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domenica 17 settembre 2017

Tragedia Heysel, i soci dello "Scirea" presenti alla commemorazione


Per non dimenticare la strage dell’Heysel, lo stadio di Bruxelles dove, il 29 maggio 1985, poco prima dell'inizio della finale di Coppa di Campioni tra Juventus e Liverpool, persero la vita 39 tifosi, di cui 32 italiani, e si registrarono oltre 600 feriti. Per commemorare le vittime, è stata organizzata oggi a Reggio Emilia – città di uno dei morti dell’Heysel – una cerimonia alla quale ha preso parte con una delegazione anche lo Juventus Club “Scirea” di Santa Lucia del Mela, presieduto da Benedetto Merulla. 
La commemorazione è stata voluta dal comitato Heysel di Reggio Emilia che, prima della partita con il Sassuolo, ha invitato i tifosi ad essere presenti alla cerimonia, programmata stamattina. I soci dello “Scirea” si sono recati al monumento dedicato alle vittime della violenza negli stadi e realizzato ispirandosi alle caratteristiche dello stadio Heysel. 
Più di trent’anni dopo, l’incubo di quella finale non ha mai abbandonato i giocatori che erano presenti in campo e i tifosi bianconeri sopravvissuti: «Lo stadio era vecchio, piccolo, non adatto a una finale – si legge in una delle tante testimonianze. – Restano schiacciati migliaia di spettatori, terrorizzati: da una parte gli hooligans inglesi che spingono, inveiscono e lanciano bottiglie di vetro spezzate, dall'altra la polizia belga che colpisce con i manganelli chi cerca una via di fuga verso il terreno di gioco». 
Nella grande ressa che venne a crearsi, alcuni si lanciarono nel vuoto per evitare di rimanere schiacciati, altri cercarono di scavalcare gli ostacoli ed entrare nel settore adiacente, altri ancora si ferirono contro le recinzioni. Il muro ad un certo punto crollò per il troppo peso, moltissime persone rimasero schiacciate, calpestate dalla folla e uccise nella corsa verso una via d'uscita. 
Su quella assurda tragedia nazionale, che è rimasta come una ferita profonda nella storia della Juventus, tutti gli amanti del calcio, indipendentemente dal colore della maglia, hanno il dovere di mantenere viva la memoria, che ancora oggi ci interroga sui temi della sicurezza e del rispetto tra tifoserie. 




martedì 22 agosto 2017

Vola ad Arezzo il giovane calciatore Mario Cambria, promettente talento luciese

Mario Cambria,
selezionato nel settore giovanile dell'Arezzo
Approda all’Us Arezzo Mario Cambria, classe 2001, cresciuto nelle scuole calcio locali con un curriculum di tutto rispetto guadagnato sul campo, che comprende esperienze di formazione importanti come la partecipazione a due diverse edizioni del “Milan junior Camp” dedicato ai campioni in erba. Proveniente dall’Asd F24 Messina e seguito dal procuratore sportivo Antonio Palmieri, Mario Cambria si prepara alla nuova avventura tra gli under 17 dell’Us Arezzo dopo essere stato visionato da altre società, tra cui Chievo e Vicenza. Tra i suoi punti di forza le giocate imprevedibili e la tecnica sopraffina, combinata alla rapidità d’azione, che hanno convinto i tecnici e la dirigenza aretina ad investire sul giovane talento luciese. «È arrivato il momento che ho sempre aspettato, il momento in cui lasciare casa e amici, che per me sono come una seconda famiglia, per inseguire il sogno che ho coltivato sin da bambino – dice Mario Cambria, già entrato nel cuore dei nuovi compagni e della società. – Non è facile, ma nella vita se si vuole raggiungere un obiettivo bisogna fare molti sacrifici. Ringrazio tutti i miei mister, tutti i miei compagni di squadra, la mia famiglia e tutte le persone che mi hanno accompagnato in questo percorso, che adesso mi pone davanti ad una nuova esperienza nella quale darò il massimo per migliorare giorno dopo giorno». (Katia Trifirò)

martedì 14 febbraio 2017

Rivera al Milan Club "Van Basten", ritratto di un campione



Gianni Rivera firma il suo libro "Autobiografia di un campione"
(foto di Antonio Giunta)
L'ABBRACCIO DI SANTA LUCIA DEL MELA 
Attraversa le generazioni e le tifoserie l’abbraccio di Santa Lucia del Mela a Gianni Rivera, accolto dal pubblico delle grandi occasioni al taglio del nastro del Milan Club “Van Basten”, presentato alla città dal presidente Felice Gitto, dal direttivo e dalla base, che sfiora già i 150 iscritti. Ed è proprio l’entusiasmo travolgente dei soci rossoneri a dare il ritmo all’incontro con l’indimenticabile “Golden boy” delle cronache calcistiche, arrivato in aula consiliare insieme alla moglie Laura per ripercorrere con gli sportivi e i giornalisti presenti non solo le tappe di una carriera d’eccezione, ma anche una pagina irripetibile della storia del pallone. 

TRA IERI E OGGI
«La differenza tra la nostra generazione e quella di oggi? Dopo la partita andavamo a mangiare dove potevamo risparmiare grazie a qualche sconto, adesso i giocatori vanno a cena nei locali che li pagano per stare lì», scherza Rivera, rimproverando al calcio italiano di anteporre la corsa al profitto ai valori sportivi. Chiedendosi quali punte di diamante brillano nel nostro campionato, afferma che «sarà il tempo a stabilire chi sono oggi i veri leader. Ormai è facile raggiungere immediatamente successo e popolarità, ma non sappiamo chi resterà tra vent’anni». Il problema non è solo la mancanza di attaccamento alla maglia e l’eccessivo divismo, i “capricci” dei giocatori che bruciano subito le tappe, ma anche la perdita di attrattiva del nostro calcio. In definitiva, serve autocritica: «In Italia non vengono più giocatori – asserisce –. Si deve recuperare la qualità». 

DALLA PERIFERIA AI COLORI ROSSONERI
Definito “eroe antico” da scrittori come Flaiano e Bianciardi, Rivera conserva la sobria eleganza di un uomo che non dimentica la famiglia e i luoghi da cui proviene. A guidare la conversazione con il pubblico, moderata da Francesco Anania con Massimo Canta, le foto d’epoca e i ritagli di giornale raccolti nel libro «Autobiografia di un campione», dove sono finiti anche i primi articoli conservati dal padre Teresio nelle scatole delle camicie. «Eravamo poveri, ma felici» confessa il “ragazzo prodigio” del ’43, rivendicando i primi calci nei campetti di periferia e nella squadra dell’oratorio, prima di approdare all’Alessandria e, infine, nelle fila rossonere. 

MILAN, PUNTARE SULLA QUALITA'
La lunga storia d’amore con il Milan, che l’ha proiettato nell’immaginario nazionalpopolare, è fatta per Rivera di compagni, allenatori e persino avversari ricordati con affetto, soprattutto se con la stoffa di Sandro Mazzola. Ma sull’attuale stato di salute della squadra ribadisce: «Serve qualità. Bisognava fare un po’ più di sacrificio, ma restiamo in attesa di vedere cosa succede. L’idea vincente – aggiunge il campione – è stata quella di puntare sul settore giovanile». 

IL SALUTO AI FAN
Poi, Rivera ha visitato la sede del “Van Basten” e si è fermato a cena con il gruppo, senza sottrarsi agli autografi e alle foto con i tifosi e chiacchierando per telefono con alcuni vecchi compagni che hanno salutato l’apertura del Club luciese, così come l’amministrazione comunale e il Milan Club “Baresi” di Campobello di Mazara. Infine, sulle note di Luciano Fraita e l’immancabile inno, il taglio della torta e gli auguri al nuovo sodalizio, che ha tra i prossimi programmi la trasferta a Crotone.  

(Katia Trifirò)

sabato 11 febbraio 2017

Milan Club, cresce l'attesa per l'arrivo di Gianni Rivera

Verrà inaugurato domani alla presenza del grande Gianni Rivera il Milan Club “Marco Van Basten” di Santa Lucia del Mela, che accoglierà il campione nella sede di via Cesare Battisti per dare il via alle attività del primo anno sociale. La cerimonia di inaugurazione sarà preceduta da un incontro in aula consiliare, dove alle 18 il “Golden Boy” saluterà i tifosi, dialogherà con i giornalisti e si racconterà attraverso le pagine del libro «Autobiografia di un campione», tra esperienze di vita e successi sportivi. Infine, Rivera si fermerà a cena con i soci del nuovo sodalizio, che aspira ad essere un punto di riferimento sul territorio per tutti i rossoneri. Il Milan Club “Van Basten” è presieduto da Felice Gitto; vicepresidente è Giuseppe Salvo, segretario Emanuele Gitto. Il resto del direttivo è composto da Antonino Cirino, Antonino Rappazzo, Fortunato Ragusa (revisori), Antonio Giunta, Giuseppe Giunta, Franco Ispoto, Rosario Peci, Davide Gitto, Andrea Parra, Antonino D’Amico.


giovedì 10 novembre 2016

Il club doc incontra Nicola Legrottaglie: quando i sani principi precedono gli aspetti sportivi

Filippo Alibrando - Fama, successo, denaro, divertimento, piaceri vari, visibilità mediatica. Sono solo questi gli elementi che compongono la vita di un calciatore dell’era moderna?
La risposta a questa domanda potrebbe sembrare quantomeno lapalissiana, scontata. La società odierna ci abitua a degli standard, stereotipi, riduce l’esistenza di un noto personaggio (quale potrebbe essere un calciatore) ad un fermo immagine che lo rende più “popolare” possibile. 
Ed è quindi che, tra una partita e l’altra, un calciatore della massima serie si ritrova sulle prime pagine di tutti i giornali, sugli schermi nazionali, bombardato dal vortice mediatico che vuole a tutti i costi far emergere una nuova “icona” da sfruttare per un determinato periodo. E che fine fanno la personalità, il carattere, i valori ed i sani principi che molti sportivi (non tutti, purtroppo) possiedono?
Beh questi ultimi valgono poco per alcuni o, per lo meno, si limita il senso della “correttezza morale” alla palla messa fuori durante un infortunio o ad un gesto di fair-play. Giusto, ma tremendamente riduttivo. 

È stato questo il tema di fondo trattato oggi pomeriggio presso il Palazzo ex-carcere di Santa Lucia del Mela, in occasione dell’incontro dei tifosi locali con Nicola Legrottaglie. L’evento, organizzato dallo Juventus Club Doc “G. Scirea” di Santa Lucia del Mela presieduto dall’instancabile Benedetto Merulla, ha visto protagonista l’ex calciatore della Juventus che ha vestito la maglia bianconera tra il 2003-2005 ed il 2006-2011, concludendo poi la sua carriera nel 2014 al Catania. 
Introdotto dall’Avv. Angelo Siracusa, membro fondatore del club luciese nel 1984, Nicola Legrottaglie ha parlato apertamente della sua esperienza, calcistica ma soprattutto di vita. Ha descritto a grandi linee la sua carriera, correttamente definita “parabola ascendente” dal moderatore, mettendo in evidenza quali grandi sacrifici siano necessari per poter coronare i propri sogni nel migliore dei modi. Non ha omesso le parti meno gloriose della sua carriera, ovvero il primo approdo alla Juventus o l’anno della Serie B, anzi. Ha definito questi momenti certamente critici, ma allo stesso tempo portatori di opportunità di crescita: un’introduzione al suo ritrovato modo di vivere. 
Già. Un modo di vivere radicalmente modificato in corso d’opera, dopo tanti spropositi ed eccessi, quasi una sorta di conversione sulla via di Damasco, che lo ha portato anche ad aderire al movimento sportivo "Atleti di Cristo".  
Questo un breve passaggio del suo intervento: <<Ho messo il passato alle spalle, dopo una presa di coscienza che mi ha portato a rivalutare i giusti valori della vita. Il mio esempio di vita, notoriamente, è Gesù. Mi sono specchiato in lui e ho capito che agendo come lui qualcosa dentro di me è cambiata. Ho iniziato ad amare me stesso, il mio corpo e soprattutto ho imparato un nuovo modo di relazionarmi con tutti, evitando anche di ferire i sentimenti. Ho tolto in pratica la “maschera” che indossavo, quella del personaggio mediaticamente forte ed emblematico, per assumere una personalità quanto più vera ed autentica possibile>>. 
Ha messo insomma a nudo se stesso, cercando di esprimere i cambiamenti positivi che hanno contraddistinto la sua esistenza successivamente all’incontro con la Fede. Una fede che, sottolinea, non deve necessariamente corrispondere con Religione: <<fede significa cambiare gli atteggiamenti, le convinzioni, i cattivi esempi, gli obiettivi rendendoli più corretti possibili avvicinandoli all’insegnamento di Gesù>>. 

Spronato da un pubblico numeroso e visibilmente attento, Legrottaglie ha anche parlato del ruolo sociale e pedagogico che ha lo sport in generale, dando qualche consiglio anche alle giovani generazioni che si avvicinano al mondo dello sport. In particolare dice: <<Credo che in Italia siamo strutturati maluccio perché per poter arrivare ad avere dei leader, nel senso buono del termine, abbiamo bisogno di formarli. Si formano nelle strutture, che andrebbero potenziate mettendo a capo istruttori che abbiano determinati requisiti morali, etici e soprattutto un’educazione da trasmettere ai bambini. In Italia abbiamo istruttori capaci a parlare di tecnicismi e tattiche, ma il modello generale purtroppo cura poco la crescita individuale del bambino. È un problema culturale non attenzionato ma che purtroppo sta andando avanti, senza alcun freno. L’altra componente è quella familiare, un tassello imprescindibile che fonda la base solida su cui un bambino fonderà la propria vita. Partiamo dalla cultura. Il calcio è lo sport più diseducativo tra tutti gli sport. Non nel regolamento, ma nella pratica comune dei cosiddetti “esempi”, che in realtà non lo sono per niente. La scelta dell’idolo a volte non avviene sulla base dell’integrità morale, bensì sull’esteriorità o la semplice stranezza del calciatore. Ma è una scelta: si decide di ammirare un elemento la cui storia non è certamente migliore di altre. La stampa in tal senso dovrebbe enfatizzare di più i buoni propositi, i buoni esempi, lasciando al margine l’esempio deplorevole per un determinato contesto. La stampa porta le persone a pensarla in un modo che non è esattamente quello corretto. Quindi ci vuole tanto equilibrio e restare attenti>>.

E poi continua: <<La stampa becera è un’altra grave problematica culturale. Oggi alcuni giornalisti vengono ammaestrati per creare scompiglio. Quella domanda è studiata, premeditata per punzecchiare un allenatore o un giocatore per far la notizia e vendere le copie di giornale. Alla base non c’è passione, bensì troppo interesse. Metterei a fare i giornalisti gente appassionata, che non significa non essere obiettivi, ma almeno non crea quel clima di disagio all’interno del gruppo. Tutti questi interessi, unitamente agli spropositi dei social, risultano deleteri per lo sport>>.

Dalle origini fino ad oggi, dal vecchio Legrottaglie alla personalità ritrovata, dalle esperienze sportive ai nuovi progetti da allenatore: è stato un incontro a trecentosessanta gradi, da molti definito come “il più educativo per tutti”. L’ex difensore ha tenuto una spontanea lezione di vita di chi ha saputo riprendere in mano la propria vita dopo periodi di decadenza morale. L’integrità morale di un “Uomo”, inteso come complesso di corpo ed anima che sa comprendere i propri sbagli per rimettersi in carreggiata.
In una società che gareggia a chi ha più ragione rispetto ad un altro, la riflessione odierna è forse una “mosca bianca”: <<sono consapevole di non poter cambiare il mondo, ma come dico sempre, io almeno ci provo>>

Nelle nostre vite da studenti, genitori, figli, capi ma soprattutto come cittadini intercalati in un tessuto sociale sin troppo deviato, dovremmo provarci tutti. Quantomeno per essere in pace con la propria persona, con quelle a noi vicine e con una morale che, in troppi ambiti, spesso è stata dimenticata. 

Per la fotogallery dell'evento, clicca il link sottostante. (photo Antonio Giunta)

https://www.facebook.com/pg/Photo-Antonio-Giunta-163998117132267/photos/?tab=album&album_id=540411806157561

domenica 18 settembre 2016

Marco Tardelli in arrivo allo JCD "Scirea" di Santa Lucia del Mela

Nuovo eccezionale ospite allo Juventus Club Doc "Gaetano Scirea" di Santa Lucia del Mela, che venerdì 30 settembre alle 11 accoglierà in aula consiliare il campione Marco Tardelli, protagonista della storia del calcio italiana, insieme alla figlia Sara. Come sempre ad attendere i tifosi ci sarà una grande festa juventina, preparata con grande cura dal presidente Benedetto Merulla e dai soci dello "Scirea", per ripercorrere le vittorie conquistate da Tardelli con la maglia bianconera e raccolte nel libro Tutto o niente. La mia storia, scritto in forma di dialogo con la figlia. Indimenticabile icona della vittoria nel Mondiale del 1982, Tardelli si racconterà a tifosi e giornalisti, visiterà la sede del Club luciese e pranzerà con i soci. 




Il libro
Tutto o niente. La mia storia, scritto da Marco e Sara Tardelli, racconta una vita vissuta sempre di corsa, in campo e fuori, ma senza sbandamenti: «Ho lottato per il mio sogno da solo, senza l'aiuto di nessuno. Come regalo ho avuto il talento, tutto il resto me lo sono guadagnato passo dopo passo, centimetro per centimetro».
Dalla copertina: 
«Il mio urlo è durato 7 secondi. Il mio amico Gaetano Scirea mi ha passato la palla in area e l'ho colpita in scivolata. Rete. Italia 2, Germania 0. Il boato di 90 mila persone. E io ho fatto la cosa che amavo di più: ho corso. Ero inondato dai ricordi, dal senso di riscatto, dall'adrenalina. Quei 175 fotogrammi mi hanno regalato un posto nella storia del calcio. E quell'urlo è stato una scossa elettrica che ha cancellato la mia vita. Non c'è stato più un prima e non c'è un dopo.» A più di trent'anni dall'urlo di Madrid, Marco Tardelli racconta senza reticenze alla figlia Sara la sua storia, nata da una passione assoluta e totalizzante come il primo amore, che nessun ostacolo, nessun rifiuto, è mai riuscito a spegnere: il calcio. L'infanzia passata tra i monti della Garfagnana e la periferia di Pisa, le prime partite all'oratorio di padre Bianchi, che alimenta il suo sogno, contrastato invece dai genitori; i soldi guadagnati durante le vacanze estive come cameriere e i deludenti provini per club di serie A, finiti tutti allo stesso modo: «È bravo, ma con quel fisico non può fare il calciatore». Poi, a soli 20 anni, dopo aver indossato le maglie di Pisa e Como, Marco approda alla Juventus di Gianni Agnelli e Giampiero Boniperti, una grande squadra che è innanzitutto una scuola di vita, e con la quale in dieci anni conquista un'impressionante serie di vittorie: 5 scudetti, 2 Coppe Italia, una Coppa dei Campioni (la tragica notte dell'Heysel), una Supercoppa europea, una Coppa delle Coppe, una Coppa Uefa. Nel mezzo, la gloriosa carriera azzurra con la Nazionale di Enzo Bearzot nell'entusiasmante spedizione in Argentina (1978), in quella trionfale in Spagna (1982) e in quella sfortunata in Messico (1986). E quando l'avventura con il calcio «giocato» sembrava finita, perché sarebbe stato per lui impossibile raggiungere nuovi traguardi, un'inattesa carriera da allenatore condotta con alterne fortune: le gioie provate alla guida delle Nazionali giovanili, le delusioni sofferte sulla panchina dell'Inter e le stimolanti esperienze all'estero, prima come commissario tecnico dell'Egitto e poi come vice di Giovanni Trapattoni alla guida dell'Eire, privato per un gol irregolare di una storica qualificazione ai Mondiali in Sud Africa (2010). Tutto o niente è anche e soprattutto la storia dell'uomo Tardelli, «nato alla buona», di natura ribelle e con un «cromosoma contadino», delle sue molte e diverse amicizie, degli indimenticabili incontri con campioni e colleghi ma anche con ristoratori e taxisti, e dei turbolenti ma inossidabili rapporti con i figli, Sara e Nicola, e le donne della sua vita. 

Il campione
Marco Tardelli (Careggine, 24 settembre 1954) è stato cinque volte campione d'Italia con la Juventus, in maglia bianconera ha inoltre vinto tutte e tre le principali competizioni UEFA per club, divenendo uno dei primi tre giocatori – assieme ai suoi compagni di squadra e Nazionale Antonio Cabrini e Gaetano Scirea – nonché primo centrocampista in assoluto ad aver conseguito tale record. Campione del mondo con la Nazionale italiana nel 1982, è rimasta nella memoria collettiva l'esultanza con cui festeggiò la sua rete in finale alla Germania Ovest: "l'urlo di Tardelli" è passato alla storia come l'immagine-simbolo del calcio italiano nonché, a livello mondiale, tra le maggiori icone sportive di sempre. Nel 2004 è risultato 37º nell'UEFA Golden Jubilee Poll, un sondaggio online condotto dalla UEFA per celebrare i migliori calciatori d'Europa dei cinquant'anni precedenti.
Di piede destro, da bambino, seguendo e imitando il suo idolo Gigi Riva che era mancino, diventò ambidestro. Molto rapido nella corsa e abile nella marcatura, venne schierato con proficui risultati sia come terzino che centrocampista. In un'epoca in cui il calcio italiano era conosciuto soprattutto per le sue qualità difensive, spesso legate al catenaccio, Tardelli emerse al contrario come un giocatore grintoso e dotato tecnicamente in mezzo al campo, venendo considerato tra i migliori interpreti al mondo del ruolo nei primi anni 1980.
Dopo un corteggiamento da parte di Fiorentina e soprattutto Inter, nel 1975 venne acquistato dalla Juventus, voluto fortemente dal presidente bianconero Giampiero Boniperti. Fu subito schierato dall'allenatore Carlo Parola come terzino, alternandolo al più esperto Luciano Spinosi. Esordì con il club torinese il 27 agosto, nella gara di Coppa Italia tra Juve e Taranto, finita 2-0 per i bianconeri. Disputò l'ultima partita in maglia bianconera il 29 maggio 1985, nella finale di Coppa dei Campioni vinta per 1-0 contro gli inglesi del Liverpool, partita teatro della strage dell'Heysel. Chiuse la sua esperienza a Torino dopo 259 incontri conditi da 34 centri, nel corso dei quali mise in bacheca cinque campionati, due Coppe Italia, una Coppa dei Campioni, una Coppa delle Coppe e una Coppa UEFA; un palmarès che tuttora ne fa uno dei soli dieci giocatori, nella storia del calcio, capaci di conquistare le tre principali competizioni UEFA per club.
Fece il suo esordio con la maglia dell'Italia il 7 aprile 1976, all'età di ventuno anni, nell'amichevole di Torino contro il Portogallo (3-1). Divenne poi elemento cardine della selezione guidata da Enzo Bearzot, della quale fu titolare al campionato del mondo 1978 in Argentina e al campionato d'Europa 1980 organizzato in Italia. Con 7 presenze e 2 gol fu protagonista della vittoria al campionato del mondo 1982 in Spagna. Qui siglò la rete dell'1-0 nella partita poi vinta 2-1 sull'Argentina nonché la celebre rete del 2-0 nella vittoriosa finale 3-1 contro la Germania Ovest, quella del famoso "urlo" in cui Tardelli corse a perdifiato verso metà campo, agitando i pugni contro il petto, con le lacrime che gli rigavano il viso e urlando a ripetizione «gol!» mentre scuoteva selvaggiamente la testa: «dopo che segnai, tutta la vita mi passò davanti – la stessa sensazione che, si dice, si ha quando stai per morire. La gioia di segnare in una finale di Coppa del Mondo fu immensa, qualcosa che sognavo da bambino, e la mia esultanza fu una sorta di liberazione per aver realizzato quel sogno. Sono nato con quel grido dentro di me, e quello fu l'esatto momento in cui venne fuori»; per ironia della sorte, quel gol – inserito nel 2010 da Goal.com al 2º posto tra le 50 migliori celebrazioni nella storia dei campionati mondiali, e nel 2014 dalla BBC al 4º posto tra i 100 più bei momenti nell'epopea della Coppa del Mondo – rimase il suo ultimo in maglia azzurra. Dopo il ritiro di Dino Zoff vestì la fascia di capitano ogni qual volta venne impiegato. Con gli Azzurri ha collezionato in totale 81 presenze e segnato 6 reti. Dopo il ritiro dalla pratica agonistica inizia per lui la carriera di allenatore. 
(da Wikipedia)

domenica 5 giugno 2016

Festa bianconera per il Barone Causio, poeta del calcio che conta

Il calcio è un linguaggio e ha i suoi poeti. Lo diceva Pier Paolo Pasolini, pensando che i poeti, sul rettangolo verde, non si esprimono con le parole ma con il modo di giocare, con l’inventiva, con la fantasia: ed è per questo che i poeti più grandi, nel mondo del calcio, sono quelli che non usano solo la tecnica, ma anche – e soprattutto – il cuore. Lo sa bene uno come Franco Causio, classe 1949, che dai quartieri popolari di Lecce, dove ricevere un paio di scarpette da calcio è un dono raro al tempo della sua infanzia, ha scalato le vette di una lunga stagione felice, scommettendo sul cuore, sul talento, sul coraggio. Il cuore, quello che non gli fa dimenticare i sacrifici di mamma Anna e papà Oronzo nel Salento degli anni Cinquanta; il talento, quello che possiede nei piedi di velluto, grazie ai quali viene soprannominato Barone, sangue blu del campo di gioco; il coraggio, quello di lasciare tutto e ripartire ogni volta daccapo, prima dalla Puglia a Torino, poi verso avventure calcistiche e umane sempre nuove, con altre maglie, altri compagni di viaggio, altre terre, tra cui il Brasile, dove incontra Andreia, l’amore della sua vita. Una vita che sembra un romanzo, e che infatti il Barone Causio ha messo per iscritto, raccontandosi nell’autobiografia “Vincere è l’unica cosa che conta”: titolo programmatico, motto e imperativo dell’inconfondibile “Stile Juve”.
Parte da qui l’incontro di Franco Causio, protagonista indiscusso di un’epoca indimenticabile del calcio italiano, con i tifosi dello Juventus Club Doc “Gaetano Scirea” di Santa Lucia del Mela, che lo hanno accolto nella nuovissima sede sociale e, poi, nel palazzo ex carcere borbonico di Piazza Milite Ignoto,  dove il Barone, in un dialogo serrato di oltre due ore con il pubblico, ha ripercorso gli anni d’oro del suo calcio e di tutto il calcio italiano. Il presidente carismatico Boniperti, le cene con l’Avvocato, la scoperta di Del Piero; e ancora, i giri in Ape con il padre, i compagni di casa Juve negli anni Settanta e Ottanta, il mitico scopone con Pertini, Zoff e Bearzot, in aereo dopo il mondiale dell’82. Tra passato e presente, memoria e ironia, è un fiume in piena di ricordi, emozioni, aneddoti: così il Barone bianconero racconta le tappe di una carriera folgorante, accompagnata da amici e maestri di vita e coronata dal sogno della maglia azzurra e da grandi traguardi, che lo proiettano di diritto, scorrendo il suo palmarès, nell'olimpo dei campioni.
Insieme al presidente dello “Scirea” Benedetto Merulla, all’avvocato Angelo Siracusa, uno dei fondatori dello storico sodalizio luciese, ai giornalisti e ai fans, Causio ha sfogliato il magico album delle figurine di un calcio che non c’è più, fatto da campioni dentro e fuori il campo, specchio di un’Italia diversa, piena di speranze e fermenti, che applaudiva Tardelli, Rossi, Platini, Cruijff, Facchetti, Scirea e altri grandi giocatori rimasti nel cuore di milioni di innamorati del pallone. Ma è soprattutto una storia juventina quella che Causio restituisce a chi lo ha ammirato in campo come poeta dell’ala («Ero il vero regista della Juve», dichiara) e a chi lo ha conosciuto già leggenda, soprattutto i giovani sportivi che, dalla sua umiltà e dal suo spirito di sacrificio, hanno tutto da imparare: «Ho girato l’Italia in lungo e in largo, ho lavorato in silenzio, con rispetto – il credo della mia vita – molto prima che “rispetto” diventasse uno slogan europeo», afferma il Barone, che dà infine voti al calcio di oggi, pensando alle ardue sfide di Conte, alla Nazionale e alla Juventus, dove continua a battere il suo cuore. Dopo l'incontro, Causio non si sottrae alle foto di rito, agli autografi e ad una lunga serata a cena in compagnia del Club Doc “Scirea”, che ha appena festeggiato il primato in Sicilia per numero di soci e che si prepara già ai prossimi appuntamenti. (Katia Trifirò










Tutte le foto dell'incontro su Facebook: 
https://www.facebook.com/JCDsantaluciadelmela.it/photos/?tab=album&album_id=1250687374949009

sabato 10 gennaio 2015

Juventus - Inter: l'ultima "spedizione" dello Juventus Club Doc "G. Scirea"


Filippo Alibrando - È di pochi giorni fa l’ultima trasferta effettuata dallo Juventus Club D.O.C. “G. Scirea” di Santa Lucia del Mela, che ha visto percorrere ben 2840 chilometri i 60 soci del club che hanno assistito alla partita di campionato Juventus-Inter, allo Stadium di Torino. 
La partita, valevole per il campionato di serie A, è finita in pareggio, ma ciò non ha toccato neanche di striscio l’entusiasmo del gruppo bianconero, che ha continuato a vivere questa ennesima trasferta in un clima festoso e gioioso, con i sani principi che lo sport merita di avere.


Il club Juventus, capitanato dall’instancabile presidente Benedetto Merulla, col passare del tempo si afferma sempre di più in tutta la provincia tirrenica e non solo, divenendo così un vero e proprio punto di riferimento per tifosi juventini, con presenze fisse ogni settimana ad ogni partita. Prova ne sono le numerose trasferte per i vari match di Serie A in giro per lo stivale, oltre a quelle di Champions League che hanno visto tifosi tesserati al club dirigersi ovunque, anche all’estero (Spagna, Germania, Svezia), mostrando il tanto blasonato striscione “Santa Lucia del Mela – Presente”, di cui tanto vanno fieri. 


Potrebbe sembrare una cosa di effimero valore tutto ciò, ma quando eventi del genere vengono organizzati in modo caparbio e dettagliato, il risultato non può essere che ottimo. Risultati che solo un vero gruppo può ottenere: senza dubbio, il club luciese ne è la prova. 


mercoledì 24 dicembre 2014

Calciomercato Futsal, finale col botto

Cronaca sportiva a cura di Lucia Andaloro

Il 16 dicembre è stata l’ultima data utile per compiere operazioni di mercato e l’A.S.D. Futsal S. Lucia del Mela ne ha approfittato per rinforzarsi con ottimi giocatori, tra cui l'attaccante diciannovenne Christian Trifirò, che, esordendo domenica scorsa, è andato subito a segno, oltre a Paolo Letizia, Felice Maimone e Franco Amalfi. Si tratta di elementi di valore che certamente, con la loro esperienza, completano perfettamente il gruppo. Altro punto di svolta rappresenta il  calciatore Claudio Maio, giocatore esperto in varie categorie del Futsal, sino all’ultima stagione disputata in serie C1, che si è conclusa con la vittoria del campionato; Maio ha esordito con una tripletta nella gara contro lo Sporting Club Villafranca, dando grinta ai compagni di squadra. Ma la ciliegina sulla torta è il ritorno a S. Lucia del Mela del portiere Giuseppe Mirabile che, dopo anni di assenza, passa dall’A.S.D. Merì in C2 (dove ha iniziato la stagione) alla corte del mister Andaloro in serie D, decidendo di tornare in una squadra luciese e apportando un forte stimolo alla società. Ricordiamo che l’A.S.D. Futsal S. Lucia del Mela da anni si dedica al settore giovanile contando principalmente su elementi validi. Il mister è da sempre convinto che puntare sui giovani è l’unica chiave vincente. Ovviamente il tutto si accompagna all’impegno e alla passione per la crescita della suddetta società e dello sport luciese in generale. 
Mister Andaloro, con il portiere Giuseppe Mirabile e il dirigente Maurizio Giunta

mercoledì 30 gennaio 2013

Calcio e criminalità. Interviene a Milazzo il magistrato-scrittore Cantone

Angelo Siracusa, Raffaele Cantone, Sara Utano, Carmelo Pino

Katia Trifirò - Un gol è simile a una poesia, scriveva negli anni ’60 un grande innamorato del calcio come Pasolini. Ma oggi, nell’era delle scommesse clandestine, delle partite truccate e degli scandali che coinvolgono giocatori e società, l’emozione dello sport più seguito dagli italiani rischia di finire nel buco nero dei guadagni delle mafie. La criminalità organizzata, infatti, allunga i propri tentacoli sul calcio come strumento di potere: i clan acquistano squadre per ottenere consenso, attingono manovalanza dai vivai giovanili, usano gli ultras per controllare il territorio.
Questo pericoloso binomio tra calcio e affari illeciti è stato al centro di un incontro organizzato dal Leo Club di Milazzo, nell’ambito delle iniziative dedicate alla legalità e inaugurate dalla visita, due anni fa, di Pierluigi Vigna. Proprio il tema della legalità, come ha spiegato la presidente Sara Utano, si conferma così uno dei fili conduttori nelle attività dei giovani soci sul territorio, impegnati a sensibilizzare la comunità verso i problemi più attuali.
Ospite dell’incontro il magistrato napoletano Raffaele Cantone, che, con il piglio dell’appassionato di calcio e la lunga esperienza di lotta in prima linea alla criminalità, ha presentato al pubblico il suo ultimo libro, “Football Clan”, scritto con il giornalista Gianluca Di Feo: «Un atto d’amore», lo definisce, perché il calcio possa tornare ad essere «il gioco più bello del mondo».
Dopo i saluti del sindaco Carmelo Pino, a moderare il dibattito è stato l’avvocato Angelo Siracusa, che ha introdotto alcuni degli aspetti oscuri connessi alle vicende calcistiche degli ultimi anni, a causa dei quali sono stati messi in discussione i valori sociali di questo sport e la sua stessa credibilità. Il rischio, osserva il magistrato con un paradosso, è che il calcio faccia la fine dell’ippica, poiché i fenomeni criminali cresciuti nel mondo del pallone hanno come effetto quello di allontanare i tifosi, svuotando gli stadi e cancellando una passione che ha alimentato intere generazioni.
«Il calcio è un’industria, un mezzo di potere e di mobilità sociale» afferma Cantone, citando Messi, Cassano, Insigne, venuti da periferie povere e diventati ricchissimi, o il caso di Berlusconi, divenuto noto soprattutto grazie al Milan. «E, attorno ad esso, ruota un volume d’affari che è stato per molto tempo sottovalutato». Tra i ricordi personali e i dati scottanti della cronaca, il magistrato ha quindi passato in rassegna gli episodi che più hanno fatto male al calcio, come la “scalata sporca” alla Lazio che ha coinvolto il campione Giorgio Chinaglia, al centro di una sua inchiesta.
Dalle foto dei campioni con i boss locali (basti pensare a Maradona esibito come trofeo dai Giuliano di Forcella) alle frequentazioni malavitose di alcuni giocatori, dagli appalti sugli stadi all’ipocrisia istituzionale nella gestione delle scommesse, emerge il profilo di un calcio malato, a cui si aggiungono le falle della giustizia sportiva e l’atteggiamento talvolta ambiguo delle società. Ma l’antidoto, suggerisce Cantone, esiste, a patto di stigmatizzare sul piano sociale i fenomeni criminali nel calcio e affrontarli con responsabilità e coraggio: una vera e propria terapia d’urto per prevenire gli illeciti, rendere più efficienti i sistemi di indagine e meno indulgenti le punizioni. 

domenica 21 ottobre 2012

5a Giornata di Campionato: La Promende stravince in casa contro il Desport Gaggi


Filippo Alibrando – La Promende, in seguito alla sconfitta rimediata contro lo Sporting Taormina, si riscatta in modo più che autorevole davanti il pubblico di casa sconfiggendo per 4 a 1 il Desport Gaggi allo stadio “Gaetano Scirea” di S. Lucia del Mela.  Protagonista assoluto della gara è stato il bomber giallorosso Claudio Cerasuolo, che firma il poker che portano i 3 punti in casa Promende. Ottima prestazione comunque di tutta la squadra, che ha mantenuto un possesso palla superiore a quello della squadra ospite. La partita, arbitrata dal sig. Fortunato della sezione di Palermo, è stata esempio di correttezza, visto l’esiguo numero di cartellini esposti dal direttore di gara. Col risultato di oggi la squadra luciese si piazza all’ottavo posto in classifica.



Le formazioni:

Promende: Foti, Nobile, Lipari, Barca, D’Amico, Genovese, Burrascano (C), Granata, Cerasuolo, Cirino, Floramo.  A disp. Impellizzeri, Giunta, Casella, Ficarra M., Gitto, De Luca, Maimone.      All. Granata
Desport Gaggi: Adornetto, Trimarchi, Grigoli, Barresi, Brunetto, Andò, Vaccaro, Pafumi, Campo, Iervolino, Messina (C).   A disp. Paladino, Ciancio, Lo Iacono, Sturiale, Muzzetta, Manitta, Sapienza.      All. Sapienza
Direttore di gara: Fortunato di Palermo

La cronaca della gara:

1’ Sugli sviluppi di un’azione il Gaggi ottiene un calcio d’angolo. Dopo la battuta l’arbitro ferma il gioco per un fallo in area.
4’ Cerasuolo, servito da Granata, tira dalla destra della porta avversaria ma non centra lo specchio.
8’ Conclusione dalla tre quarti di Cirino che impegna Adornetto. Risultato fermo sullo 0-0
16’Calcio di punizione per la Promende. Granata crossa in area ma il pallone finisce sul fondo.
25’ La partita è ferma sullo 0-0. La maggioranza delle azioni si ferma a centrocampo, per entrambe le squadre.
29’ Calcio di punizione per il Desport. L’arbitro vede un fallo vicino alla bandierina del corner. Il cross viene respinto ma Grigoli rilancia in area e trova Campo che con una splendida rovesciata costringe Foti alla splendida parata in tuffo. L’arbitro però ferma il gioco per un fallo in attacco.
31’ GOL PROMENDE!!! Cerasuolo approfitta di un’incertezza di Brunetto che passa debolmente ad Andò. Cerasuolo si avventa sul pallone e non lascia scampo ad Adornetto. Risultato sull’1 – 0.
35’ Il Desport cerca di rientrare in partita con un’azione pericolosa con Iervolino e Pafumi. Il diagonale rasoterra viene parato da Foti.
40’ GOL PROMENDE!!! Ancora Cerasuolo batte di testa Adornetto, mettendo in rete un cross di Nobile dalla destra.
45’ Il primo tempo finisce senza alcun minuto di recupero. Il risultato parziale è 2-0 per la formazione di mister Granata.

2° Tempo

1’ Sostituzione Desport: Esce Vaccaro, entra Lo Iacono
3’ Il Desport pressa per otterene il gol che permette di rientrare in partita: Grigoli tira dal limite dell’area ma manca non impensierisce il portiere Foti.
8’ Incursione dalla sinistra di Cirino che ottiene un corner su deviazione di Barresi
9’ D’Amico rilancia debolmente la rimessa dal fondo. Il pallone arriva a Iervolino che si dirige verso la porta ma lo stesso D’Amico rimedia all’errore commesso.
11’ Iervolino tira dopo una serie di azioni del Desport Gaggi, ma il pallone è alto sopra la traversa.
12’ Sostituzione Promende: Esce Burrascano, entra Casella.
14’ Sostituzione Desport: Esce Iervolino, entra Sturiale.
16’ GOL PROMENDE!!! Cerasuolo segna la sua tripletta  scattando dalla linea dei difensori e insaccando con un pallonetto l’ottimo assist di Granata.
25’ Foti respinge un tiro pericoloso di Barresi. Cirino però non riesce a innescare il contropiede.
26’ Sostituzione Promende: Esce Granata, entra Gitto
36’ GOL PROMENDE!!! Cerasuolo è in gran forma e si vede. Il bomber batte ancora una volta Adornetto, firmando così il poker.
37’ Sostituzione Promende: Esce Cirino, entra Maimone
38’ Sostituzione Desport: Esce Campo, entra Muzzetta.
40’ GOL DESPORT!!! Lo Iacono insacca al volo un cross di Muzzetta, firmando così il gol della bandiera
45’ Calcio di punizione per il Desport ma non produce pericoli.
45' Il secondo tempo si chiude qui. La Promende batte il Desport Gaggi per 4-1



sabato 8 settembre 2012

Promende: tante le novità per la prossima stagione

Filippo Alibrando - La Promende Calcio, squadra cittadina di calcio molto ben conosciuta nell’hinterland mamertino, si prepara alla nuova stagione che la vedrà impegnata in diverse competizioni, dopo la stagione trascorsa che ha riservato non poche sorprese.
La società presieduta da Fortunato Ragusa, coadiuvato dai suoi vari collaboratori, conta quest’anno un organico abbastanza articolato, tenendo conto delle varie categorie che selezionano i ragazzi per fasce d’età.
Attualmente, fervono gli allenamenti e le preparazioni in vista dell’ormai prossimo inizio del campionato  e della Coppa Sicilia, che vedrà la Prima Squadra della Promende impegnata per dare il meglio di sé.  Ma le novità sono numerose: una di queste è senz’altro il mercato estivo che non è ancora concluso e che, a detta dei dirigenti, potrebbe ancora riservare qualche colpo, oltre ai rinforzi già in organico Lipari, Imbesi e Cerasuolo.

Allo stato attuale, è questa la rosa della Prima Squadra:
                                                                                                         
PORTIERI:  Foti, Impellizzeri, Messina
DIFENSORI:  Nobile, D’amico, Zullo, Calcagno, Lipari M., Barca, Donato, Liarosa, Artale, Impalà, Giunta
CENTROCAMPISTI: Burrascano (C), Granata, Genovese, Ficarra A., Lipari R., Trifirò C., De Luca, Zullo M., Trifirò I., Floramo, Casella. 
ATTACCANTI: Gitto, Ficarra M., Cerasuolo, Cirino, Schepisi, Rappazzo
A rinforzo della rosa di mister Benedetto Granata, quest’anno ci sarà inoltre un gruppo di extracomunitari, provenienti da un centro di accoglienza di Milazzo, che non hanno avuto problemi ad integrarsi col gruppo già esistente e che col passare del tempo tendono sempre più a migliorare la propria condizione. La loro situazione però attualmente è in stallo, in quanto devono essere ancora tesserati dalla società.
Tra le principali novità di quat'anno, si segnala l'affiliazione con la Reggina, che consentirà alla scuola calcio nata in seno alla società di confrontarsi con uno dei settori giovanili migliori nel panorama italiano, come ha spiegato il dirigente Pasquale Salvo nel corso della presentazione alla cittadinanza. 
Mendolia, Salvo, Merulla, Ragusa

Conferenza di presentazione della "Scuola calcio" Promende






 
Le interviste


Benedetto Granata


È importante però, sentire anche il parere di coloro che curano i giovani talenti del calcio luciese. A poartire dall’allenatore Benedetto Granata.

Ecco quali sono le sue impressioni sulla stagione che sta per iniziare:



  
  
- Dopo la stagione appena trascorsa, conclusa a buon fine, quali sono le sue impressioni sulla stagione che sta per iniziare?
Granata: Beh, senza dubbio riuscire almeno a ripetere il campionato ormai concluso e provare a centrare il salto di categoria, arrivando in categoria. Ma vogliamo rimanere coi piedi per terra.
- È soddisfatto della campagna acquisti fin’ora attuata e che voto le darebbe fin’ora?
Granata: Fin’ora non mi posso lamentare di ciò che è stato fatto perché chi è arrivato sarà sicuramente all’altezza di rimpiazzare chi ha lasciato la squadra quest’anno, ma non posso sicuramente nascondere che qualche altro colpo di mercato non farebbe di certo male alla rosa. Il voto che darei è 7,5.

- Quanto sono importanti per lei i giovani che segue e in questa prospettiva come vede l’accordo con la Reggina Calcio, stipulato solo qualche settimana fa?
Granata: Per me i giovani sono la base principale affinchè possa nascere un periodo di continuità in ottica sportiva. Certo è che ci dev’essere una partecipazione reciproca: dalla società c’è la massima disponibilità ma è scontato che ad ogni giovane che si accinge a tagliare traguardi sempre più importanti non deve mancare lo spirito adatto ad ogni situazione.  Nella squadra ci sono molti giovani che intendiamo far crescere, come De Luca, Ficarra, Cirino, solo per citarne qualcuno. Per quanto riguarda la collaborazione con la Reggina Calcio io credo che sia un ottimo trampolino di lancio per questi giovani, per farsi conoscere: è un’ottima occasione per la loro vita. 
- Considerando che lei è considerato  l’essenza di questa squadra, qual è lo stimolo che le permette di portare avanti e far vincere questo gruppo?
Granata: Beh, lo stimolo è universale nel mondo del calcio come in tanti altri ambiti: quello di fare sempre meglio cercando di migliorare dagli errori commessi nel passare del tempo.
Abbiamo ascoltato anche il Presidente, Fortunato Ragusa:
Fortunato Ragusa
- Presidente, che funzione ha secondo lei la Promende sul territorio, non solo dal punto di vista sportivo, ma anche da quello sociale?

Ragusa: Il progetto che la società vuole sviluppare è un progetto molto serio che consiste nel coinvolgere più giovani possibile, farli allenare ma soprattutto impegnarli in qualcosa che non li renda troppo statici, cosa che purtroppo oggi avviene spesso. Oltre questo però il nostro gruppo ha saputo anche accogliere i ragazzi extracomunitari, integrandoli al meglio nell’organico, e sono sicuro che daranno un ottimo contributo alla causa.
- Quali sono per lei gli obiettivi da perseguire in questa stagione, e quale posizione pronostica per la prossima stagione?
Ragusa: Beh, credo che il miglior obiettivo che possa esistere sia quello di disputare un buon campionato, magari anche riservandoci qualche piccola possibilità di poter ottenere la Promozione. Per quanto riguarda la posizione in classifica non voglio sbilanciarmi più di tanto, ma vorremmo per lo meno riuscire a giocarci anche quest’anno i playoff.
- L’accordo con la Reggina Calcio è solo di qualche settimana fa, cosa ne pensa di questa vostra iniziativa?
Ragusa: senza dubbio, come è logico pensare, è un ottimo trampolino di lancio un po’ per tutta la nostra rosa, ma soprattutto per i giovani, affinchè possano un giorno ritrovarsi in una condizione molto favorevole facendo ciò che a loro più piace: giocare a calcio.
Come visto dunque, la Promende Calcio ha serie intenzioni di improntare tutto il proprio impegno sulla formazione dei giovani, perché sono loro il futuro della squadra ma sono anche il futuro di questa società. Detto questo, ecco il parere dell’allenatore delle giovanili, Maurizio Mendolia:
Maurizio Mendolia
 - Mister, al di là delle direttive tecniche, crede che il dialogo con i suoi ragazzi sia di buon rilievo?


Mendolia: Si, tutto questo è fondamentale. Coi ragazzi non si finisce mai di insegnare a farli crescere nel miglior modo possibile.
- Quanto ritiene il suo lavoro importante ai fini sportivi ma soprattutto sociali?

Mendolia: Il mio, come quello di ogni altro allenatore è importantissimo. La cosa comunque è reciproca in quanto diamo la possibilità a chiunque voglia intraprendere questa strada di poterci provare, dando una possibilità e quindi tenerlo impegnato.
Qual è lo stimolo che permette a lei di motivare questi ragazzi che lei giornalmente segue?

Mendolia: lo stimolo fondamentale, è quello di cercare di aiutarli in ogni loro difficoltà per formarli in ogni direzione il meglio possibile, allontanandoli da quelli che possono essere solo cattive strade che riescono a rovinare la vita di un ragazzo prima, e uomo dopo.  Questo è il nostro compito: non a caso siamo chiamati proprio “Educatori”. La cosa che ripeto sempre ai miei ragazzi è che bisogna essere prima che bosogna essere un gruppo unito, che sappia affrontare le difficoltà insieme e non lasciare l’individuo da solo a combattere contro un ostacolo. Altra cosa che nel mondo del calcio bisogna imparare è che si impara dalle sconfitte: la “cultura della sconfitta” cerco e cercherò sempre di inculcarla prima ai miei ragazzi poi ai genitori in modo tale da renderli coscienti di cosa si fa. L’unico modo per migliorare è sistemare gli errori commessi. Così si cresce in modo corretto!
Lo staff tecnico della Promende di quest’anno, è articolato in molte figure, le quali contribuiscono, ognuna nel proprio settore ,a rendere migliori le varie sfaccettature di cui ha bisogno un allievo della scuola calcio. Il seguente organigramma è stato  fortemente voluto da Maurizio Mendolia e successivamente è stato accolto dalla società. Eccone i componenti:
Benedetto Merulla – Responsabile Amministrativo
Maurizio Mendolia – Responsabile tecnico e All. Allievi
Salvatore Foti – Preparatore portieri
Tino Ruggeri – Preparatore atletico
Ercole Campanella – All. pulcini
Michele Burrascano – All. primi calci
Dott. Maurizio Currò – Psicologo
L’organico è completato da una serie di collaboratori e dirigenti il cui contributo è fondamentale per la gestione del gruppo. Tra questi: Giuseppe Lipari, Pasquale Salvo, Salvatore Stracuzzi, Carmelo Donato.
La dirigenza della Promende invece, è composta da:
Fortunato Ragusa –  Presidente
Benedetto Merulla –  Vicepresidente
Antonio Alibrando –  Vicepresidente
Dirigenti: Luigi Sindona, Stefano Bonanno, Francesco D'Amico, Giuseppe Mancuso, Carmelo Bella, Carmelo Maio.




giovedì 28 giugno 2012

Calcio a 5: successo per il torneo estivo

FILIPPO ALIBRANDO - Grande entusiasmo e partecipazione per il Torneo estivo in corso in queste settimane allo Stadio comunale “Gaetano Scirea”.
Si tratta del “Primo torneo calcio a 5”, organizzato dal settore giovanile della Promende, squadra di calcio dilettantistico molto ben conosciuta nell’hinterland mamertino.

Il torneo è stato rivolto ai ragazzi classe '96, '97 e '98, con la presenza di massimo un fuori quota classe '95, ed è stato organizzato in ogni minimo dettaglio dagli allievi della scuola calcio, a termine della brillante stagione trascorsa, con il patrocinio e l’appoggio della società, che ha messo a disposizione l’impianto e la presenza degli arbitri, costituiti dai dirigenti stessi.
La competizione, come dichiarano i partecipanti, è stata promossa per arricchire il bagaglio delle esperienze calcistiche, oltre che per costituire un’occasione da sfruttare per stare in compagnia e divertirsi insieme.
Le squadre partecipanti al torneo sono state le seguenti:
* Edil Manna – Allenatore Saverio Messina;
* Ferall – Allenatore Giuseppe Rappazzo;
* Splentiti – Allenatore Davide Perrone;
* Ghianciulu – Allenatore Giuseppe Impalà;
* Mister Satan – Allenatore Fabio Giunta.
Dopo le varie fasi del torneo, ha vinto la squadra di mister Saverio Messina, allenatore della Edil Manna. I complimenti alla squadra, da parte degli organizzatori, vanno fatti per aver mantenuto sempre il clima di gioia e sportività in ogni fase del torneo, che è stato emblema di correttezza.

Tuttavia, questa non è l’unica delle iniziative promosse dalla Promende per la collettività giovanile: da sempre è stata attiva in questo ambito.

Nonostante questo, è doveroso fare un plauso alla società, per la stagione trascorsa e da poco conclusasi, che ha visto la Prima Squadra perdere il treno promozione per un soffio, arrivando in finale playoff non riuscendo purtroppo a centrare l’obiettivo.
Analogo risultato è stato ottenuto invece dagli allievi provinciali della Promende, che sono arrivati secondi nella loro categoria, a pari punti e a pari scontri diretti con la prima, ma che per la differenza reti non sono riusciti ad accedere alla fase finale della competizione provinciale.
Resta solo un po’ l’amaro in bocca per non aver centrato gli obiettivi principali, certamente,  ma alla squadra, non si può recriminare nulla, in quanto l’impegno e lo spirito di sacrificio non sono mai mancati durante la stagione passata, elementi fondamentali che hanno permesso alla compagine di mister Granata di poter ottenere ogni domenica gli spalti affollati, per poter seguire la squadra cittadina!