giovedì 28 maggio 2009

Dalla valle del Mela alla stazione Termini di Roma: l'inferno delle due sorelle barbone che rischiano la vita ogni giorno


Pochi stracci e sacchi pieni di giornali vecchi, qualche cartone. Per chi non ha più una casa nel mondo, quando cala la notte bisogna scovare un angolo in rincantucciarsi attendendo il nuovo giorno. Che, forse, arriverà. E con esso il quotidiano dramma della miseria, della paura. Degli sguardi carichi di disprezzo e insofferenza. La vita dei clochard, rifugiati nei luoghi di nessuno come le stazioni, è una lotta per sopravvivere. Per non soccombere nella guerra tra chi è più disperato. Bisogna guardarsi dai ladri. Mentre chi potrebbe (dovrebbe) proteggerti ti chiede di nasconderti. Perché sei indecente. Perché puzzi. Perché occupi il marciapiede sul quale passa ogni giorno la gente “normale” che una casa ce l’ha, e anche una famiglia, qualcuno che la attende per la cena, qualcuno a cui telefonare, qualcuno da abbracciare, un bagno caldo e lenzuola pulite. E tu sei una ferita aperta da cui distogliere lo sguardo. Un monito, forse un rimprovero. Meglio non guardare. E non pensarci. Passano gli anni, se sei fortunato e non sei rimasto ancora ucciso o ferito a morte. Ti hanno derubato. Dei pochi soldi che avevi. Dell’identità. E non solo perché ti hanno portato via i documenti. Ma perché nessuno conosce più il tuo nome, in una società in cui conti per il tuo ruolo. Impiegato. Dottore. Figlio. Padre. Ah, dimenticavo. Conti anche per il potere statale che non si dimentica di te quando ti chiede di adempiere i tuoi doveri di cittadino. Quando scade l’ultima bolletta, con indirizzo e nome in grassetto ben in evidenza sulla busta? Invece, nessuno pronuncia più il tuo nome. E hai smarrito la tua storia, che talvolta emerge attraverso la rete confusa dei ricordi. E parla del sud, parla di mare, parla di una vita che prima, quando un nome ce l’avevi, eri felice, anche se non eri ricco.
Nell’inferno dei barboni che occupano gli angoli bui delle metropoli, Francesca e Concetta hanno una sola risorsa, l’essere in due. Che, quando si vive nel sottobosco urbano in cui tutti sono contro tutti, non è poco. Soprattutto non è poco per loro, sorelle di 70 e 67 anni, custode ciascuna della vita dell’altra. Morirebbero se le separassero. È stata una giornalista di “Repubblica”, Gaia Giuliani, a raccontare per prima la loro storia. Siamo a Roma, alla stazione Termini. È dicembre e la Giuliani scrive delle due sorelle minacciate da un vigile urbano in congedo che lavora per il Comune (“Se non ve ne andate torno qui e do fuoco a tutto”), che dignitosamente raccolgono i rifiuti dentro un sacco e tolgono il disturbo. Non prima, però, di aver passato uno straccio imbevuto d’acqua sul marciapiede che considerano la loro casa. E poi verso l’ignoto, verso la paura. Potrebbero dormire nell’ostello della Caritas, poco distante, ma si rifiutano: alla Caritas spiegano che è normale, se sei un mendicante gli altri lo sanno, e nottetempo ti rubano i soldi che hai raccolto. Francesca e Concetta non chiedono l’elemosina, la accettano, e non sempre, solo se viene loro offerta. Lo stesso avviene per il cibo. Sono insofferenti alle regole, per una sorta di orgoglio insito nella loro natura forte e incapace di piegarsi ai colpi che la vita ha riservato loro, una dignità che le rende libere e perciò ingovernabili. Sono delle indesiderate, costantemente a rischio, non di rado attaccate da bande di altri disperati. Tra loro altri diseredati, invisibili, immigrati che si organizzano per imporre il “pizzo” anche per dei cartoni da stendere per terra. Si ribellano, sono minacciate e pestate a sangue.

La giornalista di “Repubblica” che scopre la loro tragedia quotidiana racconta la storia di due donne partite dalla Sicilia trent’anni fa, dopo aver perso tutto, su un treno che le avrebbe condotte a Roma e alla vita da senzatetto che conducono da allora. Sono due invisibili, senza documenti e senza identità. Ma il caso vuole che quell’articolo capiti tra le mani del nostro compaesano Mimmo Cirino, al quale non sfuggono i particolari della vicenda. Tra le tante storie raccolte, ascoltate, vissute e talvolta raccontate, con la sensibilità di chi ama la letteratura, il teatro, la gente, la vita, Mimmo Cirino inizia a ricordare. Scava tra i suoi ricordi di capostazione in pensione. Pensa alle due sorelle di cui parla l’articolo, ai fatti accennati, alle date riportate. Confronta i suoi ricordi con quelli di due colleghi e a poco a poco il quadro si fa chiaro. Ricostruisce le vicende, ma sarebbe meglio dire le sventure, della famiglia di Francesca e Concetta, che insieme al vecchio padre incontrava spesso alla fontanella della stazione di Archi, la piccola frazione situata tra i comuni di San Filippo del Mela e Milazzo. Sono proprio loro le barbone della stazione Termini di Roma, Francesca e Concetta Andaloro. Una volta scoperto il cognome, è stato facile per Cirino ricostruirne le peregrinazioni.

Una famiglia di braccianti, lavoratori che con sacrificio costruiscono un piccolo mondo in cui vivere dignitosamente , come se ne incontrano tante guardando al passato della nostra terra. Il padre Giuseppe, nato a Milazzo il 1° ottobre 1907, coltivava da colono le terre del barone Sergio Marullo di Condojanni e, con la moglie Crocifissa Pino, nata a Milazzo il 15 febbraio 1911, si era stabilito in una casetta in riva al mare, alla Marina di Archi, che era allora una lunga distesa di sabbia finissima a due passi dalla foce del Floripotema, oltre la quale iniziavano i filari di uva zibibbo e i fitti agrumeti della valle. Una vita serena, quella di Francesca e Concetta, con i genitori e il fratello Salvatore, nato a San Filippo del Mela il 26 marzo 1949, fin quando l’industrializzazione, con l’impianto della Raffineria e dell’Enel, non li costringe ad uno sfratto forzato, prima a Torregrotta e poi a Pace del Mela. Profughi dell’industrializzazione. Nel frattempo, una serie di eventi sfortunati mina la stabilità del nucleo familiare: prima la morte della madre Crocifissa e poi quella di Salvatore, che muore annegato a soli 26 anni. Infine la morte del padre, travolto da un’auto sulla statale 113 tre anni dopo, nel 1978, priva Francesca e Concetta dell’ultimo affetto rimasto. Si salvano per miracolo dall’alluvione che nello stesso anno causa lo straripamento del torrente Muto, ma restano senza casa. Disperate e senza più nulla, una notte salgono su un treno verso Messina, si fermano alla stazione ma, raccontano, un poliziotto aggredisce a calci Francesca, che finisce all’ospedale con una coscia gravemente ferita. Da allora zoppica ancora. Le avvistano per qualche tempo nella zona della stazione e del porto, infine fuggono anche da lì. Risultano irreperibili al censimento del 1981. Hanno già iniziato l’inferno della vita da clochard a Roma.

La loro storia è stata ripresa dalla stampa locale. Il giornalista Mario Di Paola sulla "Gazzetta del Sud" ha raccolto l’appello lanciato da Roma: i paesi d’origine “riadottino” le sorelle Andaloro. L’appello è rivolto ai sindaci del distretto socio-sanitario, perché trovino un alloggio che accolga queste due nostre compaesane prive dei mezzi più elementari per affrontare ciò che resta loro della vecchiaia. È stata la cooperativa “Obiettivo Salute e Lavoro” di Milazzo a dare per prima la disponibilità ad ospitarle e assisterle. Le generalità di Francesca e Concetta sono state fornite da Mimmo Cirino alle istituzioni romane che possano ricondurle tra i cittadini italiani in qualche modo “visibili”: la Caritas, il comune, la Comunità di Sant’Egidio. Nella capitale, la giornalista Gaia Giuliani ha trovato la disponibilità della “Casa dei diritti sociali” per la fornitura della carta d’identità e per l’avvio della pratica di pensione. Resta da trovare un luogo dove finalmente le due sorelle possano smettere i panni di “barbone”. Nell’attesa che qualcosa si muova, rischiano di morire ogni giorno.

Chiesa di S. Francesco, a quando il restauro?

Ritorno sull'argomento consiglio comunale per puntare l'attenzione su una questione sollevata da Libero Rappazzo, capogruppo di maggioranza ma, soprattutto, appassionato ed esperto del nostro patrimonio storico-artistico, il quale ha ricoperto la carica di assessore ai Beni Culturali nella passata amministrazione. Il riferimento è all'ultimo punto trattato dai consiglieri; parlando della casa di riposo Calderonio, Rappazzo ha ricordato che accanto all'edificio esiste una chiesa che avrebbe urgente bisogno di restauro.
Si tratta della chiesa di San Francesco, costruita nei primi anni del '600 per opera dei frati Cappuccini, insieme al convento omonimo successivamente trasformato in casa di riposo per anziani. Una lastra di marmo apposta sul muro della chiesa ricorda che dal belvedere sottostante Giuseppe Garibaldi, a cui è dedicata la via che sale verso la chiesa, contemplò i luoghi delle operazioni militari il giorno precedente lo scontro decisivo di Corriolo.
La chiesa, i cui due terzi sono stati abbattuti per far posto ad una piazzetta, custodisce un crocifisso risalente al XVII secolo, statue lignee dell'Immacolata e di S. Antonio da Padova e pregevoli dipinti.
Opere che, purtroppo, nè chi visita il paese riesce a vedere, giacchè la chiesa viene tenuta chiusa, nè, e questo è ancora più grave, gli stessi luciesi hanno modo di conoscere e apprezzare. Ma affinchè partano i lavori di restauro, ha affermato Rappazzo nell'ultimo consiglio, è necessaria la cessione da parte dell'Istituto Calderonio di una stanzetta che funga da sacrestia. Un ostacolo di natura tecnica che rischia di pregiudicare un intervento di salvaguardia e conservazione del nostro patrimonio.
Del resto, un'azione tesa a recuperare le chiese, i palazzi, le piazze che dal centro storico in giù reclamano attenzione e rispetto si pone come necessaria anche dal punto di vista di una strategia di rilancio economico del territorio, oltre che dalla prospettiva di un'armonica ricostruzione storico-artistica del nostro patrimonio. Un patrimonio tanto ingente quanto poco valorizzato, che non solo è tutto ciò che ci resta e che abbiamo il dovere di preservare dall'abbandono, dall'incuria e dai danni del tempo perchè con esso non si perda anche la memoria storica della comunità a cui apparteniamo, ma che rappresenta anche la risorsa su cui puntare per valorizzare l'immagine del paese all'esterno e avviare una campagna seria di promozione dei beni culturali.

mercoledì 27 maggio 2009

Consiglio comunale, ovvero al peggio non c'è mai fine

I miei impegni di lavoro universitari mi hanno tenuta lontana da Santa Lucia del Mela e da questo blog ma, il giorno stesso del mio rientro in paese, mi è bastato partecipare all'ultima seduta di consiglio comunale per constatare ancora una volta che il clima politico non solo non accenna a dare alcun segnale positivo ai cittadini, ma anzi tende sempre più a peggiorare, come rivela l'amaro spettacolo che è stato offerto ai presenti in quella sede: l'opposizione attacca e la maggioranza non risponde, e tra liti recriminazioni insulti e silenzi il consiglio comunale appare sempre più diviso, anche nelle stesse fila della minoranza, con cadute demagogiche che rischiano di togliere spazio alle proposte a favore dei cittadini per lasciarlo solo a lunghe e futili beghe tra l’una e l’altra parte. È questo il deludente quadro che emerge dall’ultima seduta del civico consesso, che si concentra per buona parte sull’unico punto – la lettura e l’approvazione dei verbali delle precedenti sedute – che non richiederebbe tanto zelo da parte dei consiglieri. Sui numerosi rilievi mossi dai consiglieri di minoranza Cannuni e il capogruppo Marcaione, si astengono dal voto Bella e Manna, mentre Maimone si allontana per un diverbio con il vicepresidente Amalfi – che fa le veci dell’assente Rizzo – e i consiglieri di maggioranza, in sette, votano favorevolmente – tutti compatti tranne in un solo caso –. Passano così ben due ore e viene finalmente affrontato il resto dei punti all’ordine del giorno, che non riserva grosse sorprese. Approvato con i soli voti della maggioranza il rendiconto di gestione esercizio finanziario 2008, che, precisa il sindaco Campo presente in consiglio, si chiude con un avanzo di oltre 430 mila euro. Sul documento finanziario esprime il proprio apprezzamento il capogruppo di maggioranza Rappazzo, che lo ritiene “un ottimo bilancio sia dal punto di vista economico che politico”, mentre non sono dello stesso parere Marcaione e Maimone. Quest'ultimo afferma infatti di avervi riscontrato delle anomalie, mentre Marcaione dichiara di non votarlo per perplessità in merito alla gestione e in merito all'avanzo che, dice, potrebbe risultare da depositi passivi. I soli consiglieri di maggioranza ne approvano anche l’immediata esecutività, e votano favorevolmente la variazione di bilancio 2009 e del bilancio comunale, mentre all’unanimità passa il riconoscimento di un debito fuori bilancio per la sentenza n.127/08 del tribunale di Barcellona P.G. Le variazioni riguardano, tra l'altro, l'iscrizione in bilancio delle somme che i cittadini e gli amministratori comunali verseranno quale contributo per l'evento sismico in Abruzzo; su questo punto una seduta straordinaria di consiglio comunale era stato voluta proprio da Marcaione, il quale, però, insieme al suo gurppo non vota il punto perchè contrario agli altri aspetti della proposta di variazione. L’ultimo punto riguarda l’Istituto Calderonio, la casa di riposo per anziani che naviga ancora in cattive acque finanziarie, con l’approvazione di una convenzione tra l’Istituto e il Comune luciese per la costituzione di un polo strumentale per attività a sostegno dei cittadini anziani e per la gestione unitaria di servizi comuni ai due enti.

domenica 3 maggio 2009

A proposito di ambiente...al via la campagna di rottamazione dei telefonini usati

Ambiente e salute dovrebbero essere un binomio inscindibile al fine di garantire non solo il rispetto del fondamentale diritto di ogni uomo di essere tutelato nell'integrità della propria persona, anche attraverso un corretto sistema di scelte politiche che spettano ai governi locali, che dovrebbero essere tali da non compromettere appunto la salute dei cittadini in nome di interessi economici e giochi di potere/i più o meno palesi, ma anche in vista di un equlibrio delle risorse che ha conseguenze, immediate e a lungo termine, su un più generale equilibrio dell'assetto sociale, ambientale ed economico del territorio. Promuovere comportamenti adeguati al rispetto dell’ambiente e orientare le politiche locali in direzione di uno sviluppo sostenibile sono i traguardi per i quali è nata nel mondo "Agenda 21 Locale", che tenta la via del cambiamento culturale ponendosi come processo partecipato tra le forze sociali per sensibilizzare operatori economici, cittadini e amministratori nella scelta e nella messa in atto di una serie di azioni finalizzate al tentativo di stabilire quel possibile, e auspicabile, equilibrio, tanto più in un territorio come la Valle del Mela, su cui insistono interessi che devono essere negoziati e che fino a questo momento, addolora dirlo, hanno dato ragione più a fattori economici che alla reale tutela dell'ambiente e della salute dei cittadini. Due le iniziative del comune luciese, recentemente entrato a far parte del consiglio direttivo del coordinamento regionale delle Agende 21 siciliane insieme ad Aci Sant’Antonio e Messina, accanto ai soci di più vecchia data: Assessorato regionale Territorio e Ambiente (presidente), Provincia di Caltanissetta, Parco Fluviale dell’Alcantara, Parco delle Madonie, comuni di Alcamo, Aragona, Butera, Comiso, Enna, Itala, Melilli, Valdina. La prima iniziativa riguarda l’adesione alla realizzazione della campagna di rottamazione dei telefonini usati, lanciata in occasione della Settimana di educazione allo sviluppo sostenibile dall’associazione “O.r.s.a” Sicilia. Si tratta di una campagna ambientale finalizzata alla diffusione di idee e comportamenti orientati alla corretta gestione dei rifiuti e alla riduzione di consumi energetici e idrici. Consiste nella consegna, a coloro che consegneranno un telefonino (anche non funzionante, purché dotato di batteria), di un “kit fai da te” composto da una confezione di accessori EBF (erogatori a basso flusso) e RA (rompigetto aerati) per la riduzione del consumo d’acqua e da una lampada fluorescente a basso consumo. I telefonini raccolti verranno inviati ad una società specializzata nel riciclo e smaltimento dei cellulari. L’altra iniziativa riguarda l’approvazione della “Carta delle città e dei territori d’Italia per il clima”, con la quale i comuni, le provincie e le regioni aderenti si impegnano ad attuare misure di riduzione delle emissioni di gas serra nell’ambiente, chiedendo tra l’altro al governo italiano di predisporre strumenti finanziari adeguati agli interventi di riqualificazione energetica. Il documento è stato predisposto dal coordinamento delle Agende 21 locali italiane, l’A.n.c.i. e l’U.p.i. in vista del summit dei governi locali che si terrà a giugno a Copenhagen, preliminare alla quindicesima “Conferenza delle parti” in programma a dicembre, sotto l’egida dell’Onu, nell’ambito della quale sarà presentato il nuovo protocollo globale sul clima che dovrà sostituire quello di Kyoto, in scadenza nel 2012.

sabato 2 maggio 2009

"Coppola nera" stasera in concerto


Ritmi folk e ricerca etno ispirano la musica dei "Coppola nera", in concerto stasera alle 21.00 presso l'Auditorium del palazzo socio-culturale di via P. Nenni. Il live darà vita al primo cd del gruppo, composto da cinque elementi: Antonio Franco Salvo (chitarra e organetto, voce), Giuseppe Leone (chitarra e mandolino), Nino Mercadante (fisarmonica, voce), Marco Molino (tamburello, voce), Davide Catalfamo (bongo e tamburello, voce). Durante il concerto di stasera, i "Coppola nera" si esibiranno con due special guest, Rosetta Rappazzo, che darà il proprio contributo vocale, e Franco Salvo dei "Taberna Mylaensis" (flauto e maranzano).

mercoledì 22 aprile 2009

Santa Lucia del Mela a "Nasso Antica"

Promuovere l'arte e la storia, la cultura e le tradizioni luciesi all'interno della prestigiosa cornice rappresentata da "Nasso Antica", l'evento che da sedici anni richiama da tutta Italia migliaia di visitatori appassionati di arte e antiquariato. Con questo obiettivo Santa Lucia del Mela non è mancata all'appuntamento annuale di Giardini Naxos, che ha ospitato la manifestazione nello scorso week end.
"La partecipazione del nostro comune rientra in una precisa strategia di promozione turistica del territorio e di valorizzazione delle risorse" ha detto l'assessore al Turismo Franco Interisano, che ha partecipato alla tre giorni, "La nostra è stata l'unica presenza istituzionale, per la quale ringraziamo l'organizzatore dell'evento, l'avv. Squillaci, che ci ha invitati. Si è trattato di un'occasione per far conoscere le attrattive turistiche del nostro paese ad un pubblico ampio e interessato al turismo culturale".
"Nasso Antica" infatti si è affermata come l'unico vero e autorevole appuntamento di arte e antiquariato nel meridione, considerato tra i più importanti in Europa come confermano i riconoscimenti e gli apprezzamenti della stampa specializzata.
Il nostro comune è stato presente con uno stand, presso il quale sono stati allestiti una postazione video, con suggestive ed inedite immagini dei beni culturali del paese, una galleria fotografica, un tavolo per la degustazione di prodotti tipici. Ma soprattutto sono state distribuite quasi duemila brochures informative, come ha sottolineato la dott.ssa Rosalba Gitto, esperta di arte luciese: "Il pubblico che ha seguito l'evento in questi tre giorni è composto non da semplici curiosi ma principalmente da appassionati d'arte, tour operators, professionisti del turismo e, in ogni caso, persone disponibili a spostarsi per scopire le bellezze nascoste della nostra terra".
L'aspetto video e fotografico è stato curato dalla dott.ssa Gitto e dal geom. Angelo Letizia. Sono stati presenti anche il sindaco, geom. Nino Campo, e l'assessore ai beni culturali, dott. Paolo Calderone. Nel corso della manifestazione si sono esibiti i componenti del gruppo "La Coppola Nera", che hanno eseguito i propri brani ispirati alle tradizioni musicali del territorio.

domenica 19 aprile 2009

Giornata mondiale del Libro, le iniziative della Biblioteca comunale

Il libro come veicolo non solo di cultura ma anche di solidarietà sociale, quando l’invenzione letteraria si pone al servizio di una causa. È il messaggio che la Biblioteca comunale di Santa Lucia del Mela, in occasione della “Giornata mondiale del libro e del diritto d’autore”, promossa dalla commissione nazionale italiana per l’Unesco per il 23 aprile, si impegna a lanciare. E lo fa con un convegno dedicato al tema della salute e delle pari opportunità, dall’emblematico titolo “Libro e impegno sociale: dalla scrittura alla cultura della prevenzione”, realizzato in collaborazione con l’Unione italiana dei ciechi e degli ipovedenti. L’incontro, moderato dalla prof.ssa Lidia Vella (Comitato di gestione della Biblioteca comunale), si terrà giovedì prossimo presso l’aula consiliare del Palazzo socio-culturale. Saranno presenti il sindaco, geom. Antonino Campo, e l’assessore alle attività culturali e alle pari opportunità, dott. Paolo Calderone. Nel corso del convegno presenteranno le proprie opere la poetessa non vedente Francesca di Natale, autrice della raccolta “L’angelo del volo”, e l’avv. Amelia Impellizzeri, autrice del libro “I nostri amici raccontano”. Sul tema della prevenzione della cecità interverrà il dott. Vincenzo Carbè, dirigente medico oculista del distretto sanitario di Milazzo. Durante l’incontro sarà presentato inoltre un progetto di prevenzione gratuita della cecità, che prenderà il via nei prossimi mesi coinvolgendo il comune luciese.

I LIBRI
Amelia IMPELLIZZERI, "I nostri amici raccontano"
Gruppo Albatros - Il Filo, 2008


Sono storie vere e a lieto fine quelle che narrano in prima persona gli animali protagonisti de "I nostri amici raccontano": un simpatico pipistrello che smarrisce la strada, un lupo salvato e accudito da un uomo, una poiana ferita da un colpo di fucile, un papero-guida legato alla sua compagna diventata cieca. Non è difficile riconoscere in alcuni racconti un valore sociale ed educativo, come nella toccante storia di due cani guida o in quella di un cavallino dell'ippoterapia. In altri invece, come nel caso del cagnolino Yoshy, si seguono parallelamente due vicende, quella dell'animale e quella dell’amico umano, che ritrova attraverso questo speciale rapporto affettivo e simbiotico la volontà di riprendere il senso della propria vita. Il libro è pubblicato anche in braille con la preziosa collaborazione delle associazioni dei non vedenti (Centro “Helen Keller” Scuola Cani Guida di Messina, Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti di Catania, Stamperia Regionale in braille) e i proventi dei diritti d’autore saranno devoluti in beneficenza alla L.I.P.U. Centro di Recupero Fauna Selvatica di Roma.


Francesca DI NATALE, "L’angelo del volo"
Armando Siciliano Editore, 2007

"La poetica a cui sento di appartenere sembra allontanarsi dal mondo reale per entrare in quello dei sogni, in un dialogo sì colloquiale, ma ermetico nel suo modo di porsi di fronte alla realtà; pur nutrendosi del contesto presente, recupera un passato che vuole essere ascoltato tra le evanescenti memorie chiuse in un guscio e i giochi ingenui di bambina che costruisce castelli con la fantasia e sogna mondi incantati, respirando nell’incertezza della luce, i fragili riflessi dell'anima e ciò che non riusciva ad afferrare e a non accettare di questo mondo che si modifica in continuazione tra i ritagli di spazi vitali e il crudo realismo.
Una speranza, oggi mi fa guardare avanti: due protagoniste alla scoperta di una ricreata bellezza della vita in un crescendo cammino di serenità, io e la mia fedele amica Venere. Non è solo un cane ma una creatura mite dotata di spiccata intelligenza e determinazione che con la sua magia ha fatto nascere nei miei occhi la poesia, il sorriso e la voglia di lottare per difendere quel mio desiderio di libertà, rendendomi capace di volare ed inseguire i sogni non ancora realizzati e non rimanere più prigioniera delle paure e delle fragilità.
Tutto ad un tratto mi accorgo di non essere sola in questa immensità di gioia e di felicità, tanto da volerla esprimere, attraverso questa mia raccolta di versi tradotta dal cuore che riassume
il valore di un messaggio, quello che voglio dedicare ai miei lettori: i sogni si possono realizzare!" Francesca Di Natale

giovedì 16 aprile 2009

Salute e qualità della vita, l'Associazione "Tutela Ambiente e Territorio" denuncia il "danno esistenziale della Valle del Mela"


Accolgo l'ultimo appello diffuso agli organi di stampa e informazione dalla battagliera T.A.T., l'associazione "Tutela Ambiente e Territorio" che si occupa instancabilmente di promuovere il principio della qualità della vita principalmente in un territorio, come quello della Valle del Mela, dichiarato "area ad alto rischio ambientale", e pubblico integralmente il seguente testo, dal significativo e allarmante titolo "Il danno esistenziale della Valle del Mela", a firma dell'arch. Salvatore Crisafulli, vicepresidente dell'associazione T.A.T.

"L’economia, sappiamo, non è una cosa astratta, attorno ad essa vertono affari, transazioni, multinazionali, banche e servizi.
Dalla sua qualità e dalle relazioni da essa generate, dipendono fattori che incidono sulla vita delle donne e degli uomini.
Recentemente si è affermata la convinzione che i ricchi sono sempre più ricchi ed i poveri sempre più poveri, e certamente non per una conseguenza di regola economica ma di mera speculazione.
Nella martoriata Valle del Mela non ci facciamo mancare nulla, abbiamo la crisi ambientale, il mancato sviluppo socio-economico, il dissesto territoriale, danni alla salute, danni al patrimonio pubblico e privato, un sistema sanitario e macchine amministrative che se ci fosse la regola della revisione verrebbero inibite alla prima verifica.

Eppure i cittadini credono sempre nel grande cambiamento.

Credono che la giustizia sociale, affinché garantisca a tutti, i diritti solennemente sanciti nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani proclamata addirittura nel 1948.
Credono che ogni individuo abbia diritto al lavoro e ad una remunerazione equa e soddisfacente che assicuri a lui stesso e alla sua famiglia una esistenza conforme alla dignità umana, integrata, se necessario, da altri mezzi di protezione sociale, ed inoltre, credono che ogni individuo abbia il diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia, con particolare riguardo all’alimentazione e al vestiario, all’abitazione, alle cure mediche e ai servizi sociali necessari.
Credono che l’ambiente urbano, consortile o comprensoriale , spazio complesso e di multi livello, rappresenta oggi la dimensione entro cui si manifesta la necessaria obbligatorietà di affermazione del principio di integrazione delle politiche.

Credono che occorra Governare le trasformazioni ed avviare azioni di coordinamento capaci di integrare le azioni e le politiche di enti, istituzioni e attori verso la costruzione di modelli di sviluppo condivisi.

In sintesi, credono in un insieme di principi, strategie, obiettivi e azioni finalizzati alla costruzione di un modello di sviluppo sostenibile e durevole, attraverso un utilizzo equilibrato delle risorse naturali, umane ed economiche (Agenda21).

Credono nella necessità dello sviluppo locale, quale approccio metodologico nuovo ai processi decisionali in campo ambientale, demandando alle collettività locali il compito di definire gli obiettivi di miglioramento ambientale del proprio territorio.
Credono in nuove strategie per la valorizzazione dell’ambiente, della biodiversità, della salute umana e della qualità.
Credono e sperano che occorra investire nell'ambiente, che é divenuto fattore limitante, ma anche elemento qualificante, nello sviluppo economico locale, che i processi di sviluppo locale vanno concertati in collaborazione con tutti i settori delle rispettive collettività: cittadini, attività economiche, gruppi di interesse, attivando percorsi di partecipazione e concertazione.

Se tutto questo non avviene, se quanto si crede e si spera non si concretizza, accade che si configura il DANNO ESISTENZIALE, in quanto lesione del diritto al libero dispiegarsi delle attività umane, alla libera esplicazione della personalità.
Si, proprio il Danno Esistenziale che si fonda sulla natura non meramente emotiva ed interiore, oggettivamente accertabile del pregiudizio, attraverso la prova di scelte di vita diverse da quelle che si sarebbero adottate se non si fosse verificato l’evento dannoso.
Il mancato sviluppo, il perpetrare forme incompatibili e limitative dello sviluppo, provoca il Danno Esistenziale, che pretende una forma risarcitoria dove far convergere tutti i diritti costituzionalmente garantiti attinenti alla persona umana, “in quanto nascerebbe da una lettura combinata dell’art. 2059 C.C. con i principi della stessa Costituzione; la stessa giurisprudenza penale, poi, sarebbe del medesimo avviso, tanto che ha ritenuto di considerare il danno da ingiusta detenzione come un danno esistenziale perché, appunto, vi sarebbe stato un danno lesivo di un diritto costituzionale come la libertà personale, tenendo presente anche che la suddetta tipologia di danno si riferisce agli sconvolgimenti delle abitudini di vita e delle relazioni interpersonali provocate dal fatto illecito. La dottrina che si è occupata dell’argomento, ha avuto modo di precisare che, in fondo, il danno esistenziale sarebbe un “non fare”, o meglio un “non poter più fare”, un “dover agire altrimenti”, un “relazionarsi in altro modo”, diversamente dal danno morale che riguarderebbe un “sentire”: il danno esistenziale, pertanto, riguarderebbe proprio le attività realizzatrici della persona umana, per cui ogni illecita compressione ovvero limitazione ne dovrebbe imporre il risarcimento, soprattutto alla luce dell’art. 2 della Costituzione.
Ogni tipologia di danno alla persona, soprattutto nelle ipotesi di astratta configurabilità di un reato potrebbe implicare un “non poter più fare” oppure un “non aver fatto come si voleva” o, ancora, un “non aver scelto liberamente cosa fare” (lesione del diritto alla libera autodeterminazione).
In definitiva, sembrerebbe potersi dire che, in fondo, lo stesso danno esistenziale c’è sempre stato e che non sia una forzatura della lettura della legge ovvero del sistema, ma, al contrario, sarebbe la sua negazione a portare ad una forzatura del sistema" (Avv. VIOLA).


Il danno esistenziale potrebbe ben calarsi nella realtà della VALLE DEL MELA, per la palese lesione del diritto alla libera autodeterminazione, per la condizione illecita di limitazione di altre forme di sviluppo, per il doversi arrangiare, costretti ad agire diversamente e relazionarsi in altro modo.
Tale dissesto del sistema naturale, limita anche la libera esplicazione della personalità.

Ma la cosa ancora più grave è che le industrie che sono la causa del dissesto fisico del territorio e dell’ambiente, si trovano in una condizione di palese illegalità rispetto alla normativa in vigore in materia ambientale, eppure con un intreccio che ha dell’incredibile, si vuole sostenere la compatibilità.
Tale presunzione si fonda, probabilmente, sulla fragilità di alcuni soggetti della Pubblica Amministrazione, piuttosto che impedire l’illecito, artatamente costituiscono un sistema imperfetto utile a perfezionare la attuazione del proposito speculativo.

Leggendo gli atti, i verbali, di quest’ultimo periodo delle aziende interessate all’A.I.A. appare evidente lo sforzo prodotto per far mitigare l’illegalità con operazioni di managment.

Ad esempio l’HMU3, è parte integrante della RAM o no? Se parte integrante perché il V.I.A. è stato limitato al solo nuovo impianto e non a tutta la raffineria?
Perché la Edipower tratta solo il 60% del volume dei fumi prodotti e non il 100% , oppure perché non introduce il trattamento come sistema di processo e non come sistema di depurazione?
Perché la rete regionale elettrica non viene ammodernata per accogliere anche la produzione da fonti alternative pulite?
Perché il monitoraggio ambientale non avviene nel modo corretto e funzionale ?
Perché i dati introdotti nelle Valutazioni di Impatto Ambientale non corrispondo alla reale situazione della Valle del Mela e nessuno lo dice?
Perché le osservazioni fatte nelle procedure autorizzative non vengono considerate ?
Perché la Pianificazione non viene attuata?
Potremmo credere diversamente se nei comportamenti si ravvisassero forme utili al rispetto dei diritti dei cittadini della Valle del Mela.
Quindi se le cose stanno così, il DANNO ESISTENZIALE appare evidente, nella Valle del Mela lo sviluppo naturale è fortemente limitato dal dissesto territoriale delle industrie che oggi invocano l’autorizzazione A.I.A., senza fare alcun investimento per dimostrare la compatibilità;
Ancor peggio, senza che vi siano riscontri utili per i cittadini che ingoiano i veleni immessi quotidianamente in ambiente, malgrado le inutili azioni dell’Ass.re Provinciale all’ambiente P. Petrella che oggi si mostra anche con l’Ass.re al territorio G. Duca.
Giova anche rilevare il comportamento degli Assessori Regionali che intervallano comunicazioni sterili e privi di efficacia, accompagnati da lunghi silenzi.
Credo che i cittadini, hanno perfettamente capito il gioco, e li stiamo aspettando nel caso della Centrale di compressione Gas di Monforte Marina.
Si ci stiamo ripetendo, ma non ci stanchiamo in questo, lo faremo tanto volte quanto necessario, ma dev’essere chiaro che tutto fanno, tranne quello che devono fare.
Dai giornali si apprende che l’irripetibile Petrella mira alla commissione per il risanamento, se ci riesce allora dobbiamo pensare che tale commissione tutto farà tranne che il vero risanamento, oppure Petrella faccia qualcosa per farci ricredere.
Ad oggi un risultato utile da indicare in capo a Petrella non lo abbiamo, eppure Egli si mostra nei casi più critici promettendo quello che poi mai sarà, perché fa così?
Non abbiamo certo dimenticato la storia dei cinque siti alternativi, ne tanto meno il caso Terna SpA.
Certo non ci è neanche sfuggito il silenzio “strategico” di altri influenti Amministratori.

Sicuramente Petrella e gli altri, contribuiscono a formare il Danno Esistenziale, in quanto non possiamo pensare ad altre forme di sviluppo, ed il patrimonio dei cittadini, la loro salute, perdono ogni forma di valore."

Milazzo lì 14 Aprile 2009

Il Vice presidente TAT
Arch. Salvatore Crisafulli