve decidere sull’ Autorizzazione Integrata Ambientale della Raffineria.  E’ fondamentale che stavolta le amministrazioni convocate facciano prevalere una volta per tutte il diritto alla salute dei cittadini sul diritto ad inquinare “a norma di legge”.
Ribadiamo come sia paradossale ed inaccettabile che in un territorio già segnato da gravi rischi, sia sanitari che di incidente rilevante, si voglia ancora perseverare con le peggiori scelte industriali, e nello specifico con un mega-inceneritore, in totale disprezzo del diritto alla salute dei cittadini e delle vocazioni economiche del territorio.
Nella Valle del Mela sono già accertati gravi eccessi di patologie potenzialmente legate all’inquinamento industriale, come ad esempio da idrocarburi non metanici, le cui elevate concentrazioni atmosferiche spesso rilevate dall’ARPA sono, secondo quest’ultima, chiaramente riconducibili alla Raffineria.
Se a questo tipo di inquinamento aggiungiamo anche quello tipico degli inceneritori, caratterizzato innanzitutto da diossine e PCB, è logico aspettarsi un effetto sinergico che potrebbe far letteralmente esplodere i già preoccupanti problemi sanitari.
 È paradossale che la Commissione valutatrice del Ministero dell'Ambiente si sia espressa positivamente in merito alla compatibilità ambientale del mega-inceneritore di A2A. Come ha fatto ad affermare che questo impianto è compatibile con il territorio se non è stata neanche individuata la popolazione esposta e non sono stati effettuati studi sui rischi a cui andrebbe incontro?
Il governo sappia che se vorrà perseguire questa linea, decretando arbitrariamente la compatibilità ambientale di un impianto tra l’altro espressamente vietato dal vigente Piano Paesaggistico, la Valle del Mela farà le barricate e porterà la protesta fino a Roma.
I cittadini pretendono una seria riduzione dell’inquinamento, a cominciare proprio da quello della Raffineria, alla quale vanno anche applicate le più rigorose disposizioni capaci di prevenire gli incidenti. E non sono assolutamente accettabili altri impianti insalubri come l’inceneritore, ma anzi bisogna applicare quanto previsto dal Piano Paesaggistico in merito alla progressiva eliminazione dei grossi impianti industriali dalla Valle del Mela.


Comitato dei cittadini contro l’inceneritore del Mela

sabato 9 dicembre 2017

Comunicato Stampa: L’inceneritore si può sconfiggere: l'importanza di manifestare alla Soprintendenza mercoledì 13 dicembre

Mercoledì 13 alle 15.30 il movimento contro l’inceneritore del Mela manifesterà davanti la Soprintendenza di Messina. La scelta del luogo non è affatto casuale, in quanto la palla è al momento in mano al Soprintendente, a cui è stato chiesto di esprimere nuovamente un parere sull’inceneritore. Un parere che potrebbe essere determinante per la sorte di questo odiato impianto, una pericolosa bomba ecologica e sanitaria contro cui il territorio si è più volte schierato e la cui realizzazione rappresenterebbe una grave sconfitta per tutti.

E’ vero che, come riportato su vari organi di stampa, il parere della Soprintendenza (e quindi dei Beni Culturali) potrebbe essere “superato” da una decisione del Consiglio dei Ministri in sede di VIA (Valutazione di Impatto Ambientale). Ma il superamento della VIA non è l’unico adempimento necessario per poter realizzare l’inceneritore. Quand’anche l’inceneritore riuscisse a ottenere una VIA positiva (contro cui peraltro bisognerà presentare ricorso), A2A dovrebbe comunque chiedere il rilascio della concessione edilizia (per la precisione oggi si parla più correttamente di “permesso di costruire”) per poter iniziare i lavori.

La concessione edilizia può essere rilasciata solo dall’Ufficio tecnico (o meglio, dal Responsabile Area Gestione del Territorio) del Comune di San Filippo del Mela, sulla base della conformità del progetto alle “previsioni degli strumenti urbanistici, dei regolamenti edilizi e della disciplina urbanistico-edilizia vigente”.

Nell’area interessata dall’impianto “non è consentito realizzare impianti per il trattamento dei rifiuti”[1]: con questa semplice e limpida prescrizione il Piano Paesaggistico dell’Ambito 9, ormai approvato da quasi un anno, vieta categoricamente la realizzazione dell’inceneritore e di qualsiasi altro impianto di trattamento dei rifiuti nel golfo di Milazzo, entro i 300 mt dal mare (come in questo caso).

Ai sensi del Codice dei beni culturali, le previsioni del Piano Paesaggistico sono inderogabili (neanche una decisione del Consiglio dei Ministri potrebbe “bypassarle”) e prevalgono su quelle del PRG. Quindi nessuna concessione edilizia potrà essere rilasciata finchè è vigente il Piano Paesaggistico, a meno di commettere un abuso o un’omissione.

Accade spesso che gli Uffici tecnici, nel rilascio delle concessioni edilizie, facciano riferimento alle autorizzazioni o ai pareri già rilasciati sul progetto in questione dalle Soprintendenze territorialmente competenti. Ecco perché il parere della Soprintendenza è determinante: se ad esempio la Soprintendenza di Messina dovesse affermare il falso, ovvero che l’inceneritore è compatibile con il Piano Paesaggistico, allora A2A avrebbe più possibilità di ottenere una concessione edilizia abusiva o il silenzio-assenso dell’Ufficio tecnico.

Ricordiamo che l’odierno Soprintendente Orazio Micali a Gennaio ha tentato di ottenere l’annullamento del parere negativo della Soprintendenza sull’inceneritore: come si comporterà adesso? Il fatto che la settimana scorsa abbia risposto picche alla nostra richiesta di appuntamento inoltrata per iscritto, ci desta il sospetto che, per prendere la decisione giusta, la Soprintendenza abbia bisogno del nostro “fiato sul collo”.

Per questo è importante manifestare Mercoledi 13: non per chiedere favori, bensì per chiedere semplicemente il rispetto della legge e l’applicazione del Piano Paesaggistico vigente.

E al contempo per chiedere la difesa del Piano Paesaggistico dai 5 ricorsi al TAR Catania che rischiano di annullarlo: da questo punto di vista chiediamo un intervento urgente anche delle amministrazioni comunali.

I comitati e le associazioni della Valle del Mela contro l’inceneritore

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[1] Pag. 270 del Supplemento ordinario n. 2 alla GAZZETTA UFFICIALE DELLA REGIONE SICILIANA (p. I) n. 13 del 31 marzo 2017 (n. 12) - Approvazione del Piano paesaggistico dell’Ambito 9 ricadente nella provincia di Messina

sabato 22 aprile 2017

"Contrada Acquaviola n.1" - Il teatro come occasione di sensibilizzazione sul tema ambientale


Vivere è un diritto. Farlo degnamente, lontano da inquinanti letali è un sacrosanto diritto. Lottare contro la presenza di varianti che contrastano quel principio, invece, non è altro che un dovere. 
La Valle del Mela, negli ultimi anni, ha visto aumentare in maniera esponenziale il grado di consapevolezza generale sulla realtà che giornalmente ogni cittadino vive. Inutile fare cronistorie sugli eventi scatenanti che potrebbero risultare noiose, ma tant’è. Il ruolo delle associazioni è stato di vitale importanza: quello di informare in maniera trasparente, di sensibilizzare l’opinione pubblica, mettendola al corrente delle quotidiane tristi novità che attanagliano questo territorio. 
La nostra associazione Alsa, nonostante ancora la “tenera” età, ha dato il suo contributo. Tra un convegno e l’altro, una manifestazione ed un corteo, una trasferta a fianco dei movimenti regionali che condividono le nostre stesse lotte (l’ultimo in ordine temporale, Armicci), ha cercato stavolta di mirare a qualcosa di diverso, di nuovo. 
Manca ormai poco alla tanto attesa rappresentazione teatrale dal titolo “Contrada Acquaviola n.1”, interpretata sapientemente da Simone Corso ed Antonio Alveario, con la regia di Roberto Bonaventura, che andrà in scena stasera alle 21 presso l’Aula Consiliare di Via Pietro Nenni. L’ingresso in sala è totalmente gratuito, grazie al contributo offerto dagli sponsor dell’evento ed all’autotassazione dei membri di Alsa. 
L’obiettivo è sempre lo stesso: arrivare alle coscienze e smuoverle, stavolta tramite le emozioni suscitate dalla poesia e dalla bellezza di uno spettacolo puro, nato da una vera e propria urgenza civile. In scena c’è infatti il dialogo tra un padre e un figlio che affrontano i grandi temi della morte, della malattia e della partenza definitiva da un luogo che ha legato i propri destini alla presenza delle industrie sorte laddove fiorivano i gelsomini. 


Una situazione reale, civile, per niente astratta: una realtà che la gente di questo territorio ha vissuto per troppo tempo e che, purtroppo, vive ancora. Una realtà che, se si allargano le maglie dell’analisi, vede attorno a sé la terra bruciata di un’economia disastrata, di un sistema sanitario smantellato da una politica miope ed irresponsabile, da un’opera neo-colonialista che favorisce il grosso industriale e non le piccole realtà locali, provocando il profondo e netto distacco tra la base popolare e la cosiddetta “cosa pubblica”. Una terra che un tempo pullulava di vitalità, che era simbolo di fermento culturale ed artigianale, sembra essere caduta nel sonno. Ma, purtroppo, sono soprattutto le coscienze ad essere sopite, sotto scacco di un sistema fallimentare che nel giro di diversi decenni ha portato questo angolo di paradiso a diventare, per molti, una trappola da cui difficilmente uscire sani. 
L’illusoria pedina di scambio del “posto di lavoro”, offerta dalla potente multinazionale di turno, non ha portato nulla se non tristi delusioni ed innalzamenti del carico inquinante, con ovvie conseguenze sul bilancio sanitario della Valle. Bilancio sanitario che, a sua volta, non riesce nemmeno ad essere assorbito in quanto le strutture risultano essere sottodimensionate o addirittura inesistenti, alimentando quell'odioso e drammatico fenomeno dei “viaggi della speranza” che, noi abitanti del meridione d’Italia, conosciamo sin troppo bene. Che vantaggi ha la comunità della Valle del Mela, nel subire questo scempio vistoso? Che benefici ha portato, tutto ciò, nel corso dei decenni? 
Oggi, 22 Aprile, è la giornata mondiale della Terra. Una giornata per ricordare a tutti, soprattutto a noi stessi, che la terra che calpestiamo non ci appartiene, né apparteneva a chi ci ha preceduti. Questa terra ci è data in “gentile concessione” ed è nostro dovere difenderla, rispettarla per ciò che è, per le stupende biodiversità che presenta, non distruggerla come abbiamo fatto sinora nel corso dei secoli. L’uomo ha il grosso compito di comprendere, adesso, questo passo fondamentale per potersi garantire un futuro quanto più stabile e certo, per non cadere nel baratro che purtroppo, di questo passo, non può di certo evitare. 
La rappresentazione teatrale che andrà in scena è un mix di elementi che riportano lo spettatore nella realtà che lo circonda. Nuda da qualsiasi preconcetto ideologico, mette in scena ciò che centinaia di famiglie del posto hanno vissuto, vivono e, purtroppo, vivranno, fin quando le cose non cambieranno rendendo questa Valle l’angolo di paradiso che merita di essere per natura. 
Questa è una terra su cui sono state commesse barbarie ambientali indicibili, ma ancora si persevera nell’errore volendo seguire la strada dell’industrializzazione e non quella delle bonifiche e del risanamento ambientale. Noi crediamo in uno sviluppo alternativo, sostenibile e compatibile con un futuro di salute e ambiente sano, lontano dai veleni delle ciminiere o dall’olezzo della spazzatura, vista appositamente solo ed esclusivamente come un problema (in fase emergenziale) e mai come una risorsa da cui trarre beneficio. E, soprattutto, lontano dalla puzza del denaro sporco che circola attorno a questi grossi affari, che prostrano (incolpevolmente ed inconsapevolmente) il popolo allo strapotere economico di pochi. 

Filippo Alibrando – Ass. Luciese per la Salute e l’Ambiente

mercoledì 5 ottobre 2016

"Zero Waste Sicilia" sull'ennesimo progetto di inceneritore nella Valle del Mela



Sull’ennesimo progetto di inceneritore 
nella Valle del Mela


   COMUNICATO di ZERO WASTE SICILIA                             

Come da notizie di stampa, una società del gruppo Franza, la ESI spa, ha presentato un progetto per “un impianto di ricerca e sperimentazione per la gestione di rifiuti pericolosi e NON”, da realizzarsi a Giammoro (Pace del Mela). A parte il NON, la vicenda, a nostro avviso, è la punta dell’iceberg di un una cultura industriale retriva e basata sulla aggressione all’ambiente. Li listiamo per punti:.

1) La valle del Mela è un sito SIN, e pur essendo stati stanziati dei soldini per studiarne i livelli di inquinamento, questi non sono mai stati spesi e si perderanno il prossimo febbraio. A pensar male, sembrerebbe che non si sia voluto dire ai cittadini quanto sia inquinato il territorio sul quale vivono. Evidentemente si pensa che se l’inquinamento è già così elevato, non sarà poi un dramma se gli ammalati dovessero crescere di pochi percento, a causa di un nuovo impianto. Salvo che per gli ammalati.

2) Dopo l’inceneritore dell’A2A, contro il quale i cittadini di Pace e non solo hanno espresso un dissenso plebiscitario, si propone un altro impianto, certamente più piccolo, che aumenterà le emissioni nella zona, forse di poco, ma le aumenterà. È difficile pensare che questo progetto possa trovare il consenso popolare, del quale, evidentemente non importa granché, tanto le decisioni vengono prese nel rarefatto ambiente di una conferenza dei servizi, dove si discute di questioni molto tecniche e burocratiche e di rispetto di legislazioni vigenti, ma dove i cittadini possono al più essere accettati come auditori, non come decisori.

3) Sembra che nel progetto manchi una stima proprio delle emissioni macroinquinanti e microinquinanti. Ma davvero può succedere nel 2016 che si presenti un progetto comunque impattante e non si fornisca pubblicamente una stima dell’impatto?

4) Il presidente Vincenzo Franza non ha remore nel sostenere che la vera motivazione del progetto non è, come recita il titolo, la ricerca e la sperimentazione bensì la tutela dell’occupazione, stante la crisi economica. Torna il ricatto occupazionale: la famiglie dei lavoratori devono mangiare, non importa se mangiano cibi avvelenati, prodotti dall’inquinamento, e magari si ammalano o muoiono.

Notiamo che i sindaci del SIN e dei comuni limitrofi non sono mai riusciti a coalizzarsi per resistere tutti insieme allo strapotere di gruppi industriali come A2A ed ora anche il gruppo Franza. Quando capiranno che una loro azione unitaria e coesa, scevra da vincoli partitici e campanilismi, è indispensabile per difendere il loro territorio? Quando si capirà che se affonda Pace del Mela, affonderanno pure Milazzo, Barcellona e perfino Messina, mentre ci si salva solo tutti insieme?

Ora, tutti gli impianti esistenti ed anche i nuovi rispettano e rispetteranno tutte le leggi esistenti. Purtroppo le leggi si applicano al singolo impianto, non al loro complesso. Pertanto se la situazione sanitaria nella valla del Mela è grave, vuol dire che magari ci si ammalerà ai sensi di legge.

Beniamino Ginatempo, Presidente Zero Waste Sicilia

martedì 19 luglio 2016

EMERGENZA RIFIUTI: ci vuole la differenziata, inceneritori inutili e pericolosi

COMUNICATO STAMPA

L’emergenza rifiuti che attanaglia la Sicilia ha un chiaro colpevole: il grave ritardo della differenziata. 
Ciò è evidente a chiunque: dove la raccolta differenziata non esiste le strade sono stracolme di rifiuti, dove c’è la differenziata il servizio funziona regolarmente. Eppure c’è ancora chi vorrebbe approfittare dell’emergenza per riproporre l’inceneritore di A2A, sebbene i cittadini abbiano già dimostrato la propria contrarietà con referendum e manifestazioni. 
In realtà è illogico prenderlo in considerazione come soluzione per l’emergenza, anche solo per il fatto che ci vorrebbero 3 anni per realizzarlo. L’implementazione della differenziata e la realizzazione di impianti finalizzati al riciclaggio sono senz’altro soluzioni molto più rapide. 
Ma facciamo finta per un attimo che l’inceneritore di A2A sia già operativo. Cosa sarebbe cambiato rispetto alla situazione che stiamo subendo in questi giorni? Assolutamente nulla. Esso verrebbe alimentato con 500 mila tonnellate l’anno di CSS, ovvero la frazione combustibile dei rifiuti (in prevalenza composto da plastica e carta). Il CSS viene prodotto in impianti che lo separano dal resto dei rifiuti e lo classificano. Ma questi impianti che Sicilia non esistono: l’inceneritore di A2A al momento potrebbe essere alimentato solo con CSS di altre regioni. Insomma, oltre il danno la beffa: non solo i cittadini sarebbero sottoposti ai veleni emessi bruciando rifiuti da mezza Italia, ma la monnezza rimarrebbe comunque nelle nostre strade. 
Si illudono inoltre coloro che pensano che l’inceneritore possa comportare un risparmio sulle bollette della luce: l’impianto genererà una potenza di soli 60 MW contro i 960 MW dell’ attuale centrale. 
Gli epidemiologici sono chiari: “qualcuno morirà a causa dell’inceneritore” [1]. Che gli inceneritori facciano vittime è quindi una certezza. Potranno essere poche o molte a seconda delle dimensioni dell’inceneritore e del modo con cui viene gestito, ma ci saranno. Una politica che punta sugli inceneritori anziché sulle alternative che le direttive europee [2] ci indicano è una politica incosciente ed irresponsabile, per non dire altro. L’unico modo per risolvere rapidamente e definitivamente il problema dei rifiuti è quello di istituire l’obbligo di raccolta differenziata porta a porta ed esautorare i sindaci che non lo applicano. 
Nel frattempo bisogna implementare l’impiantistica, quella giusta però: innanzitutto impianti di compostaggio e di trattamento dei rifiuti indifferenziati (TMB) all’avanguardia, come le cosiddette “fabbriche dei materiali”. Si tratta di impianti capaci di recuperare materia dall’indifferenziata per avviarla al riutilizzo e/o riciclaggio. Impianti più economici degli inceneritori, che non inquinano e che producono meno residui da inviare in discarica: esistono già con successo in alcune zone del Veneto [3] e da quest’anno anche a Reggio Emilia [4]. 
A guadagnarci sarebbero i cittadini: la TARI è tanto più “salata” quanto più è carente la differenziata nel proprio comune. Portare i rifiuti in discarica è molto più costoso che praticare la raccolta porta a porta, che peraltro ha il vantaggio di creare molti più posti di lavoro. Smaltire i rifiuti negli inceneritori è ancora più caro: ad esempio costa 305 € a tonnellata nel napoletano, dove A2A ha un impianto simile a quello proposto nella Valle del Mela [5]. Sia le discariche che gli inceneritori vengono pagati con i soldi dei cittadini per inquinare. E hanno tutto l’interesse per ritardare all’infinito la differenziata. 
E’ necessario che la Sicilia si affranchi da questo genere di cricche, non che si consegni da una cricca all’altra. Comitato dei cittadini contro l’inceneritore del Mela.

cittadinicontroinceneritore.org 

Associazione ADASC 


Note: 

[1] http://www.dire.it/13-06-2016/59167-inceneritore-lepidemiologo-ci-saranno-morti-sicuro/
[2] La Direttiva 2008/98/CE relativa ai rifiuti indica che prevenzione, differenziata e riciclaggio debbano avere priorità su inceneritori e discariche 

giovedì 17 marzo 2016

Concretizzare azioni decisive contro l’inceneritore

COMUNICATO STAMPA

Il fronte contro l’inceneritore del Mela vanta ormai una “potenza di fuoco” non indifferente.
 Nei tre comuni in cui si è votato (San Filippo del Mela, Pace del Mela e Gualtieri Sicaminò) i NO all'inceneritore hanno raggiunto percentuali record: complessivamente 6450 NO, pari ad uno schiacciante 97,8% dei voti, con una differenza molto contenuta da comune a comune (dal 96% di San Filippo al 99% di Pace del Mela). E’ veramente molto difficile immaginare che se si fosse votato anche negli altri comuni del comprensorio i risultati avrebbero potuto differire in maniera sostanziale.
Domenica scorsa, quando ormai ci eravamo arresi all'evidenza che il maltempo avesse rovinato la manifestazione, ecco invece arrivare oltre 2000 temerari pronti a rischiare di ritrovarsi sotto un'acquazzone pur di manifestare contro l'inceneritore.
E’ ormai chiaro a tutti che questo temuto impianto ha incontrato la netta ostilità dell’opinione pubblica di tutta l’ampia zona che ne subirebbe gli effetti nefasti (secondo alcuni studi tali effetti ricadrebbero addirittura fino ad un raggio di 30 Km).
Fortunatamente (non era scontato), all’orientamento generale dei cittadini fa eco quello delle amministrazioni comunali, che finora hanno mostrato una indiscutibile sensibilità al problema dell’inceneritore.
Sensibilità ribadita nell’incontro di venerdì scorso al Teatro Trifiletti di Milazzo, organizzato dai presidenti dei consigli comunali del comprensorio, e con la presenza di vari sindaci alla manifestazione della scorsa domenica.

A questo punto, nella complessa partita contro l’inceneritore è necessario concretizzare azioni efficaci e potenzialmente decisive. E le occasioni in tal senso per le amministrazioni comunali non mancano di certo.

Già, perché forse ancora non tutti hanno chiaro che la realizzazione dell’impianto proposto da Edipower ha incontrato un grosso ostacolo: il Piano Paesaggistico dell’Ambito 9.
Si tratta del più forte strumento di pianificazione territoriale, gerarchicamente superiore a qualsiasi altro strumento urbanistico. Neanche il cosiddetto “Sblocca Italia” o una decisione governativa potrebbero scavalcarlo.  L’incompatibilità del progetto Edipower con tale Piano, ribadita peraltro nei pareri negativi della Soprintendenza e del Ministero dei Beni Culturali, è palese. Infatti l’Art.55 del Piano dispone chiaramente il divieto alla realizzazione di nuovi impianti industriali presso la raffineria e la centrale elettrica della riviera di levante del Milazzese.
Il parere negativo del Ministero dei Beni Culturali ha peraltro valore vincolante nell’ambito della Valutazione di Impatto Ambientale cui è sottoposto il progetto Edipower.

Capitolo chiuso quindi? Non proprio, perché:

1)     L’azienda è determinata a perseguire il suo infausto progetto, infischiandosene sia della volontà popolare, sia delle deliberazioni contrarie di praticamente tutti i comuni da Messina a Furnari, sia di ogni proposta alternativa all’inceneritore che noi stessi abbiamo avanzato sulla riconversione della centrale. E tale determinazione si è concretizzata nel ricorso depositato da Edipower lo scorso 23 Febbraio al TAR del Lazio contro il parere del Ministero dei Beni Culturali.

2)     La volontà del Ministro dell’Ambiente Galletti e più in generale del Governo Renzi è indiscutibilmente orientata verso la realizzare di nuovi inceneritori “ad ogni costo”. Alla volontà pro-inceneritori del governo nazionale fa eco la ricattabilità del governo regionale, che si traduce sostanzialmente in una sudditanza obbligata in materia di rifiuti, vista la perenne cattiva gestione del problema da parte della Regione Siciliana, che “vanta” livelli di raccolta differenziata da terzo mondo. Sudditanza che di fatto mette “fuori gioco” il Piano Regionale per la Gestione dei Rifiuti, che pure è stato aggiornato con il necessario adeguamento lo scorso Gennaio e che di fatto non prevede la realizzazione di classici inceneritori in Sicilia, o almeno non nelle dimensioni previste dal Governo Renzi e dal progetto Edipower.

3)     Il Piano Paesaggistico dell’Ambito 9 è vigente in Regime di salvaguardia in quanto adottato con DDG n.8470 del 4.12.2009, ma non risulta ancora approvato in via definitiva. Pertanto sarebbero teoricamente possibili delle motivate modifiche nell’approvazione finale da parte dell’Assessorato regionale ai Beni Culturali.

Non è difficile immaginare che delle pressioni volte a “rimuovere l’ostacolo” siano in atto. Pressioni che potrebbero essere volte proprio ad ottenere una modifica dell’art.55 del Piano Paesaggistico. E’ vero che una siffatta modifica dovrebbe essere motivata quanto meno da valide osservazioni inviate nei tre mesi successivi alla pubblicazione del Piano (avvenuta a cavallo tra il 2009 e il 2010), ma è anche vero che gli effetti di possibili (speriamo di no) “forti pressioni” dall’alto devono essere messi in conto.
E’ proprio su questi aspetti che si dovrebbe concentrare la “potenza di fuoco” delle nostre amministrazioni comunali: da un lato costituendosi in giudizio per avversare il ricorso di Edipower e dall’altro prendendo le difese dell’Art. 55 del Piano Paesaggistico dell’ambito 9.

Già con una lettera aperta dello scorso 22 Febbraio avevamo invitato le amministrazioni comunali ad inoltrare una formale richiesta all’Assessore regionale ai Beni Culturali Carlo Vermiglio per ottenere l’approvazione del Piano senza modifiche dell’Art.55, soprattutto per quel che riguarda le prescrizioni che vietano la realizzazione di nuovi impianti nell’area industriale del milazzese.
Sembrerebbe che i Sindaci dei sette comuni dell’AERCA abbiano colto l’invito, anche se la richiesta che avrebbero inviato all’assessore Vermiglio non è ancora stata resa pubblica nel dettaglio, ma appare necessario che anche le amministrazioni del comprensorio facciano altrettanto.

Nell’incontro di venerdì scorso al Teatro Trifiletti il vicepresidente del consiglio comunale di Merì, Marilisa Grillo, ha letto il testo della richiesta che la propria amministrazione ha inviato a Vermiglio, che riportiamo integralmente:

“Egregio dott. Carlo Vermiglio,

Il Piano Paesaggistico dell’Ambito 9 – Area della catena settentrionale (Monti Peloritani) è stato adottato con DDG n.8470 del 4.12.2009.
Il suddetto Piano ha acquisito enorme rilevanza nell’ambito della Valutazione di Impatto Ambientale del progetto “Impianto di valorizzazione energetica di CSS da realizzarsi nella Centrale Termoelettrica esistente di San Filippo del Mela (ME)”, la cui istanza è stata presentata da  Edipower SpA al Ministero dell’Ambiente il 22 settembre 2015.
Il progetto prevede la realizzazione di un gigantesco impianto di incenerimento, con capacità di 510.000 tonnellate l’anno di CSS (combustibile derivato da rifiuti), rischiando di inficiare ulteriormente l’incantevole paesaggio del golfo di Milazzo, nonché di aggravare i rischi sanitari per la popolazione del già martoriato comprensorio della Valle del Mela.

La Soprintendenza di Messina ed il Ministero per i Beni e le attività culturali hanno espresso parere negativo nei confronti del suddetto progetto rispettivamente il 5 Novembre ed il 2 Dicembre 2015.
Tali pareri si fondano sull’incompatibilità del progetto con il Piano Paesaggistico d’Ambito 9 ed in particolare con l’art. 55, il quale, in merito agli impianti industriali del milazzese, fissa concetti chiari e sacrosanti:

“Il paesaggio [del milazzese] … possiede valenze storiche, paesaggistiche, architettoniche ed ambientali notevolissime e storicamente vede una zona fra le migliori e le più ambite proprio nella riviera di levante, oggi sede di insediamenti industriali che confliggono fortemente con i valori e le valenze che i luoghi ancora possiedono, rispetto a cui soprattutto alcuni impianti industriali si configurano come detrattori paesaggistici tra l’altro lesivi di potenzialità economiche non indifferenti…
[Tali impianti] hanno avuto gravi ricadute negative sia sullo sviluppo urbanistico e più in generale sul contesto territoriale delle aree limitrofe, soggette a grave degrado paesaggistico-ambientale…, sia sullo sviluppo economico, con ricadute negative per l’intera provincia.
[…]
In un’ottica di sviluppo sostenibile è necessario rimuovere gradualmente i fattori di degrado e recuperare e riconvertire l’area, favorendo attività produttive a basso impatto ambientale che garantiscano la conservazione e, soprattutto, la trasmissione alle generazioni future di un patrimonio culturale e paesaggistico irripetibile.
[…]
Gli impianti di produzione d’energia e di raffinazione rappresentano i due poli industriali a maggior incidenza sui fattori di degrado del Paesaggio Locale e costituiscono detrattori paesistici.[…] E’ necessario che vengano adottati tutti i possibili accorgimenti per ridurre il carico inquinante e mitigare l’impatto visivo di tali impianti ed è vietato il potenziamento degli stessi e l’ampliamento delle aree interessate.
Deve essere prevista la graduale e progressiva eliminazione degli impianti anzidetti e una riconversione produttiva dell’area che non confligga con la sua naturale vocazione paesaggistica.”

Il Piano Paesaggistico dell’Ambito 9 è vigente in regime di adozione, ma, da quanto risulta, non ancora approvato.
Appare evidente come un’approvazione del Piano che confermi l’indirizzo sopra riportato per l’area industriale di Milazzo diviene di precipua importanza per salvaguardare sia la salute dei 150 mila cittadini che vivono nel comprensorio, sia il suo patrimonio culturale e paesaggistico, nonchè le importanti potenzialità economiche che da esso derivano.
Tale esigenza è dovuta anche al ricorso che Edipower S.p.A. ha depositato il 23 Febbraio c.a. al TAR del Lazio contro il parere, di natura vincolante, del Ministero per i Beni e le attività culturali.
Per i motivi sopra riportati si richiede l’approvazione del Piano Paesaggistico dell’Ambito 9 e soprattutto la conferma, senza sostanziali modifiche, dell’art. 55 ed in particolare degli indirizzi, delle direttive e delle prescrizioni della specifica 12D- Paesaggio della riviera di levante”.

Sulla scorta di questa esemplare iniziativa, auspichiamo che anche le altre amministrazioni si muovano in maniera analoga, facendo propria, qualora non lo avessero già fatto, una simile richiesta all’Assessore regionale dei beni culturali e dell'identità siciliana.
Auspichiamo inoltre le amministrazioni comunali a costituirsi in giudizio per avversare il ricorso presentata al Tar del Lazio da Edipower.


Comitato dei cittadini contro l’inceneritore del Mela