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martedì 1 maggio 2018

Asd Melas in C2


Salto di categoria per l’asd Melas, che vola in C2 ad appena un anno dal debutto nel calcio a 5 messinese. A decretare il traguardo per la squadra del presidente Samy Zullo, la finale di play off disputata sabato scorso: un balzo in avanti importante per i ragazzi di Santa Lucia del Mela, che nel giro di pochi mesi hanno dimostrato di credere alla sfida sino in fondo. «L’asd Melas rappresenta il mio ritorno nel mondo del calcio dopo quattro anni si assenza, in sodalizio con Salvatore Genovese – afferma Zullo. – Ringraziamo i giocatori che sin dall’inizio di quest’avventura hanno fatto parte della rosa, i tifosi, gli sponsor, l’amministrazione comunale. Solo con l’impegno e i sacrifici di tutti è stato possibile ottenere questo risultato. Adesso ci prepariamo per la prossima stagione, ribadendo che le nostre porte sono sempre aperte a tutti». Gli altri dirigenti della squadra sono il vicepresidente Tonino Rappazzo, il cassiere Antonino Cirino, Diego Raffa, Maurizio Giunta, Giuseppe Messina, Davide Paratore, Salvatore Genovese, che è anche allenatore e giocatore dell’asd Melas. In campo ci sono i portieri Fortunato Calderone, Gaetano Belfiore e Giuseppe Mirabile, il capitano Francesco Rizzo, il vice Gaetano De Mariano, Fortunato Santamaria, Giuseppe Alleruzzo, Michele Burrascano, Daniele Puliafito, Alessio Amalfi, Salvatore Coppolino, Sebastian Bella. «Il settore calcistico ha sempre avuto una storia importante a Santa Lucia del Mela – conclude Zullo. – Il nostro obiettivo è disputare al meglio la prossima stagione in C2, continuando questa tradizione e tenendo alto il nome del nostro paese».

domenica 17 settembre 2017

Tragedia Heysel, i soci dello "Scirea" presenti alla commemorazione


Per non dimenticare la strage dell’Heysel, lo stadio di Bruxelles dove, il 29 maggio 1985, poco prima dell'inizio della finale di Coppa di Campioni tra Juventus e Liverpool, persero la vita 39 tifosi, di cui 32 italiani, e si registrarono oltre 600 feriti. Per commemorare le vittime, è stata organizzata oggi a Reggio Emilia – città di uno dei morti dell’Heysel – una cerimonia alla quale ha preso parte con una delegazione anche lo Juventus Club “Scirea” di Santa Lucia del Mela, presieduto da Benedetto Merulla. 
La commemorazione è stata voluta dal comitato Heysel di Reggio Emilia che, prima della partita con il Sassuolo, ha invitato i tifosi ad essere presenti alla cerimonia, programmata stamattina. I soci dello “Scirea” si sono recati al monumento dedicato alle vittime della violenza negli stadi e realizzato ispirandosi alle caratteristiche dello stadio Heysel. 
Più di trent’anni dopo, l’incubo di quella finale non ha mai abbandonato i giocatori che erano presenti in campo e i tifosi bianconeri sopravvissuti: «Lo stadio era vecchio, piccolo, non adatto a una finale – si legge in una delle tante testimonianze. – Restano schiacciati migliaia di spettatori, terrorizzati: da una parte gli hooligans inglesi che spingono, inveiscono e lanciano bottiglie di vetro spezzate, dall'altra la polizia belga che colpisce con i manganelli chi cerca una via di fuga verso il terreno di gioco». 
Nella grande ressa che venne a crearsi, alcuni si lanciarono nel vuoto per evitare di rimanere schiacciati, altri cercarono di scavalcare gli ostacoli ed entrare nel settore adiacente, altri ancora si ferirono contro le recinzioni. Il muro ad un certo punto crollò per il troppo peso, moltissime persone rimasero schiacciate, calpestate dalla folla e uccise nella corsa verso una via d'uscita. 
Su quella assurda tragedia nazionale, che è rimasta come una ferita profonda nella storia della Juventus, tutti gli amanti del calcio, indipendentemente dal colore della maglia, hanno il dovere di mantenere viva la memoria, che ancora oggi ci interroga sui temi della sicurezza e del rispetto tra tifoserie. 




martedì 22 agosto 2017

Vola ad Arezzo il giovane calciatore Mario Cambria, promettente talento luciese

Mario Cambria,
selezionato nel settore giovanile dell'Arezzo
Approda all’Us Arezzo Mario Cambria, classe 2001, cresciuto nelle scuole calcio locali con un curriculum di tutto rispetto guadagnato sul campo, che comprende esperienze di formazione importanti come la partecipazione a due diverse edizioni del “Milan junior Camp” dedicato ai campioni in erba. Proveniente dall’Asd F24 Messina e seguito dal procuratore sportivo Antonio Palmieri, Mario Cambria si prepara alla nuova avventura tra gli under 17 dell’Us Arezzo dopo essere stato visionato da altre società, tra cui Chievo e Vicenza. Tra i suoi punti di forza le giocate imprevedibili e la tecnica sopraffina, combinata alla rapidità d’azione, che hanno convinto i tecnici e la dirigenza aretina ad investire sul giovane talento luciese. «È arrivato il momento che ho sempre aspettato, il momento in cui lasciare casa e amici, che per me sono come una seconda famiglia, per inseguire il sogno che ho coltivato sin da bambino – dice Mario Cambria, già entrato nel cuore dei nuovi compagni e della società. – Non è facile, ma nella vita se si vuole raggiungere un obiettivo bisogna fare molti sacrifici. Ringrazio tutti i miei mister, tutti i miei compagni di squadra, la mia famiglia e tutte le persone che mi hanno accompagnato in questo percorso, che adesso mi pone davanti ad una nuova esperienza nella quale darò il massimo per migliorare giorno dopo giorno». (Katia Trifirò)

giovedì 25 maggio 2017

II Torneo "Bambini contro le mafie", il programma di sabato



Tutto pronto per la seconda edizione del Torneo “Bambini contro le mafie”, in programma sabato al Palasport per celebrare la memoria delle vittime di tutte le mafie e mantenerne vivi gli ideali, in una giornata di sport e legalità dedicata ai più piccoli. A partire dalle 8.30 avranno inizio le gare, con la partecipazione delle società calcistiche, del volley e di tutte le realtà sportive locali: con lo slogan “Legalità 1 - Mafia 0”, protagonisti del Torneo saranno i “pulcini”, i “primi calci”, i “piccoli amici” delle società calcistiche luciesi Pro Mende e Futsal e della Folgore di Milazzo, insieme alle bambine del “Volley Club del Mela”. 
Dopo la pausa pranzo, interverranno tra gli ospiti i giovani allievi della Palestra “TL Mondo fitness”, con un'esibizione di Zumba Kids a cura dell'istruttore certificato Tino Ruggeri, e gli studenti dell’Istituto comprensivo luciese, che guidati dagli insegnanti prenderanno parte alla manifestazione con poesie, performance e disegni sui valori della giustizia e sugli eroi che li hanno testimoniati. Frasi, cartelloni e bandiere tricolore addobberanno le pareti e i vetri della palestra comunale durante il Torneo, che fornirà ai giovani e giovanissimi sportivi l’occasione per riflettere sul significato della lotta alla mafia e sulla necessità di impegnarsi in prima linea, pensando allo sport come ad una grande metafora di vita. 
Alla giornata hanno aderito lo Juventus Club Doc “Scirea”, il Milan Club “Van Basten” e l’Inter Club “Facchetti”, presenti a Santa Lucia del Mela e insieme per l’occasione all’insegna dei principi di amicizia e sportività che tengono unite le tifoserie al di là dei colori della maglia del cuore. Alle 19.30, al termine delle gare, si terrà la cerimonia di premiazione alla quale interverranno autorità civili e rappresentati delle forze dell’ordine, in un ideale passaggio di testimone tra adulti e bambini sulla necessità dell’impegno per la legalità in tutte le sue forme. Il Torneo, organizzato dall’associazione “Blog del Mela” insieme alle società sportive, chiuderà la Settimana della Legalità patrocinata dal Comune luciese e inaugurata lunedì scorso.

Questo il programma della giornata:

08.30 - 08.55 Futsal S. Lucia (2009/10/11) - Pro Mende (2009/10/11)
09.05 - 09.30 Futsal S. Lucia (2008) - Pro Mende (2008)
09.40 - 10.05 Futsal S. Lucia (2009/10/11) - Folgore (2009/10/11)
10.15 - 10.40 Futsal S. Lucia (2008) - Folgore (2008)
10.50 - 11.15 Pro Mende (2009/10/11) - Folgore (2009/10/11)
11.25 - 11.50 Pro Mende (2008) - Folgore (2008)
12.00 - 12.25 Futsal S. Lucia (2009/10/11) - Pro Mende (2009/10/11)
12.35 - 13.00 Futsal S. Lucia (2008) - Pro Mende (2008)

14.15 - 14.40 Futsal S. Lucia (2009/10/11) - Folgore (2009/10/11)
14.50 - 15.15 Futsal S. Lucia (2008) - Folgore (2008)
15.25 - 16.00 Pro Mende (Pulcini 2006/07) - Futsal S. Lucia (2006/07)
16.10 - 16.35 Pro Mende (2008) - Folgore (2008)
16.45 - 17.10 Pro Mende (2009/10/11) - Folgore (2009/10/11)
17.20 - 18.20 Volley Club del Mela 
18.30 - 19.00 Zumba Kids "Palestra LT Mondo Fitness"
19.00 - 19.30 Poesie a cura dell'Istituto comprensivo di Santa Lucia del Mela
19.30 Cerimonia di premiazione


martedì 14 febbraio 2017

Rivera al Milan Club "Van Basten", ritratto di un campione



Gianni Rivera firma il suo libro "Autobiografia di un campione"
(foto di Antonio Giunta)
L'ABBRACCIO DI SANTA LUCIA DEL MELA 
Attraversa le generazioni e le tifoserie l’abbraccio di Santa Lucia del Mela a Gianni Rivera, accolto dal pubblico delle grandi occasioni al taglio del nastro del Milan Club “Van Basten”, presentato alla città dal presidente Felice Gitto, dal direttivo e dalla base, che sfiora già i 150 iscritti. Ed è proprio l’entusiasmo travolgente dei soci rossoneri a dare il ritmo all’incontro con l’indimenticabile “Golden boy” delle cronache calcistiche, arrivato in aula consiliare insieme alla moglie Laura per ripercorrere con gli sportivi e i giornalisti presenti non solo le tappe di una carriera d’eccezione, ma anche una pagina irripetibile della storia del pallone. 

TRA IERI E OGGI
«La differenza tra la nostra generazione e quella di oggi? Dopo la partita andavamo a mangiare dove potevamo risparmiare grazie a qualche sconto, adesso i giocatori vanno a cena nei locali che li pagano per stare lì», scherza Rivera, rimproverando al calcio italiano di anteporre la corsa al profitto ai valori sportivi. Chiedendosi quali punte di diamante brillano nel nostro campionato, afferma che «sarà il tempo a stabilire chi sono oggi i veri leader. Ormai è facile raggiungere immediatamente successo e popolarità, ma non sappiamo chi resterà tra vent’anni». Il problema non è solo la mancanza di attaccamento alla maglia e l’eccessivo divismo, i “capricci” dei giocatori che bruciano subito le tappe, ma anche la perdita di attrattiva del nostro calcio. In definitiva, serve autocritica: «In Italia non vengono più giocatori – asserisce –. Si deve recuperare la qualità». 

DALLA PERIFERIA AI COLORI ROSSONERI
Definito “eroe antico” da scrittori come Flaiano e Bianciardi, Rivera conserva la sobria eleganza di un uomo che non dimentica la famiglia e i luoghi da cui proviene. A guidare la conversazione con il pubblico, moderata da Francesco Anania con Massimo Canta, le foto d’epoca e i ritagli di giornale raccolti nel libro «Autobiografia di un campione», dove sono finiti anche i primi articoli conservati dal padre Teresio nelle scatole delle camicie. «Eravamo poveri, ma felici» confessa il “ragazzo prodigio” del ’43, rivendicando i primi calci nei campetti di periferia e nella squadra dell’oratorio, prima di approdare all’Alessandria e, infine, nelle fila rossonere. 

MILAN, PUNTARE SULLA QUALITA'
La lunga storia d’amore con il Milan, che l’ha proiettato nell’immaginario nazionalpopolare, è fatta per Rivera di compagni, allenatori e persino avversari ricordati con affetto, soprattutto se con la stoffa di Sandro Mazzola. Ma sull’attuale stato di salute della squadra ribadisce: «Serve qualità. Bisognava fare un po’ più di sacrificio, ma restiamo in attesa di vedere cosa succede. L’idea vincente – aggiunge il campione – è stata quella di puntare sul settore giovanile». 

IL SALUTO AI FAN
Poi, Rivera ha visitato la sede del “Van Basten” e si è fermato a cena con il gruppo, senza sottrarsi agli autografi e alle foto con i tifosi e chiacchierando per telefono con alcuni vecchi compagni che hanno salutato l’apertura del Club luciese, così come l’amministrazione comunale e il Milan Club “Baresi” di Campobello di Mazara. Infine, sulle note di Luciano Fraita e l’immancabile inno, il taglio della torta e gli auguri al nuovo sodalizio, che ha tra i prossimi programmi la trasferta a Crotone.  

(Katia Trifirò)

sabato 11 febbraio 2017

Milan Club, cresce l'attesa per l'arrivo di Gianni Rivera

Verrà inaugurato domani alla presenza del grande Gianni Rivera il Milan Club “Marco Van Basten” di Santa Lucia del Mela, che accoglierà il campione nella sede di via Cesare Battisti per dare il via alle attività del primo anno sociale. La cerimonia di inaugurazione sarà preceduta da un incontro in aula consiliare, dove alle 18 il “Golden Boy” saluterà i tifosi, dialogherà con i giornalisti e si racconterà attraverso le pagine del libro «Autobiografia di un campione», tra esperienze di vita e successi sportivi. Infine, Rivera si fermerà a cena con i soci del nuovo sodalizio, che aspira ad essere un punto di riferimento sul territorio per tutti i rossoneri. Il Milan Club “Van Basten” è presieduto da Felice Gitto; vicepresidente è Giuseppe Salvo, segretario Emanuele Gitto. Il resto del direttivo è composto da Antonino Cirino, Antonino Rappazzo, Fortunato Ragusa (revisori), Antonio Giunta, Giuseppe Giunta, Franco Ispoto, Rosario Peci, Davide Gitto, Andrea Parra, Antonino D’Amico.


giovedì 10 novembre 2016

Il club doc incontra Nicola Legrottaglie: quando i sani principi precedono gli aspetti sportivi

Filippo Alibrando - Fama, successo, denaro, divertimento, piaceri vari, visibilità mediatica. Sono solo questi gli elementi che compongono la vita di un calciatore dell’era moderna?
La risposta a questa domanda potrebbe sembrare quantomeno lapalissiana, scontata. La società odierna ci abitua a degli standard, stereotipi, riduce l’esistenza di un noto personaggio (quale potrebbe essere un calciatore) ad un fermo immagine che lo rende più “popolare” possibile. 
Ed è quindi che, tra una partita e l’altra, un calciatore della massima serie si ritrova sulle prime pagine di tutti i giornali, sugli schermi nazionali, bombardato dal vortice mediatico che vuole a tutti i costi far emergere una nuova “icona” da sfruttare per un determinato periodo. E che fine fanno la personalità, il carattere, i valori ed i sani principi che molti sportivi (non tutti, purtroppo) possiedono?
Beh questi ultimi valgono poco per alcuni o, per lo meno, si limita il senso della “correttezza morale” alla palla messa fuori durante un infortunio o ad un gesto di fair-play. Giusto, ma tremendamente riduttivo. 

È stato questo il tema di fondo trattato oggi pomeriggio presso il Palazzo ex-carcere di Santa Lucia del Mela, in occasione dell’incontro dei tifosi locali con Nicola Legrottaglie. L’evento, organizzato dallo Juventus Club Doc “G. Scirea” di Santa Lucia del Mela presieduto dall’instancabile Benedetto Merulla, ha visto protagonista l’ex calciatore della Juventus che ha vestito la maglia bianconera tra il 2003-2005 ed il 2006-2011, concludendo poi la sua carriera nel 2014 al Catania. 
Introdotto dall’Avv. Angelo Siracusa, membro fondatore del club luciese nel 1984, Nicola Legrottaglie ha parlato apertamente della sua esperienza, calcistica ma soprattutto di vita. Ha descritto a grandi linee la sua carriera, correttamente definita “parabola ascendente” dal moderatore, mettendo in evidenza quali grandi sacrifici siano necessari per poter coronare i propri sogni nel migliore dei modi. Non ha omesso le parti meno gloriose della sua carriera, ovvero il primo approdo alla Juventus o l’anno della Serie B, anzi. Ha definito questi momenti certamente critici, ma allo stesso tempo portatori di opportunità di crescita: un’introduzione al suo ritrovato modo di vivere. 
Già. Un modo di vivere radicalmente modificato in corso d’opera, dopo tanti spropositi ed eccessi, quasi una sorta di conversione sulla via di Damasco, che lo ha portato anche ad aderire al movimento sportivo "Atleti di Cristo".  
Questo un breve passaggio del suo intervento: <<Ho messo il passato alle spalle, dopo una presa di coscienza che mi ha portato a rivalutare i giusti valori della vita. Il mio esempio di vita, notoriamente, è Gesù. Mi sono specchiato in lui e ho capito che agendo come lui qualcosa dentro di me è cambiata. Ho iniziato ad amare me stesso, il mio corpo e soprattutto ho imparato un nuovo modo di relazionarmi con tutti, evitando anche di ferire i sentimenti. Ho tolto in pratica la “maschera” che indossavo, quella del personaggio mediaticamente forte ed emblematico, per assumere una personalità quanto più vera ed autentica possibile>>. 
Ha messo insomma a nudo se stesso, cercando di esprimere i cambiamenti positivi che hanno contraddistinto la sua esistenza successivamente all’incontro con la Fede. Una fede che, sottolinea, non deve necessariamente corrispondere con Religione: <<fede significa cambiare gli atteggiamenti, le convinzioni, i cattivi esempi, gli obiettivi rendendoli più corretti possibili avvicinandoli all’insegnamento di Gesù>>. 

Spronato da un pubblico numeroso e visibilmente attento, Legrottaglie ha anche parlato del ruolo sociale e pedagogico che ha lo sport in generale, dando qualche consiglio anche alle giovani generazioni che si avvicinano al mondo dello sport. In particolare dice: <<Credo che in Italia siamo strutturati maluccio perché per poter arrivare ad avere dei leader, nel senso buono del termine, abbiamo bisogno di formarli. Si formano nelle strutture, che andrebbero potenziate mettendo a capo istruttori che abbiano determinati requisiti morali, etici e soprattutto un’educazione da trasmettere ai bambini. In Italia abbiamo istruttori capaci a parlare di tecnicismi e tattiche, ma il modello generale purtroppo cura poco la crescita individuale del bambino. È un problema culturale non attenzionato ma che purtroppo sta andando avanti, senza alcun freno. L’altra componente è quella familiare, un tassello imprescindibile che fonda la base solida su cui un bambino fonderà la propria vita. Partiamo dalla cultura. Il calcio è lo sport più diseducativo tra tutti gli sport. Non nel regolamento, ma nella pratica comune dei cosiddetti “esempi”, che in realtà non lo sono per niente. La scelta dell’idolo a volte non avviene sulla base dell’integrità morale, bensì sull’esteriorità o la semplice stranezza del calciatore. Ma è una scelta: si decide di ammirare un elemento la cui storia non è certamente migliore di altre. La stampa in tal senso dovrebbe enfatizzare di più i buoni propositi, i buoni esempi, lasciando al margine l’esempio deplorevole per un determinato contesto. La stampa porta le persone a pensarla in un modo che non è esattamente quello corretto. Quindi ci vuole tanto equilibrio e restare attenti>>.

E poi continua: <<La stampa becera è un’altra grave problematica culturale. Oggi alcuni giornalisti vengono ammaestrati per creare scompiglio. Quella domanda è studiata, premeditata per punzecchiare un allenatore o un giocatore per far la notizia e vendere le copie di giornale. Alla base non c’è passione, bensì troppo interesse. Metterei a fare i giornalisti gente appassionata, che non significa non essere obiettivi, ma almeno non crea quel clima di disagio all’interno del gruppo. Tutti questi interessi, unitamente agli spropositi dei social, risultano deleteri per lo sport>>.

Dalle origini fino ad oggi, dal vecchio Legrottaglie alla personalità ritrovata, dalle esperienze sportive ai nuovi progetti da allenatore: è stato un incontro a trecentosessanta gradi, da molti definito come “il più educativo per tutti”. L’ex difensore ha tenuto una spontanea lezione di vita di chi ha saputo riprendere in mano la propria vita dopo periodi di decadenza morale. L’integrità morale di un “Uomo”, inteso come complesso di corpo ed anima che sa comprendere i propri sbagli per rimettersi in carreggiata.
In una società che gareggia a chi ha più ragione rispetto ad un altro, la riflessione odierna è forse una “mosca bianca”: <<sono consapevole di non poter cambiare il mondo, ma come dico sempre, io almeno ci provo>>

Nelle nostre vite da studenti, genitori, figli, capi ma soprattutto come cittadini intercalati in un tessuto sociale sin troppo deviato, dovremmo provarci tutti. Quantomeno per essere in pace con la propria persona, con quelle a noi vicine e con una morale che, in troppi ambiti, spesso è stata dimenticata. 

Per la fotogallery dell'evento, clicca il link sottostante. (photo Antonio Giunta)

https://www.facebook.com/pg/Photo-Antonio-Giunta-163998117132267/photos/?tab=album&album_id=540411806157561

domenica 18 settembre 2016

Marco Tardelli in arrivo allo JCD "Scirea" di Santa Lucia del Mela

Nuovo eccezionale ospite allo Juventus Club Doc "Gaetano Scirea" di Santa Lucia del Mela, che venerdì 30 settembre alle 11 accoglierà in aula consiliare il campione Marco Tardelli, protagonista della storia del calcio italiana, insieme alla figlia Sara. Come sempre ad attendere i tifosi ci sarà una grande festa juventina, preparata con grande cura dal presidente Benedetto Merulla e dai soci dello "Scirea", per ripercorrere le vittorie conquistate da Tardelli con la maglia bianconera e raccolte nel libro Tutto o niente. La mia storia, scritto in forma di dialogo con la figlia. Indimenticabile icona della vittoria nel Mondiale del 1982, Tardelli si racconterà a tifosi e giornalisti, visiterà la sede del Club luciese e pranzerà con i soci. 




Il libro
Tutto o niente. La mia storia, scritto da Marco e Sara Tardelli, racconta una vita vissuta sempre di corsa, in campo e fuori, ma senza sbandamenti: «Ho lottato per il mio sogno da solo, senza l'aiuto di nessuno. Come regalo ho avuto il talento, tutto il resto me lo sono guadagnato passo dopo passo, centimetro per centimetro».
Dalla copertina: 
«Il mio urlo è durato 7 secondi. Il mio amico Gaetano Scirea mi ha passato la palla in area e l'ho colpita in scivolata. Rete. Italia 2, Germania 0. Il boato di 90 mila persone. E io ho fatto la cosa che amavo di più: ho corso. Ero inondato dai ricordi, dal senso di riscatto, dall'adrenalina. Quei 175 fotogrammi mi hanno regalato un posto nella storia del calcio. E quell'urlo è stato una scossa elettrica che ha cancellato la mia vita. Non c'è stato più un prima e non c'è un dopo.» A più di trent'anni dall'urlo di Madrid, Marco Tardelli racconta senza reticenze alla figlia Sara la sua storia, nata da una passione assoluta e totalizzante come il primo amore, che nessun ostacolo, nessun rifiuto, è mai riuscito a spegnere: il calcio. L'infanzia passata tra i monti della Garfagnana e la periferia di Pisa, le prime partite all'oratorio di padre Bianchi, che alimenta il suo sogno, contrastato invece dai genitori; i soldi guadagnati durante le vacanze estive come cameriere e i deludenti provini per club di serie A, finiti tutti allo stesso modo: «È bravo, ma con quel fisico non può fare il calciatore». Poi, a soli 20 anni, dopo aver indossato le maglie di Pisa e Como, Marco approda alla Juventus di Gianni Agnelli e Giampiero Boniperti, una grande squadra che è innanzitutto una scuola di vita, e con la quale in dieci anni conquista un'impressionante serie di vittorie: 5 scudetti, 2 Coppe Italia, una Coppa dei Campioni (la tragica notte dell'Heysel), una Supercoppa europea, una Coppa delle Coppe, una Coppa Uefa. Nel mezzo, la gloriosa carriera azzurra con la Nazionale di Enzo Bearzot nell'entusiasmante spedizione in Argentina (1978), in quella trionfale in Spagna (1982) e in quella sfortunata in Messico (1986). E quando l'avventura con il calcio «giocato» sembrava finita, perché sarebbe stato per lui impossibile raggiungere nuovi traguardi, un'inattesa carriera da allenatore condotta con alterne fortune: le gioie provate alla guida delle Nazionali giovanili, le delusioni sofferte sulla panchina dell'Inter e le stimolanti esperienze all'estero, prima come commissario tecnico dell'Egitto e poi come vice di Giovanni Trapattoni alla guida dell'Eire, privato per un gol irregolare di una storica qualificazione ai Mondiali in Sud Africa (2010). Tutto o niente è anche e soprattutto la storia dell'uomo Tardelli, «nato alla buona», di natura ribelle e con un «cromosoma contadino», delle sue molte e diverse amicizie, degli indimenticabili incontri con campioni e colleghi ma anche con ristoratori e taxisti, e dei turbolenti ma inossidabili rapporti con i figli, Sara e Nicola, e le donne della sua vita. 

Il campione
Marco Tardelli (Careggine, 24 settembre 1954) è stato cinque volte campione d'Italia con la Juventus, in maglia bianconera ha inoltre vinto tutte e tre le principali competizioni UEFA per club, divenendo uno dei primi tre giocatori – assieme ai suoi compagni di squadra e Nazionale Antonio Cabrini e Gaetano Scirea – nonché primo centrocampista in assoluto ad aver conseguito tale record. Campione del mondo con la Nazionale italiana nel 1982, è rimasta nella memoria collettiva l'esultanza con cui festeggiò la sua rete in finale alla Germania Ovest: "l'urlo di Tardelli" è passato alla storia come l'immagine-simbolo del calcio italiano nonché, a livello mondiale, tra le maggiori icone sportive di sempre. Nel 2004 è risultato 37º nell'UEFA Golden Jubilee Poll, un sondaggio online condotto dalla UEFA per celebrare i migliori calciatori d'Europa dei cinquant'anni precedenti.
Di piede destro, da bambino, seguendo e imitando il suo idolo Gigi Riva che era mancino, diventò ambidestro. Molto rapido nella corsa e abile nella marcatura, venne schierato con proficui risultati sia come terzino che centrocampista. In un'epoca in cui il calcio italiano era conosciuto soprattutto per le sue qualità difensive, spesso legate al catenaccio, Tardelli emerse al contrario come un giocatore grintoso e dotato tecnicamente in mezzo al campo, venendo considerato tra i migliori interpreti al mondo del ruolo nei primi anni 1980.
Dopo un corteggiamento da parte di Fiorentina e soprattutto Inter, nel 1975 venne acquistato dalla Juventus, voluto fortemente dal presidente bianconero Giampiero Boniperti. Fu subito schierato dall'allenatore Carlo Parola come terzino, alternandolo al più esperto Luciano Spinosi. Esordì con il club torinese il 27 agosto, nella gara di Coppa Italia tra Juve e Taranto, finita 2-0 per i bianconeri. Disputò l'ultima partita in maglia bianconera il 29 maggio 1985, nella finale di Coppa dei Campioni vinta per 1-0 contro gli inglesi del Liverpool, partita teatro della strage dell'Heysel. Chiuse la sua esperienza a Torino dopo 259 incontri conditi da 34 centri, nel corso dei quali mise in bacheca cinque campionati, due Coppe Italia, una Coppa dei Campioni, una Coppa delle Coppe e una Coppa UEFA; un palmarès che tuttora ne fa uno dei soli dieci giocatori, nella storia del calcio, capaci di conquistare le tre principali competizioni UEFA per club.
Fece il suo esordio con la maglia dell'Italia il 7 aprile 1976, all'età di ventuno anni, nell'amichevole di Torino contro il Portogallo (3-1). Divenne poi elemento cardine della selezione guidata da Enzo Bearzot, della quale fu titolare al campionato del mondo 1978 in Argentina e al campionato d'Europa 1980 organizzato in Italia. Con 7 presenze e 2 gol fu protagonista della vittoria al campionato del mondo 1982 in Spagna. Qui siglò la rete dell'1-0 nella partita poi vinta 2-1 sull'Argentina nonché la celebre rete del 2-0 nella vittoriosa finale 3-1 contro la Germania Ovest, quella del famoso "urlo" in cui Tardelli corse a perdifiato verso metà campo, agitando i pugni contro il petto, con le lacrime che gli rigavano il viso e urlando a ripetizione «gol!» mentre scuoteva selvaggiamente la testa: «dopo che segnai, tutta la vita mi passò davanti – la stessa sensazione che, si dice, si ha quando stai per morire. La gioia di segnare in una finale di Coppa del Mondo fu immensa, qualcosa che sognavo da bambino, e la mia esultanza fu una sorta di liberazione per aver realizzato quel sogno. Sono nato con quel grido dentro di me, e quello fu l'esatto momento in cui venne fuori»; per ironia della sorte, quel gol – inserito nel 2010 da Goal.com al 2º posto tra le 50 migliori celebrazioni nella storia dei campionati mondiali, e nel 2014 dalla BBC al 4º posto tra i 100 più bei momenti nell'epopea della Coppa del Mondo – rimase il suo ultimo in maglia azzurra. Dopo il ritiro di Dino Zoff vestì la fascia di capitano ogni qual volta venne impiegato. Con gli Azzurri ha collezionato in totale 81 presenze e segnato 6 reti. Dopo il ritiro dalla pratica agonistica inizia per lui la carriera di allenatore. 
(da Wikipedia)

sabato 27 agosto 2016

Domani l'atteso ritorno di Tacconi allo Juventus Club Doc "Gaetano Scirea"

Stefano Tacconi con il presidente dello JCD luciese Benedetto Merulla
Conto alla rovescia per il ritorno a Santa Lucia del Mela del campione Stefano Tacconi, ospite domani dello Juventus Club Doc “Gaetano Scirea” presieduto da Benedetto Merulla. Durante l’incontro, in programma alle 18.30 nella nuova sede del Club, l’ex portiere juventino incontrerà i tifosi e presenterà il suo libro “Junic”, dedicato a tutte le vittorie conquistate con la maglia bianconera. 
Rimasto nel cuore di tutti i fans della Vecchia Signora, Tacconi ha difeso la porta bianconera per quasi un decennio (1983-1992), vincendo con i colori della squadra tutte le maggiori competizioni UEFA e guadagnandosi un primato inarrivabile, onorato dall'inserimento nella classifica dei migliori portieri del mondo. 
A dialogare con Tacconi ci saranno, oltre ai soci dello “Scirea”, l’avvocato Angelo Siracusa, tra i fondatori del sodalizio luciese, e il giornalista Mauro Sarrica. A seguire, cena con il campione nella terrazza del ristorante "La forchetta del Castello". 
Simbolo della storia juventina, Tacconi è già nell’albo degli ospiti di Merulla e compagni, insieme a Birindelli, Storari, Causio, Padovano, Brio, Anastasi e molti altri. Intanto, si scaldano i motori per i prossimi appuntamenti in agenda per lo "Scirea", con altre glorie della storia bianconera presente e passata. 
Ma oltre alla passione sportiva, ad unire in questi giorni i soci dello “Scirea” c’è la solidarietà, con l’appello lanciato dai tifosi luciesi, che hanno attivato presso la sede un punto di raccolta di beni di prima necessità per le comunità terremotate e fatto rete con altre associazioni del territorio, come il Blog del Mela, per l’invio di aiuti. (kt)

domenica 5 giugno 2016

Festa bianconera per il Barone Causio, poeta del calcio che conta

Il calcio è un linguaggio e ha i suoi poeti. Lo diceva Pier Paolo Pasolini, pensando che i poeti, sul rettangolo verde, non si esprimono con le parole ma con il modo di giocare, con l’inventiva, con la fantasia: ed è per questo che i poeti più grandi, nel mondo del calcio, sono quelli che non usano solo la tecnica, ma anche – e soprattutto – il cuore. Lo sa bene uno come Franco Causio, classe 1949, che dai quartieri popolari di Lecce, dove ricevere un paio di scarpette da calcio è un dono raro al tempo della sua infanzia, ha scalato le vette di una lunga stagione felice, scommettendo sul cuore, sul talento, sul coraggio. Il cuore, quello che non gli fa dimenticare i sacrifici di mamma Anna e papà Oronzo nel Salento degli anni Cinquanta; il talento, quello che possiede nei piedi di velluto, grazie ai quali viene soprannominato Barone, sangue blu del campo di gioco; il coraggio, quello di lasciare tutto e ripartire ogni volta daccapo, prima dalla Puglia a Torino, poi verso avventure calcistiche e umane sempre nuove, con altre maglie, altri compagni di viaggio, altre terre, tra cui il Brasile, dove incontra Andreia, l’amore della sua vita. Una vita che sembra un romanzo, e che infatti il Barone Causio ha messo per iscritto, raccontandosi nell’autobiografia “Vincere è l’unica cosa che conta”: titolo programmatico, motto e imperativo dell’inconfondibile “Stile Juve”.
Parte da qui l’incontro di Franco Causio, protagonista indiscusso di un’epoca indimenticabile del calcio italiano, con i tifosi dello Juventus Club Doc “Gaetano Scirea” di Santa Lucia del Mela, che lo hanno accolto nella nuovissima sede sociale e, poi, nel palazzo ex carcere borbonico di Piazza Milite Ignoto,  dove il Barone, in un dialogo serrato di oltre due ore con il pubblico, ha ripercorso gli anni d’oro del suo calcio e di tutto il calcio italiano. Il presidente carismatico Boniperti, le cene con l’Avvocato, la scoperta di Del Piero; e ancora, i giri in Ape con il padre, i compagni di casa Juve negli anni Settanta e Ottanta, il mitico scopone con Pertini, Zoff e Bearzot, in aereo dopo il mondiale dell’82. Tra passato e presente, memoria e ironia, è un fiume in piena di ricordi, emozioni, aneddoti: così il Barone bianconero racconta le tappe di una carriera folgorante, accompagnata da amici e maestri di vita e coronata dal sogno della maglia azzurra e da grandi traguardi, che lo proiettano di diritto, scorrendo il suo palmarès, nell'olimpo dei campioni.
Insieme al presidente dello “Scirea” Benedetto Merulla, all’avvocato Angelo Siracusa, uno dei fondatori dello storico sodalizio luciese, ai giornalisti e ai fans, Causio ha sfogliato il magico album delle figurine di un calcio che non c’è più, fatto da campioni dentro e fuori il campo, specchio di un’Italia diversa, piena di speranze e fermenti, che applaudiva Tardelli, Rossi, Platini, Cruijff, Facchetti, Scirea e altri grandi giocatori rimasti nel cuore di milioni di innamorati del pallone. Ma è soprattutto una storia juventina quella che Causio restituisce a chi lo ha ammirato in campo come poeta dell’ala («Ero il vero regista della Juve», dichiara) e a chi lo ha conosciuto già leggenda, soprattutto i giovani sportivi che, dalla sua umiltà e dal suo spirito di sacrificio, hanno tutto da imparare: «Ho girato l’Italia in lungo e in largo, ho lavorato in silenzio, con rispetto – il credo della mia vita – molto prima che “rispetto” diventasse uno slogan europeo», afferma il Barone, che dà infine voti al calcio di oggi, pensando alle ardue sfide di Conte, alla Nazionale e alla Juventus, dove continua a battere il suo cuore. Dopo l'incontro, Causio non si sottrae alle foto di rito, agli autografi e ad una lunga serata a cena in compagnia del Club Doc “Scirea”, che ha appena festeggiato il primato in Sicilia per numero di soci e che si prepara già ai prossimi appuntamenti. (Katia Trifirò










Tutte le foto dell'incontro su Facebook: 
https://www.facebook.com/JCDsantaluciadelmela.it/photos/?tab=album&album_id=1250687374949009

domenica 22 maggio 2016

Sport e legalità, protagonisti i bambini

Evita, se puoi, i prepotenti, gli arroganti e quelli che feriscono gli altri; aiuta chi è in difficoltà; non fare del male a chi non può difendersi; non avere paura della mafia, perché si può combattere con le parole e con il buon esempio. A pronunciare queste e molte altre frasi, piene di saggezza e di umanità, non sono gli adulti, ma i bambini, che dimostrano ancora una volta di poter dare ai grandi più di una lezione in tema di rispetto per gli altri, di coraggio, di amore per la giustizia: le loro parole, scritte su cartoncini colorati, hanno riempito, insieme a tanti disegni, le vetrate del Palazzetto dello sport, dove sono riecheggiati ieri i nomi di Falcone e Borsellino, Graziella Campagna, Emanuela Loi, Peppino Impastato, Lea Garofalo e molti altri. Nomi e storie che gli alunni di quinta elementare e di prima media dell'Istituto comprensivo luciese hanno imparato a conoscere grazie alle insegnanti e ad un laboratorio di legalità guidato da Donatella Manna, in vista del primo Torneo "Bambini contro le mafie" promosso dal Blog del Mela aspettando il 23 maggio, quando ricorderemo i ventiquattro anni trascorsi dalla strage di Capaci, in cui persero la vita il giudice Giovanni Falcone, la moglie Francesca Morvillo e gli agenti della scorta; la stessa sorte sarebbe toccata pochi mesi dopo, il 19 luglio, al giudice Paolo Borsellino e ai suoi uomini. Sulla loro storia, sui loro ideali, abbiamo riflettuto anche lo scorso anno insieme all’on. Pippo Campione, che nel ruolo di Presidente della Regione in quel fatidico 1992 rivolse un accorato appello ai Siciliani, invitandoli a riconoscere le proprie responsabilità storiche e richiamando alle sue, gravissime, lo Stato italiano: dopo l’incontro, voluto dal Blog, quell’appello è stato affisso nell’aula consiliare luciese, con il suo monito a denunciare i poteri occulti nazionali e internazionali; snidare e isolare tutti i numerosi collaborazionisti della mafia che si annidano nella politica, nella burocrazia, negli affari e nella società; fare politica per i bisogni reali, per la verità, per la qualità del nostro presente e del nostro futuro
Pensando al futuro, e ai bambini che saranno gli adulti di domani, è nata l'idea di un Torneo dedicato ai temi della legalità, che il Blog del Mela è orgoglioso di avere organizzato con il supporto della Pro Mende Calcio e in particolare dell'allenatore Pietro Cannuni e del responsabile del settore giovanile Antonio Giunta, dello sponsor Studio Commerciale Lipari e di Pubblimania, con il patrocinio del Comune di Santa Lucia del Mela e la presenza dei Carabinieri della compagnia di Barcellona Pozzo di Gotto e della locale stazione. Il nostro grazie va a tutti loro, oltre che alle società luciesi Pro Mende e Futsal, al G.S. “Don Peppino Cutropia” di Milazzo, alla Polisportiva S. Lucia del Mela, alla scuola e alla Palestra “LT Mondo fitness”, che hanno accolto con grande entusiasmo l'iniziativa; ma soprattutto va ai veri protagonisti di una giornata intensa di gioco, divertimento e riflessione, ovvero i giovani e i giovanissimi che hanno animato il Palasport con lo slogan "Legalità 1 - Mafia 0", con i colori della bandiera italiana, con gli striscioni, con i gol, con la musica, con le coreografie e i passi di danza. E' importante che tutti si impegnino nella società, affinché il bene trionfi e le ingiustizie vengano debellate, ha scritto un bambino sul suo foglio colorato: e per tutti noi non c'è lezione più grande di questa. (Katia Trifirò)


Primi Calci Pro Mende Santa Lucia del Mela
Primi calci Futsal Santa Lucia del Mela

G.S. Don Peppino Cutropia Milazzo

Polisportiva Santa Lucia del Mela

Palestra "LT Mondo Fitness" Santa Lucia del Mela

Primo classificato Primi calci classe 2008

Secondo classificato Primi calci classe 2008

Terzo classificato Primi calci classe 2008

Primo classificato Primi calci classe 2009/2010

Secondo classificato Primi calci classe 2009/2010
Terzo classificato Primi calci classe 2009/2010


Targa ricordo società Pro Mende Santa Lucia del Mela

Targa ricordo società Futsal Santa Lucia del Mela

Targa ricordo società G.S. Don Peppino Cutropia Milazzo

Targa ricordo alla Polisportiva Santa Lucia del Mela

Targa ricordo a Tino Ruggeri,
istruttore Palestra "LT Mondo Fitness"

Targa ricordo al tenente Luca Geminale,
vicecomandante compagnia Carabinieri di Barcellona Pozzo di Gotto

Michelangelo Picciolo (G.S. Don Peppino Cutropia) con Fortunato Ragusa (Pro Mende)


Michelangelo Picciolo (G.S. Don Peppino Cutropia) con Salvatore Andaloro (Futsal)


venerdì 20 maggio 2016

Bambini contro le mafie, il Torneo di domani apre la Settimana della Legalità




La mafia, diceva lo scrittore siciliano Gesualdo Bufalino, sarà sconfitta da un esercito di maestre elementari. Perché la cultura della legalità, l’educazione alla bellezza, l’amore per la giustizia si imparano da piccoli. Pensando a loro, che sono la speranza di un futuro migliore, l’Associazione Turistico Culturale “Blog del Mela” ha ideato il primo Torneo ”Bambini contro le mafie”, che si terrà domani al Palazzetto dello sport luciese per celebrare la memoria delle vittime di tutte le mafie e mantenerne vivi gli ideali. Una giornata di sport e legalità dedicata ai bambini, con la partecipazione del calcio e del volley locale e l’obiettivo di promuovere nelle nuove generazioni, e attraverso loro in tutta la comunità, l’esempio di uomini di Stato e cittadini onesti che hanno lottato i crimini mafiosi anche a costo della vita.
Con lo slogan ”Legalità 1 – Mafia 0”, a partire dalle 9 del mattino parteciperanno al Torneo i “primi calci” delle società luciesi Pro Mende e Futsal e del G.S. “Don Peppino Cutropia” di Milazzo, insieme alle bambine del volley della Polisportiva S. Lucia del Mela. Tra gli ospiti, anche i giovani allievi della Palestra “TL Mondo fitness”, mentre gli studenti di quinta elementare e prima media dell’Istituto comprensivo luciese saranno presenti alla manifestazione con poesie e disegni sui valori della giustizia e della lotta alla mafia. Alle 18, in chiusura, si terrà la cerimonia di premiazione alla quale interverranno autorità civili e rappresentati delle forze dell’ordine, in un ideale passaggio di testimone tra adulti e bambini sulla necessità dell’impegno per la legalità in tutte le sue forme. 
La manifestazione è animata dall’impegno civile che l’Associazione “Blog del Mela” celebra lungo tutto l’arco dell’anno con diverse attività, tra le quali il convegno del 23 maggio scorso, con la rievocazione dell’”Appello ai Siciliani” dell’ex Presidente della Regione Siciliana, l’On. Prof. Giuseppe Campione, ospite a Santa Lucia del Mela per offrire una testimonianza diretta e un’occasione di riflessione sulle stragi mafiose del 1992: l’attentato di Capaci e quello di via D’Amelio, in cui persero la vita Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo, Paolo Borsellino e gli agenti delle rispettive scorte. 
Con il Torneo di domani, inoltre, si apre la Settimana della Legalità patrocinata dal Comune luciese, che proseguirà il 25 alle 10 in aula consiliare con la presentazione del libro ”Suicidio di mafia” alla presenza dei familiari di Attilio Manca e della scuola, e il 27 pomeriggio, sempre in aula consiliare, con il convegno ”La lotta alla mafia è cosa nostra”, cui interverranno il capitano Fabio Valletta della compagnia Carabinieri di Barcellona, la presidente dell’associazione antiracket “Liberi Tutti” Sofia Capizzi e il giornalista e segretario nazionale dell’associazione antimafie “Rita Atria”. Il programma, presentato dall’assessore alla cultura Elisabetta Lombardo, comprende anche un’attività per i più piccoli con l’appuntamento del 24 pomeriggio in aula consiliare ”Legalità: un gioco da ragazzi”, con la partecipazione dell’Associazione “Ossidi di Ferro”.

venerdì 29 aprile 2016

Pro Mende devastante, domani sul neutro di Villafranca si attende il Sant’Alessio


Antonio Giunta - La Pro Mende calcio a 5 rispetta i pronostici e supera il primo step play off. A farne le spese in semifinale è toccato al Villafranca, rimasto in partita solo venti minuti, tempo impiegato da De Luca e compagni per trovare il primo goal che costringe gli ospiti ad aprirsi ed inevitabilmente esporsi agli attacchi luciesi. In finale arriva il temuto Cattafi, squadra ben organizzata e giunta terza in classifica. Cosi come il Villafranca, la squadra cattafese prepara una partita tattica impeccabile costringendo la Pro Mende a tiri da fuori ripetutamente respinti da un ottimo portiere ospite. Al quindicesimo la Pro Mende trova due goal in rapida sequenza prima con Mirabile e poi con Salvadore e chiude il primo tempo avanti di due. Come successo al Villafranca, anche il Cattafi nella ripresa alza il proprio baricentro concedendo spazi ai luciesi che in fase offensiva diventano devastanti realizzando altri cinque goal e riuscendo a segnare anche giocando con l’uomo in meno.
Nelle ultime tre partite la Pro Mende ha incrociato tre squadre di vertice, Atene, Villafranca e Cattafi realizzando 23 goal e subendone appena 4. Domani sul neutro di Villafranca va in scena la finale con il Sant’Alessio, uscito vincitore dalla prima fase play off del girone B. La squadra che la spunterà, oltre ad essere proiettata verso la serie C, andrà a disputare il triangolare con la retrocessa dalla C2 e con i vincitori della fase playoff dei gironi di Palermo.
Appuntamento domani ore 15, Campo “S. La Rosa” di Villafranca Tirrena.

martedì 26 aprile 2016

È scomparso Carmelo Bella, volto noto della politica e dello sport luciese


Carmelo Bella nel 2011
È scomparso stamattina Carmelo Bella, per oltre mezzo secolo sulla scena politica luciese. Eletto l'ultima volta sui banchi dell'opposizione durante il primo mandato Campo, nel 2011 durante una seduta di Consiglio Comunale aveva ricevuto una targa per i suoi 50 anni di carriera politica ininterrotta (nella foto). Classe 1936, Bella ricordava di aver militato in diversi partiti e aveva ricoperto vari ruoli, compreso quello di vicesindaco. Oltre che alla politica, la sua figura è legata allo sport e in particolare al calcio locale, al quale ha dato il suo contributo sia come allenatore che in ruoli dirigenziali nella società Pro Mende.  

(Katia Trifirò)

venerdì 15 aprile 2016

Continua il sogno “serie C” per la Pro Mende Calcio a 5



Antonio Giunta - Alla sua terza stagione, la Pro Mende calcio a 5 centra l’obiettivo prefissato e conquista il secondo posto in classifica dietro il Pompei. Ora i playoff e davanti nuovamente lo Sporting Club Villafranca. Battendo con un netto 10 a 2 l’Atene, fino a quel momento seconda in classifica, i “giallorossi” del calcio a 5 riescono ad ottenere il tanto ambito secondo posto dietro un imprendibile Pompei, autentico carro armato di categoria. Secondo posto che permette di disputare i playoff tra le mura amiche ed a contendere il passaggio del turno ci sarà nuovamente lo Sporting Villafranca, giunto quinto in classifica. La sfida playoff è per la Pro Mende una sorta di rivincita della semifinale dello scorso anno, quando in quel di Villafranca i luciesi giunti quarti nel torneo pareggiarono 2 a 2 alla fine dei tempi supplementari ed uscirono in virtù della peggiore posizione in classifica. Nell’altra semifinale si incroceranno il Cattafi, giunto terzo, e l’Atene. 
La storia della Pro Mende calcio a 5 ha origini recenti. Nata tra tanti scetticismi appena tre stagioni fa con l’intento di riportare nel palazzetto il gioco del calcio a 5 interrotto dopo la “morte calcistica” dell’Asd Santa Lucia, alla sua prima apparizione (stagione 2013/14) si piazza al sesto posto in classifica ad appena un punto dai playoff. Nella stagione seguente arriva al quarto posto ed esce in semifinale playoff in virtù della peggiore posizione in classifica. Il secondo posto di questa stagione per il gruppo luciese vale già come una vittoria, un gruppo che per i primi anni si è addirittura autofinanziato e che non si è mai rotto confermando sempre di anno in anno tutti i suoi componenti. 
Se è vero che il secondo posto in classifica, i 112 goal realizzati (secondo miglior attacco) ed il fattore "palazzetto", dove tra le squadre di vertice ad eccezione del Pompei nessuno è riuscito a tirar fuori punti, fanno della Pro Mende una delle favorite alla vittoria finale, è anche vero che con i playoff parte tutto un altro torneo con motivazioni e tensioni nettamente differenti. Fare il salto di categoria provenendo dalla seconda strada è particolarmente complicato sia per la difficile articolazione del sistema sia perché davanti in prima fase si trovano squadre veramente organizzate e che hanno disputato un ottimo torneo, come Cattafi ed Atene. Ma comunque andranno i playoff, se nel calcio ciò che conta è migliorarsi sempre, allora la Pro Mende è riuscita nella sua impresa. 
Appuntamento domenica alle 18. 

sabato 5 marzo 2016

Defibrillatore e contributi economici, le iniziative dell'assessore allo sport Santino Pandolfo

Il Palasport di Santa Lucia del Mela
Assessorato allo sport, un defibrillatore per la Palestra comunale XXV Aprile e contributi economici a favore delle società sportive. Sono queste le ultime iniziative lanciate dall'assessore al ramo, Santino Pandolfo, il quale ha promosso l'acquisto di un defibrillatore automatico esterno, a carico dell'ente comunale, per garantire sicurezza a chi pratica sport e sostenere le società presenti sul territorio. 
Il prossimo passo riguarda l’organizzazione di un corso di formazione, destinato alle società stesse per acquisire le nozioni necessarie all’utilizzo dell’apparecchiatura da parte di personale non sanitario e non medico. L’iniziativa risponde alla vigente legislazione in materia di prevenzione, che pone a carico delle società sportive l’impiego di strumenti come il defibrillatore, che può rappresentare in molti casi un vero e proprio salvavita, fondamentale sui luoghi in cui si tengono gli allenamenti e si disputano le partite. 
Ad utilizzare il Palasport sono attualmente sono la Pro Mende Calcio, la Futsal, la Polisportiva Santa Lucia del Mela, la Real Merì, la Real Meriven; ciascuna società dovrà partecipare al corso di formazione con almeno due rappresentanti, o far pervenire al Comune i documenti che attestino la relativa certificazione. Il defibrillatore, tramite MEPA, è stato acquistato presso la ditta Low Cost snc di Carpi, con una spesa di 1.494,50 euro.   
«La volontà dell’Amministrazione comunale è di venire incontro alle associazioni sportive locali, proprio per la funzione altamente sociale svolta in relazione ai valori trasmessi attraverso lo sport, soprattutto ai giovani», afferma l’assessore Pandolfo, che ha impegnato la propria indennità di carica per l'anno 2015, oltre che per altri scopi sociali, anche per aiutare economicamente le società sportive. (KT)